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Yanagi Miwa

Yanagi Miwa, trentaquattrenne di Tokyo, è reduce da importanti esibizioni in giro per il mondo (Espace Shiseido di Tokyo, Biennale di Sydney, Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Istituto Giapponese di Cultura di Roma).
Uno dei suoi ultimi lavori, intitolato Eternal City, descrive scene metropolitane surreali che fanno da sfondo a donne in divisa, le "elevator girl", ornamenti immobili di questi paesaggi onirici. Il sorriso delle ragazze è emblema della loro ambigua funzione sociale. Esse, secondo Elena del Drago, sono:

[...] ragazze condannate all'accoglienza dei clienti nei grandi centri commerciali. La loro professionalità richiede silenzio, discrezione e algida cortesia, la loro divisa prevede una gonna, una giacca e un cappello. Con l'utilizzo del computer, Yanagi rende tanto distaccata e frigida l'estetica di questi personaggi, quanto efficace la metafora del capitalismo estremo giapponese che involontariamente impersonano."(1)

In effetti, i campi d'indagine dell'artista sembrano essere il consumismo e la condizione lavorativa femminile in Giappone. Ella afferma in un'intervista:

Nei miei lavori in realtà non esprimo una posizione critica, in modo univoco, sul consumismo giapponese. Vorrei riuscire infatti a comunicare anche quello stato di ebbrezza che viene trasmesso dal desiderio dell'acquisto. Metafora perfetta di questa condizione sono le cosiddette ragazze dell'ascensore, destinate all'accoglienza dei clienti nei centri commerciali, una professione del tutto sconosciuta in Europa, che in Giappone non solo è piuttosto diffusa, ma anche tenuta in grande considerazione. [...] Sono dei lavori completamente superficiali, concentrati sul primo impatto con il pubblico. Ho cominciato a subire il fascino di queste professioni, aldilà di analisi sociologiche che non sta a me sviluppare, mentre svolgevo delle docenze di storia dell'arte all'Università di Tokyo. [...] Per quello che riguarda il mio atteggiamento personale [verso i centri commerciali] devo confessare che mi piacciono: mi sento rilassata, tutto è ovattato e invitante, niente ha la durezza del reale. D'altro canto condivido la preoccupazione di quanti, soprattutto in Europa, vedono nei mall tante trappole per l'acquisto, e in particolare mi sembra allarmante la continua seduzione pubblicitaria diretta a un pubblico femminile soprattutto giovane."(2)
Un'immagine della serie Elevator Girls
Anche secondo Christine Angelo Cossu, la contestazione dell'artista verso l'accelerazione inumana del tempo moderno è lampante:

Chiara dichiarazione di guerra alla modernità impersonale e vuota, Miwa Yanagi evidenzia l'anacronismo della mente orientale, troppo radicata e convinta delle proprie tradizioni, filosofia ed educazione, da poter permettere al tempo e ai moderni disvalori, di distruggere, all'improvviso, la saggezza di millenni. E' l'orgoglio giapponese che si ribella [...]"(3)

La perfezione della rappresentazione non deve trarre in inganno e portare a definire i giapponesi gente moderna, fredda e poco amante della natura. E' soltanto che i modi di protestare sono differenti:

Non c'è natura intorno, né il vago ricordo di un albero, un fiore, persino dell'aria. [...] Lo strapotere del cemento annulla totalmente ed irrimediabilmente la componente naturale, ed obbliga alla non-vita. Non può esservi vita, infatti, se non in armonia e nel rispetto della natura, e questo un giapponese lo sa. L'ordine, la pulizia, ma al contempo l'asetticità che le abbraccia, non può essere vista con occhi benevoli: è inaccettabile."(4)

Le gigantografie esposte sono lontane dalla qualità prima della fotografia, la capacità di fissare l'azione, poiché cristallizzano attimi originariamente statici.
Yanagi, che dice di ispirarsi a Morimura Yasumasa, è stata inserita nell'ultima edizione di Fresh Cream, il libro della casa editrice Phaidon che raccoglie i cento migliori talenti internazionali dell'arte contemporanea.

Note

1. Drago, Elena del. Le ragazze dell'ascensore. Il Manifesto, 7 febbraio 2002.
2. Ibidem.
3. Angelo Cossu, Christine. Eternal City - Miwa Yanagi. Exibart, 8 febbraio 2002.
4. Ibidem.

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