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Yokohama Triennale
Per segnare l'inizio del nuovo millennio, il Comitato Organizzativo Yokohama 2001, formato da The Japan Foundation, la città di Yokohama, la NHK (Japan Broadcasting Corporation) e la testata giornalistica Asahi Shinbun, ha presentato la prima mostra d'arte internazionale Yokohama Triennale. Molte persone, sia dentro che fuori il Giappone, attendevano da tempo che un evento del genere fosse realizzato qui, e finalmente questo sogno si è avverato. La prima serie di mostre si è tenuta nel centro di Yokohama, presso il molo conosciuto come Minato Mirai. Un centinaio di artisti provenienti da ogni parte del mondo presenteranno una diversa selezione di dipinti, sculture, fotografie, film, installazioni altre forme d'arte contemporanea. Sfruttando la particolare atmosfera che si respira nel porto della città di Yokohama, la parte principale della mostra è stata ospitata nella Pacific Yokohama Exhibition Hall e al Red Brick Warehouse No 1, una costruzione storica in mattoni rossi. I quattro direttori artistici che hanno avuto il compito di decidere il tema della mostra e selezionare gli artisti partecipanti sono: Shinji Komoto, capo curatore al Museo Nazionale d'Arte Moderna di Kyoto; Akira Tatehata, professore alla Tama Art University; Nobuo Nakamura, direttore del Centro d'Arte Contemporanea (CCA) nel Kitakyushu; e Fumio Nanjo un curatore indipendente. I direttori hanno scelto come tema generale "Sailing Towards New Synthesis", con lo scopo di sviluppare una nuova e più comprensibile visione dell'arte per il futuro, una visione che possa assottigliare le distanze tra arte e società. Sotto questo tema, i direttori speravano di riunire artisti e esperti in altri campi da ogni parte del mondo per esplorare insieme la possibilità di vere creazioni, andando oltre gli schemi nazionali. Una varietà di simposi, laboratori, e altri eventi saranno tenuti in contemporanea con la mostra, creando forum nei quali ogni artista e rappresentante degli altri campi, amanti dell'arte e pubblico, si incontreranno in un'atmosfera allegra per condurre un dialogo pieno di significati. Si è discusso per oltre un anno su cosa doveva rappresentare questa mostra e sono emersi due aspetti importanti. Il primo era presentare il più recente stile d'arte contemporanea. Particolarmente importante per un evento in fase di lancio. L'altro era costruire un nuova immagine universale del mondo per cercare di comprendere l'arte contemporanea al di là delle convenzioni e dei suoi stretti confini e renderla un'avventurosa interazione tra scienza, filosofia ed altre forme d'arte. La cultura del XX secolo era basata sulla specializzazione, che può portare a una mancanza di continuità, a maggiore separazione tra i vari campi. Pur focalizzandosi sull'arte, non ci si è limitati a restare nei soliti canoni, ma si è avuto un approccio più flessibile. La missione è creare una nuova e più comprensibile visione che unisca arte e società, mentre entriamo in un'epoca in cui si aspettano grandi cambiamenti. I due artisti giapponesi che più hanno fatto parlare di sé all'estero, specialmente negli Stati Uniti, sono donne: Kusama Yayoi, la "regina dell'avanguardia" a New York negli anni '70, e Ono Youko, la vedova di John Lennon. Quest'ultima presenterà "Freight Train", un'installazione all'aperto, già vista a Berlino nel 2000, che la sera si trasforma in uno spettacolo di luce. Si tratta di un vero vagone merci di un treno tedesco del 1940, crivellato da colpi di mitragliatrice per mano dell'artista stessa. All'interno, una fonte luminosa omnidirezionale di colore bianco getta i suoi raggi attraverso le centinaia di fori di proiettile, mentre la luce di un proiettore, attraverso un'apertura nel tetto, punta verso il cielo. In sottofondo, una musica piuttosto lugubre. La Ono descrive il proprio lavoro del 1999 come "un'opera di espiazione per le ingiustizie e il dolore che abbiamo patito nel XX secolo". Sebbene l'artista abbia affermato di essersi ispirata ad una tragedia del 1987 in cui morirono 18 messicani in viaggio su un treno merci sigillato verso gli Stati Uniti, il riferimento all'Olocausto sembra evidente. E' l'opera più forte che l'artista ha prodotto in quarant'anni di attività.
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Yokohama Triennale 2001
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