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Yellow cab
Negli anni '80, ai tempi della bolla speculativa, le giovani giapponesi benestanti che viaggiavano all'estero, in cerca di avventure di tipo sessuale, venivano definite spregiativamente dalla stampa americana "yellow cab" (in giapponese ieroo kyabu), cioè taxi giallo, nel senso di disponibile a far salire chiunque. Ieda Shouko ha dato questo nome al suo libro più famoso. In esso descrive le ragazze che calano in gran numero su New York ed altre città degli Stati Uniti per divertirsi, dedicandosi alla sessualità come andassero a fare shopping, adottando le peggiori abitudini occidentali, comprese le droghe. Cosa non va in questo fenomeno? Sono razziste le donne giapponesi? Sembrerebbe di sì, perché inseguono uno stereotipo dell'uomo occidentale. Molte giapponesi preferirebbero fare sesso con gli stranieri, perché li considerano più rispettosi (e fidandosi di questo stereotipo sono spesso vittima di raggiri e violenze). Sono razzisti gli uomini giapponesi? Anche questo sembra veritiero, poiché condannano questo fenomeno, ma il numero di uomini che si dedicano al turismo del sesso è sicuramente più alto (senza contare che, a volte, la loro inclinazione sconfina nella pedofilia). I giapponesi, inoltre, bollano gli uomini occidentali come perversi e pericolosa fonte di diffusione dell'AIDS. E' razzista la stampa? Anche qui non sembrano esserci dubbi, poiché ha amplificato il comportamento di una minoranza fino a farlo sembrare un fenomeno di massa e non ha indagato le sue motivazioni profonde. La stampa non ha mai coniato un termine per descrivere l'analogo comportamento maschile, sicuramente meno criticato. Il fenomeno sembra la rappresentazione di una battaglia dei sessi. Alcuni ricercatori e certi gruppi femministi vedono nel fenomeno una ribellione contro il ruolo secondario che le donne hanno nella società giapponese. Oyanagi Shigeko, del gruppo Feminist Therapy, afferma:
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Inseguono il desiderio di una vita più libera di quella possibile a casa, dove esiste una grande pressione a conformarsi.(1)
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Ieda ribadisce il concetto:
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Penso sia il loro modo di protestare.(2)
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L'antropologa Karen Kelsky crede che, sotto un velo di postmoderna sessualità liberata e di incontro tra culture, si ripete un vecchio rituale di "sfruttamento razziale e dominazione sull'altro sesso"(3). Il comportamento di queste donne può essere però riportato a una pratica comune, ciò che i giapponesi chiamano "yukizuri no koi". L'espressione significa letteralmente "amore di passaggio", ma può essere tradotta anche come "sesso occasionale". Nella cultura giapponese la sessualità riguarda la sfera individuale e non conosce le regolamentazioni severe della società: è una questione privata. Tuttavia non si può negare che sia presente un certo moralismo di origine confuciana, che vorrebbe disciplinare la sessualità secondo i princìpi delle norme familiari (ossia nella rigida cornice del matrimonio). Nonostante ciò gli studiosi hanno riconosciuto come fosse presente nella società giapponese una radicata libertà sessuale, anche delle donne. Scrive Ruth Benedict:
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Essi considerano il sesso allo stesso modo in cui considerano qualsiasi altra passione umana, ossia come qualcosa di essenzialmente positivo, anche se di secondaria importanza rispetto ai vari elementi costitutivi della vita umana.(4)
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Una spiegazione dell'atteggiamento di queste donne esisteva, quindi, già da tempo. Nonostante questi appellativi denigratori, esse conducono una vita sessuale coerente con il loro modo di sentire, che nessun (falso) moralismo può tacitare. In proposito, ecco l'opinione del nipponista Cristiano Martorella:
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I giapponesi non hanno una concezione negativa del sesso; il sesso occasionale è soltanto una questione di gusti. Usando l'espressione di una giapponese, "le forme di amore sono tante, questa è una delle tante". Un uomo giapponese, pur potendo contare su una società più permissiva, può gradire anche solo la compagnia di una bella donna, senza fare sesso con lei. Per i giapponesi il sesso è una questione privata. Per gli italiani una questione sociale, da esibire in pubblico.
Non può esserci emancipazione femminile senza libertà sessuale, come ricordavano Yosano Akiko e altre femministe.
D'altronde, la libertà sessuale delle donne in Giappone era una caratteristica ben ricordata da Ruth Benedict. Le condizioni della donna sono peggiorate a partire dall'epoca Edo, a causa delle restrizioni dello shogunato, e ancora più con l'ascesa del militarismo negli anni '30 del XX secolo.
Singolare è l'episodio di Abe Sada, che uccise un uomo in una pratica sessuale piuttosto simile a uno shinjuu. La stampa di regime colse l'occasione per condannare la ninfomania di Abe Sada e di conseguenza ogni desiderio sessuale femminile.
Comunque la condotta sessuale femminile giapponese è eccessivamente condannata o esaltata. La donna giapponese è sempre vista dagli uomini (occidentali e giapponesi) come un demone. Questo è sicuramente un pregiudizio.
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Note
1. Cfr. Yamaguchi, Mari. Japanese feminists just say no to traditions. The Washington Times, 26 ottobre 1992.
2. Ibidem.
3. Cfr. Kelsky, Karen. Intimate Ideologies: Transnational Theory and Japan's Yellow Cabs, in "Public Culture", vol. 6, n. 3, Spring 1994.
4. Benedict, Ruth. 1991. Il crisantemo e la spada. Modelli di cultura giapponese. Rizzoli, Milano.
Bibliografia
Borneman, Ernest. 1988. Il dizionario dell'erotismo. Rizzoli, Milano.
Ieda, Shouko. 1991. Ieroo kyabu. Kouyuu shuppan, Tokyo.
Kelsky, Karen. Intimate Ideologies: Transnational Theory and Japan's Yellow Cabs, in "Public Culture", vol. 6, n. 3, Spring 1994.
Kondou, Eiko. Condizioni sociali della donna giapponese nel periodo Edo, in Kondou, Eiko (a cura di). 1991. Il mondo di Eizan. Leonardo - De Luca Editori, Roma.
Magli, Ida. 1989. La sessualità maschile. Arnoldo Mondadori, Milano.
Mori, Ougai. 1991. Vita sexualis. Feltrinelli, Milano.
Pateman, Carole. 1997. Il contratto sessuale. Editori Riuniti, Roma.
Tannahill, Reay. 1985. Storia dei costumi sessuali. Rizzoli, Milano.
Yamaguchi, Mari. Japanese feminists just say no to traditions. The Washington Times, 26 ottobre 1992.
Yosano, Akiko. 1901. Midaregami. Shinchousha, Tokyo.
Schede correlate
Shinjuu
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