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Zero
Corso Magenta, 87
Tel: 0245474733
Orario: 12.30-14.30 19.30-23.00
Chiusura: domenica; lunedì a pranzo
Coperti: 48
Aria condizionata: sì
Parcheggio: difficile e a pagamento
Disabili: mediamente difficile
Prezzo medio: 90 euro
Coperto: no
Servizio: no
Carte di credito: le principali (no Diner's) e Bancomat
Giudizio di Nipponico: 87 (22 gennaio 2007)
| Ambiente | 95 |
| Servizio | 80 |
| Cantina | 90 |
| Cucina | 86 |
Giudizio Ristoranti d'Italia 2008 L'Espresso: 14,5/20
Giudizio Ristoranti d'Italia 2008 Gambero Rosso: citazione
L'hanno chiamato Zero perché è un nome leggibile in tutte le lingue. Questo locale, che secondo il Gambero Rosso è "forse il migliore ristorante giapponese della città", concretizza un sogno nel cassetto dei fratelli Binda, Marcello e Simone, terza generazione di un'azienda che produce e distribuisce orologi e gioielli da oltre un secolo. Tutto è nato dall'incontro tra Marcello e Shinohara Hidekazu, lo chef di Zero, in un celebre ristorante giapponese a Milano. Hide, che lavorava in Italia da alcuni anni, desiderava ampliare la sua creatività, voleva un ristorante che gli consentisse di esprimere il suo talento. Ai fratelli Binda piaceva l'idea di aprire un'attività legata ad un modo di preparare il cibo che apprezzavano da molti anni. Ma dirigere il Gruppo Binda non lasciava il tempo per potersi dedicare a questa nuova avventura. Una chiaccherata con un amico d'infanzia, Giuseppe "Paco" Durazzano, ha aperto uno spiraglio inatteso. Durazzano era un pubblicitario con una carriera ventennale nel mondo della comunicazione e della pubblicità in diverse agenzie internazionali. Ma nei pranzi mensili con i fratelli Binda esprimeva spesso molti dubbi sul futuro della sua vita professionale in una città come Milano, che ha sempre più un ruolo marginale. Giuseppe, poi, è da sempre un amante della cucina, in particolare di quella giapponese, quindi l'accordo è subito raggiunto. A Durazzano decidere cosa, quando, dove e come trasformare questo sogno in realtà. Che tipo di ristorante poteva valorizzare un brillante chef giapponese? All'avvio del progetto, nel 2005, i ristoranti giapponesi a Milano erano già più di 70, sebbene la maggioranza fossero giapponesi solo all'apparenza. Si allontana quindi l'idea di aprire l'ennesimo ristorante giapponese per fare spazio ad una tipologia diversa: una gastronomia intesa come un luogo dove si può acquistare del cibo da portare via. Vengono quindi definiti i parametri che deve avere la location ideale. Sono parametri molto alti e infatti la ricerca richiede oltre sei mesi prima di individuare il locale che risponde ai requisiti definiti. Si tratta della salumeria/rosticceria Vaccarone. Lo storico locale di Corso Magenta, gestito dalla famiglia Vaccarone per oltre 40 anni, era una classica gastronomia milanese. Guarda caso, sul retro del locale c'era a disposizione anche uno spazio a suo tempo utilizzato come ufficio. L'idea iniziale si trasforma, quindi, in una gastronomia con somministrazione. Nel frattempo si trova un accordo anche con la signora Angela Pedrazzini, proprietaria di una storica latteria confinante con la proprietà dei signori Vaccarone. Zero diventa quindi un progetto completo: una gastronomia con uno spazio ben definito e un ingresso separato e due piccole aree per la ristorazione. Il locale, così strutturato, viene ufficialmente inaugurato nel settembre 2006. Il progetto architettonico è dello studio Dordoni Associati, uno studio di architetti che lavora nel mondo della moda e che non progetta locali pubblici da diversi anni. E' una scelta precisa per dare al locale un'impostazione diversa. Ma poiché il cibo è una materia delicata da trattare, tutte le altre imprese coinvolte hanno un solido curriculum nel mondo dell'alimentazione e della ristorazione. La soluzione presentata dallo studio Dordoni Associati mostra una notevole attenzione ai dettagli, un impatto visivo molto caratterizzante ed una particolare attenzione alla storia della via dove si trova Zero. Corso Magenta è una delle vie storiche di Milano, dove il metallo è spesso utilizzato come elemento decorativo. Così la cancellata di Zero diventa un elemento chiave del locale, riprendendo questa caratteristica della via. La bellissima pietra retro illimunata che scorre attraverso tutto il locale è invece di onice proveniente dall'Iran. I tavoli della sala d'ingresso sono di ambra mentre il banco sushi è realizzato in ebano. Oltre ai materiali impiegati, il banco sushi è stato completamente ripensato. Gli chef sono quindi un gradino più basso rispetto ai commensali per far sì che si possa vedere bene come lavorano. Uno spettacolo. I due lati del bancone sono forniti di frigoriferi dai quali si può prelevare filetti di pesce pronti per la preparazione. Quindi niente pesce a vista avvolto nella pellicola. Il banco di lavoro è stato realizzato in Italia secondo il modello ampiamente diffuso in Giappone. Dietro al banco sushi c'è un bar, regno di Mino Kazuhiro, barman giapponese che lavorava a Roppongi. E' una delle sfide di Zero, poiché noi italiani non siamo abituati a bere cocktail mentre ceniamo. Pratica invece ampiamente diffusa in tutto il mondo. La sala col sushi bar, massimo 18 posti, è illuminata da un imponente lampadario disegnato da Rodolfo Dordoni. Sono oltre 350 le formelle di vetro prodotte da Venini che formano questo intrigante lampadario. Gli altri ambienti sono invece illuminati da coni dorati prodotti da Viabizzuno. Tra la prima sala e il banco sushi si trova la cucina interamente a vista e si vede anche la scala che porta all'interrato, che è totalmente di servizio e grande quanto il piano terra. Infine c'era il negozio, a fianco, comunicante con la zona ristorante. Usiamo il passato perché, col tempo, il successo di pubblico ha spinto a variare ulteriormente il progetto, sostituendo il negozio con una nuova sala adibita a ristorante. L'asporto rimane comunque possibile, anche a pranzo. Pur essendo un ambiente lussuoso, spesso frequentato da personaggi dell'alta società, non è richiesta ai clienti un'etichetta particolare. Può risultare un po' snob, ma senza essere fastidioso. Chef e barman sono molto amichevoli e si intrattengono volentieri a parlare con i clienti. Al sushi bar sembra di essere soci di un circolo ed è piacevole vedere i clienti che si salutano fra loro. Venendo al cibo, il menu di Zero contempla piatti molto giapponesi come sushi e sashimi, ma anche piatti solo riconducibili alla cucina nipponica. Tutto quanto Zero prepara deve seguire i dettami della cucina giapponese dal punto di vista tecnico, ma non necessariamente dal punto di vista dei sapori. I "Sushi Zero", per esempio, sono un'invenzione della brigata guidata da Hide, che sorprendono per l'armonia dei loro sapori. Si possono gustare senza salsa di soia e sono una vera e propria scoperta. Il miglior sushi provato in Italia! Di alto livello anche sushi e sashimi tradizionali, realizzati con i migliori pesci che il mercato offre, ma la maggior parte dei clienti sceglie l'ebbrezza di spendere circa 40 euro per il "Sushi Zero Misto". Il tonno è rigorosamente del Mediterraneo. Ha un notevole successo anche il "Sashimi Zero Misto", condito con una salsa ricca di profumi e sapori asiatici. Anche questo piatto non necessita di salsa di soia. Sarà per il confronto con un piatto inarrivabile come il "Sushi Zero Misto", ma il sashimi ci è sembrato meno riuscito, se non altro nella presentazione. Le altre proposte vengono dalla cucina. Tre sono preparazioni con cotture rapidissime (tonno scottato, salmone scottato e capesante scottate). Abbiamo poi un sorprendente branzino cotto nel vapore del sake, uno spiedino di gamberi con una salsa composta da 15 diverse spezie. Ci sono anche due proposte di carne (filetto di angus e vitello macinato) per chi non ama il pesce. Il livello di questi piatti è sempre molto buono. La lista dei vini ha privilegiato bottiglie che ben si sposano con questo tipo di piatti. Sono presenti anche alcuni vini giapponesi. Ma soprattutto c'è una buona scelta di sake e shouchuu, oltre a tutti i cocktail a base sake o shouchuu preparati dal barman. Non si paga coperto e servizio e il riso bianco costa zero, come scritto nel menu. Il locale ha pochi coperti. Non se ne parla di aggiungere una sedia qua o là, quindi tenete presente che la prenotazione è assolutamente obbligatoria e va fatta con un certo anticipo. Poiché si accetta solo una prenotazione per ogni posto, potete tentare un approccio sul tardi. Incrociamo le dita per voi.
Sito ufficiale
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