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Il feto giocattolo
di Massimiliano Crippa
29 ottobre 2000. All'inizio del 2000, è di nuovo allarme per i giocattoli
diseducativi. In Spagna è il "feto giocattolo" a furoreggiare fra i bambini dai 6 ai 10 anni, creando seria preoccupazione fra le autorità e gli psicologi.
Si tratta di un barattolo di plastica, pieno di una materia vischiosa che contiene un piccolo feto rosa e colloso, con tanto di cordone ombelicale. Sparsi nel barattolo, occhi, orecchi, naso e dita: da attaccare o staccare, a piacere. Viene dalla Cina e si chiama Natty boy (bambino cattivo). Costa soltanto 1500 lire e viene venduto nei negozzi "Tutto per 100 pesetas", in molte cartolerie e in alcune edicole.
Gli psicologi affermano che è di cattivo gusto e "fa perdere precocemente l'innocenza". Lo inquadrano fra le espressioni della "cultura della violenza" di cui è imbevuta ormai la società. Francisco Alonso Fernandez, presidente dell'Associazione europea di psichiatria sociale, afferma:
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Natty boy è particolarmente dannoso perché oltre che violenza, suscita nei bambini anche repulsione per una cosa che in natura è sacra. Giocare con un feto ed essere invitati a smembrarlo e rimontarlo, ha un solo effetto: annulla precocemente l'innocenza del bambino.
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Oltre a far conoscere anzi tempo la realtà della vita fisiologica, Natty boy invita il bambino alla distruzione e alla manipolazione gratuita e feroce:
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Si abituano i bambini a familiarizzare con le mutilazioni e a lanciarsi in processi di distruzione dell'essere umano. In futuro tale stimolo può trasformarsi in una spinta irresistibile a mutilare gli altri.
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L'Associazione spagnola di monitoraggio sull'industria dei giocattoli (AIJU) si dichiara
impotente: né la legislazione spagnola né quella europea parlano dei danni morali che possono provocare i giocattoli inadeguati, limitandosi a requisiti tecnici. L'unica norma è l'autocontrollo. Tutti sono dunque liberi di agire e in particolare i cinesi. La loro industria dei giocattoli è una delle più importanti del mondo con il 50% del mercato europeo e americano. Ma
finché non saranno fatti entrare nell'Organizzazione mondiale per il commercio (WTO), nessuno potrà imporre loro norme esplicite o tacite per il rispetto dei bambini.
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