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L'immagine dei fiori nella poesia waka
Docente di Lingua e letteratura giapponese all'Università di Firenze, Sagiyama Ikuko è anche studiosa di poesia classica e autrice di una preziosa traduzione integrale del Kokin waka shuu. Il 9 aprile ha tenuto una conferenza sulla letteratura giapponese all'Istituto Giapponese di Cultura di Roma. Eccone una sintesi redatta da Manuela Flore (le traduzioni sono della stessa Sagiyama).
Quando si parla della letteratura giapponese si tende a sottolineare la ricercatezza e la profonda ricerca estetica che da sempre l'hanno caratterizzata. Esempio di tali peculiarità è rappresentato dallo waka, componimento poetico di 31 sillabe, 5-7-5-7-7, comparso in Giappone nel tardo VII secolo e sviluppatosi tra l'aristocrazia di corte. Nato sotto l'influsso della cultura e della lingua cinese, lo waka ruota attorno alla natura e all'amore, due tematiche sempre care alla letteratura insulare. A tale proposito è sufficiente pensare a due delle più importanti antologie poetiche della tradizione classica quali il Man'yoshuu, raccolta di 4.500 poesie scritte tra il 630 e il 960, e il Kokin waka shuu, compilata nel 905 su ordine dell'imperatore, anche noto come Kokin shuu. Le opere contenute al loro interno permettono di tracciare il percorso evolutivo del concetto della natura nella poetica giapponese. Infatti, in esse si nota come il poeta si allontani dalla concezione antica, secondo la quale il fenomeno naturale era visto come manifestazione divina, per abbracciare l'idea che la natura non era un qualche cosa di astratto, ma un fenomeno verso cui essere sensibili.
Oritsureba
sode koso nioe
ume no hana
ari to ya koko ni
uguisu no naku
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Ho appena colto un ramo;
così le mie maniche profumano
del fiore di susino,
ma ecco che, forse da questa fragranza
ingannato, canta l'usignolo.
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[Anonimo, Kokin waka shuu I-32. Susino giapponese (ume)]
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In un secondo tempo la natura diventa contemplazione estetica; osservare la natura suscita emozioni nell'animo umano e la poesia diventa il veicolo per esprimere il sentimento.
Hototogisu
haku o no ue no
unohana no
uki koto are ya
kimi ga kimasanu
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Canta un cuculo
sulla vetta di una montagna,
ove sboccia mesto il fiore di deutzia.
Provi, forse, rancore verso di me,
amor mio che non ti degni di visitarmi?
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[Owarida no ason hiromimi, Man'yoshuu VIII-1501. Deutsia scabra (unohana)]
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Le antologie testimoniano come i poeti ricerchino una poesia che contenga il carattere autoctono della stessa, a tale proposito, le stesse citazioni floreali lo testimoniano. Andando avanti nella lettura si nota come i poeti tendano ad allontanarsi dal fiore di susino per quello di ciliegio, ciclo aperto definitivamente da Ki no Tsurayuki, autore del Kokin waka shuu. Questa scelta non è da considerarsi casuale, infatti, a differenza del susino, pianta ornamentale di giardini e strade, il ciliegio cresceva spontaneo nei campi giapponesi, inoltre, secondo le credenze popolari, al suo interno si trovava la dimora della divinità delle risaie.
Con Tsurayuki, il ciliegio è quella manifestazione della natura che suscita stati d'animo contrastanti fatti di gioia davanti a tanta delicata bellezza e di profonda disperazione per l'imminente caduta, il ciliegio diventa, quindi, simbolo della caducità della vita. Il distacco dalla tradizione antica è altresì provato dall'introduzione del kana (segni ideati dai giapponesi nel XI secolo per la trascrizione fonetica della lingua madre) nella scrittura delle poesie, fino allora scritte in cinese, considerata la lingua dei letterati.
Utsusemi no
yo ni mo nitaru ka
hanazakura
saku to mishi ma ni
katsu chirinikeri
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A questo mondo umano
effimero somiglia
il fiore di ciliegio:
lo vedo sbocciare e intanto
ecco, già sta sfiorendo.
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[Anonimo, Kokin waka shuu II-73]
Kotoshi yori
haru shirisomuru
sakurabana
chiru to iu koto wa
narawazaranan
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Da quest'anno
ha cominciato a conoscere la primavera
questo fiore di ciliegio.
L'uso di cadere
spero non impari mai.
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[Ki no Tsurayuki, Kokin waka shuu I-49]
Iro mo ka mo
onaji mukashi ni
sakuramedo
toshi furu hito zo
aratamarikeru.
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Nel colore e nel profumo
mostra sempre il suo stesso volto
il fiore del ciliegio;
ma l'uomo con gli anni che passano,
ahimé, è cambiato.
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[Ki no Tsurayuki, Kokin waka shuu I-57]
Sakurabana
toku chirinu to mo
omouezu
hito no kokoro zo
kaze mo fikiaenu.
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Il fiore di ciliegio
non mi pare
che cada presto:
il cuore umano, invero,
muta senza aspettare il vento.
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[Ki no Tsurayuki, Kokin waka shuu II-83]
La poesia giapponese è inoltre ricca di kakekotoba, parole dal doppio senso,che consente di usare l'ampio campo semantico dei caratteri per dare vita a un intreccio tra natura e sentimento e a duplici interpretazioni.
Oto ni nomi
kiku no shirasuyu
yoru wa okite
hiru wa omoi ni
taezu kenubeshi
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Da che sento parlare di lei soltanto,
la notte veglio e il giorno
per l'ardore mi sento morire
come labile rugiada
sul fiore di crisantemo.
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[Sosei, Kokin waka shuu XI-470. Crisantemo (kiku)]
Andando avanti nel tempo avremo modo di scoprire come la natura rimanga un punto fermo nelle tematiche della poetica giapponese e come lo stesso Matsuo Bashou (1648-1694; il vero nome era Matsuo Munefusa) padre dello haiku, poesia di 17 sillabe (5-7-5), sostenga che il poeta debba stare davanti alla natura, annullare il suo io per creare un connubio fra sé e la natura.
Hatsuzakura
ori shi mo kyou wa
yoki hi nari.
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Il primo fiore di ciliegio
ci trova, lieti,
in questo splendido giorno.
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[Matsuo Bashou, in occasione dell'apertura dell'incontro mensile della poesia]
Ancora oggi, la natura e il sentimento, sono temi amati dai poeti contemporanei. Prendiamo, ad esempio, questa poesia di Tatsuji Miyoshi (1900-64) tratta da Kokyou no hana (I fiori del mio paese, 1946).
Non so dove tra le montagne,
incessanti cadono i fiori di ciliegio
di un colore tenue, precipitano obliqui, senza sosta:
è un sogno mattutino.
Smaniosi solo di cadere,petalo dopo petalo, con respiro sommesso, turbinano e fluttuano al vento
o, cessata la furia, scivolano giù due, tre fiori:
il sogno mattutino ove con sì struggente ansia cadono i fiori di ciliegio,
una lucida visione...
che, più quieta dell'acqua penetra nel mio cuore, indimenticabile.
Ora che le spighe già s'inchinano sulla gelida terra
in questa mattina desolata d'autunno,
al risveglio rimpiango
dal vago pianto di n giorno remoto l'ultimo ricordo che riecheggia lontano.
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[Tatsuji Miyoshi, Sogno mattutino (Asa wa yumemu)]
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Kokin waka shuu