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Arriva un bastimento carico di libri dal Giappone
di Gotou Junko
11 ottobre 2000. Recentemente i lettori italiani stanno scoprendo la letteratura giapponese per l'infanzia. La Fiera del Libro di Bologna ha segnato ufficialmente questa tendenza, assegnando il Premio Bologna Ragazzi 2000 a due libri di autori giapponesi. Si trattava di A Man with Black Coat di Kanamori Saiji e The King of Play Book di Mizutani Maki, Araki Katsuhiko e Kawami Shigeo. Nel 1998 l'editore Salani ha pubblicato In una notte di temporale di Kimura Yuichi, e attualmente l'editore Corraini è impegnato nel progetto di pubblicazione delle opere di Komagata Katsumi. Tanti altri sono i libri di autori giapponesi che stanno ricevendo riconoscimenti in Italia, ma non è il caso di elencarli qui. Dopo tutto la letteratura giapponese per l'infanzia è fra le più vaste del mondo ed ha una tradizione lontana. Essa attinge al repertorio antichissimo di fiabe (mukashibanashi) che furono trasposte in forma scritta già dal X secolo, ad esempio con il Taketori monogatari (Storia di un tagliabambù), fino a giungere al vastissimo universo di storie per bambini (douwa) dei tempi moderni. Ma a questo interesse per la letteratura giapponese per l'infanzia, non corrisponde un'adeguata preparazione culturale. In passato, la mancanza di traduttori ha spinto spesso gli editori a ricorrere alle versioni in lingua inglese, con risultati molto discutibili. Ciò è accaduto per la traduzione italiana di uno dei massimi capolavori della letteratura giapponese, il Genji monogatari (Storia di Genji) pubblicata in Italia dalla Einaudi. La traduzione è stata effettuata dalla versione inglese di Arthur Waley che è già un testo molto infedele anche se artisticamente affascinante. Se questo è accaduto con un'opera tanto importante, figuriamoci a quale fine siano destinati libri di importanza minore. Per tradurre un testo bisogna comprenderlo e ciò implica uno sforzo non soltanto linguistico. Ricordiamo che è proprio un italiano, il semiologo Umberto Eco, ad aver posto più volte il problema dell'interpretazione e
traduzione di un testo letterario. Quindi la mancanza di traduttori non è così grave quanto la carenza di studiosi e critici che si occupino della letteratura giapponese. Senza questi ultimi manca la base su cui poggiare l'interpretazione e traduzione del testo. Alla linguistica si deve accostare l'ermeneutica e la critica letteraria. L'operazione di traduzione non è soltanto un passaggio meccanico, ma richiede spesso fantasia, sensibilità, e creatività: doti che si richiedono soltanto ai migliori scrittori. Il risultato di tutto ciò è che spesso i libri stranieri appaiono brutti a causa delle deficienze dei traduttori culturalmente impreparati. Adesso alle case editrici italiane si pone il problema di come affrontare la traduzione di questi libri che stanno provenendo dal Giappone. Ma forse i tempi sono maturi per assistere a un impegno serio e ponderato.
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