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Ukiyoe. Il mondo fluttuante
Dal 7 febbraio al 30 maggio 2004 è stato possibile visitare, presso Palazzo Reale a Milano, una grandiosa mostra sulla cultura popolare giapponese che si sviluppò nella società di Edo, l'attuale Tokyo, dal XVII al XIX secolo. E' stata la più vasta rassegna di questo genere mai realizzata in Occidente, che segue il grande successo nel 1999-2000 della mostra dedicata a Hokusai. Costituita da oltre 500 opere provenienti dalle maggiori raccolte d'arte pubbliche in Europa, Stati Uniti e Giappone - dal The British Museum di Londra al The Art Institute di Chicago, dal Tokyo Kokuritsu Hakubutsukan agli italiani Museo Stibbert di Firenze e Museo "Edoardo Chiossone" di Genova - la mostra comprendeva stampe, surimono, libri illustrati, dipinti su rotolo e paraventi con scene di genere. Alcuni di essi rappresentavano una novità assoluta, non essendo mai stati esposti in precedenza. Soltanto metà delle opere poteva essere visionata nei saloni a causa del numero elevato, ma soprattutto per la lunghezza del periodo espositivo, che avrebbe potuto danneggiare queste già fragili opere. Ad aprile è stata messa in mostra l'altra metà, mantenendo il più possibile la stessa struttura. La mostra era curata da Gian Carlo Calza, professore di Storia dell'Arte dell'Asia orientale all'Università Ca' Foscari di Venezia, che era coadiuvato da un comitato scientifico internazionale. La produzione è stata di Arthemisia, in collaborazione con Palazzo Reale. Il catalogo è stato realizzato da Electa. Lo stesso team della mostra su Hokusai. Il mondo fluttuante non descrive solo un uno stile artistico o un periodo storico ma racconta, attraverso le sue immagini, quella profonda trasformazione culturale che la società giapponese interpretò dalla crisi dell'aristocrazia feudale e i nuovi stimoli portati dalle nuove classi borghesi. Di derivazione buddhista, il termine ukiyo indicava la transitorietà delle cose e una visione negativa verso l'attaccamento ai beni terreni e quotidiani cui il saggio doveva rifuggire. Un significato completamente trasformato poi nel '600 per valorizzare proprio quei piaceri effimeri e fuggevoli in cui la nuova società amava perdersi e rinnovarsi. Una società che seguiva le mode, diremmo oggi. Le feste, la moda, il mondo dello spettacolo, dell'amore mercenario, la passione clandestina si sviluppavano ruotando intorno al teatro popolare kabuki e alle "città senza notte". Sono i quartieri di piacere come il famoso Yoshiwara, dove le grandi cortigiane creavano nuovi gesti e comportamenti e un'eleganza vistosa e opulenta, basata sull'intrattenimento, sull'essere alla moda, sull'attrarre e respingere al tempo stesso. Queste case di piacere oltre ad essere ritrovo di gaudenti in cerca di divertimenti e amori fugaci, erano veri e propri salotti dove si incontravano ricchi mercanti, attori, letterati, artisti, editori e aristocratici che in segreto cercavano di liberarsi da quel rigore formale che l'esistenza quotidiana imponeva loro. Fluttuare, fluttuare e perdersi nel piacere, allontanare la malinconia della realtà e del dolore. Un credo testimoniato dalla ricchezza di immagini (ukiyoe, immagini del mondo fluttuante) realizzate dai tanti artisti, grandi pittori, grafici e incisori che hanno descritto e raccontato con le loro opere questa nuova visione estetica sopravvissuta per oltre due secoli. E ancora oggi l'arte di importanti artisti come Moronobu, Harunobu, Utamaro, Hokusai, Hiroshige, Kuniyoshi e molti altri, coinvolgeranno il visitatore in quel mondo di piacere e beltà e lo accompagneranno attraverso i diversi temi, il teatro, la tradizione, la natura, il paesaggio, i piaceri della vita di città, le beltà femminili, in un unico e trascinante mondo fluttuante che questa mostra vuole far rivivere. Apriva l'esposizione un doppio paravento a otto ante, proveniente dalla Honolulu Academy of Arts, per la prima volta esposto in Europa, in cui sono descritti quasi tutti i più importanti temi della cultura dell'ukiyo. La prima sezione era dedicata al teatro, proprio per l'importanza che ebbe nell'opera di diffusione della cultura del mondo fluttuante. Tanti dipinti e stampe erano dedicate al nuovo e popolare teatro kabuki, un genere più vicino ai nuovi ceti sociali, coinvolgente perché rifletteva i sentimenti e le passioni del nuovo pubblico. Fiorirono stampe e dipinti che raccontavano le scene teatrali, il mondo che vi ruotava intorno ma soprattutto riscuotevano grande successo le rappresentazioni grafiche dedicate agli attori più famosi, che dalla metà del '600 divennero delle vere e proprie star riconosciute e ricercate. L'arte più diffusa era quella della cartellonistica, delle stampe singole, degli album e dei libri illustrati che raccontavano le gesta dei nuovi eroi. La scuola degli artisti Torii acquisì proprio da questo genere, dalla produzione dei manifesti e dei cartelloni per passare poi alle immagini descrittive, il proprio potere e un successo indiscusso. Il Giappone e i suoi abitanti non abbandonavano e convivevano comunque con la propria tradizione e gli antichi miti, gelosamente conservati, venivano reinterpretati e adattati alle nuove esigenze culturali. Questa sezione raccoglieva i melodrammi, i romanzi, le stampe e dipinti in cui eroi della letteratura, della religione, personaggi leggendari, poeti della tradizione classica, mostri e spiriti dei fiumi e delle montagne, divengono i protagonisti del mondo fluttuante.
La terza sezione aveva per tema il rapporto con la natura, da sempre elemento fondamentale nella cultura giapponese. Fiori e animali, rocce e fiumi, così come le baie e le isole posseggono un'anima e una natura divina. Gli artisti dell'ukiyo li raffiguravano come fossero esseri viventi, soggetti degni di veri e propri ritratti e non solo descritti come puro elemento decorativo. La natura diventa poesia ed è raccontata con tutta la sua grazia negli album naturalistici e nei libri illustrati di Utamaro, mentre con Hokusai i singoli elementi, dalle rocce ai fiori così come gli animali, prendono vita rispecchiando i sentimenti e le passioni dell'uomo. Parte della natura, ma con una sua propria vita è anche il paesaggio. In questa sezione si trovavano non solo stampe sciolte e libri che descrivono gli ambienti naturali che circondano una cascata o un bosco con i suoi alberi pieni di vita e di storia, ma sono numerosissime le rappresentazioni che raffigurano i percorsi attraverso le bellezze del paesaggio, frequentati dai giapponesi, viaggiatori instancabili. Presenti in mostra le tante produzioni artistiche che riguardavano i luoghi e gli scorci più affascinanti del Giappone, come ad esempio quelli lungo le due arterie principali che attraversavano il paese (Tokaidou e Kisokaidou) dove si potevano apprezzare anche mondanità locali. La città e la vita quotidiana dei suoi abitanti erano invece inserite nella sezione dedicata alla vita di città. Qui si potevano ammirare i dipinti e le stampe che raccontano le tante attività dei cittadini di Edo: mercanti, artigiani, venditori ambulanti che rappresentano il simbolo della società in evoluzione. Uno dei temi che maggiormente cattura l'attenzione degli artisti dell'ukiyoe è la vita dei quartieri di piacere come Yoshiwara, epicentro del divertimento e dello svago. Tutti i luoghi più frequentati della città sono al centro dell'interesse degli illustratori: dalle barche di piacere sul fiume Sumida ai ristoranti alla moda come lo Shikian; ma anche le folle che si radunano per ammirare i fuochi di artificio sul ponte Ryogoku, le cortigiane in parata per la festività di capodanno o le geisha di ritorno dal bagno pubblico. E poi ancora giochi di carte, gare di ikebana e incontri di poesia notturni. Le scene di vita del mondo fluttuante appartengono al puro godimento che si manifesta anche nella contemplazione dei ciliegi in fiore in primavera o delle foglie d'acero in autunno ed è proprio in questo ambito che si diffondono le famosissime, benché vietate, immagini di tema erotico, le "immagini della primavera" come la celebre "Poesia del guanciale" di Utamaro. L'ultima sezione testimoniava il grande interesse che gli artisti dedicarono alla beltà femminile e come si è modificata e trasformata la sua rappresentazione estetica. Trascurata per secoli, dal '600 all'800 l'arte figurativa giapponese interpreta attraverso i diversi artisti la bellezza femminile, l'eleganza e la raffinatezza espressa dalle cortigiane quali simbolo supremo del piacere. Dalla donna carnale e fortemente sensuale descritta verso la fine del '600 da Moronobu, alle beltà monumentali delle scuole Kaigetsudo prima e Torii dei primi del '700. Dalle donne seducenti e flessuose di Masanobu alle dee terrene ritratte da Harunobu, dall'aria dolce e incantata. Verso la fine del '700 e gli inizi dell'800 un nuovo canone estetico si afferma nelle opere di Kiyonaga e soprattutto nei dipinti di Utamaro, uno tra i più grandi se non il più grande artista dell'Asia della bellezza femminile, a cui la mostra dedica una sezione a parte. La figura femminile riacquista con questi artisti una sua presenza materiale e fisica che si evidenzia con la riscoperta del corpo e una più attenta partecipazione alla vita terrena. Non più una dea eterea ma una bellezza reale, superiore e spiritualizzante. Con i suoi grandi busti e le figure slanciate e seducenti, la pittura e la grafica di Utamaro si distingue per la straordinaria qualità e raffinatezza grafica e pittorica nonché per una costante profonda ricerca sulla psicologia femminile e sui misteriosi piaceri che soggiogavano e trascinavano l'uomo nuovo di Edo, precursore del giapponese di oggi.
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