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Articolo pubblicato sulla rivista
"LG Argomenti", anno XXXVII,
n. 1, gennaio-marzo 2001.



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Sinfonia di giochi, figure e testi nei libri divulgativi giapponesi
di Gotou Junko e Cristiano Martorella

11 aprile 2001. Prima di descrivere la situazione attuale dei libri divulgativi per ragazzi in Giappone, è bene tracciare un'ampia panoramica storica per inquadrare lo sviluppo dell'editoria nipponica e del prodotto libro, argomento che potrebbe essere ignoto e lontano al lettore occidentale. Innanzitutto è vantaggioso segnare delle coordinate temporali che ci ricordino come si sia giunti all'attuale mercato del libro.
Iniziando dai primordi, rammentiamo la situazione di vantaggio dell'Estremo Oriente per quanto riguarda la produzione di carta e inchiostro. Furono i cinesi a inventare la carta nel III secolo a.C., la xilografia nel VII secolo d.C., e la stampa a caratteri mobili nel secolo XI. L'Europa dovrà aspettare il secolo XI per vedere fiorire le cartiere di Xativa, e il 1260 per Fabriano, mentre Gutenberg inventerà nel 1450 i caratteri mobili.
I giapponesi, impadronitisi delle tecniche cinesi intorno all'anno 610, grazie a un monaco coreano, svilupparono proprie carte adatte a diversi impieghi. Fra queste ricordiamo la carta washi prodotta in fogli sottilissimi e resistenti, e la carta kamiyagami ottenuta dal riciclaggio dei documenti d'archivio scaduti.
La prima spinta alla diffusione e uso della carta in Giappone fu data dall'utilizzo per i testi sacri buddhisti. Poi i libri, o meglio i rotoli, assunsero un importante valore amministrativo. Nel IX secolo il controllo della produzione della carta era affidato alla cartiera imperiale di Kyoto.
Per quanto riguarda l'argomento da noi trattato, ossia il libro divulgativo, si può vedere come già a quei tempi fosse impostato il problema della trasmissione delle conoscenze scientifiche, anche se nell'ottica orientata a un sapere elitario destinato alle classi elevate. Se non si può ancora parlare di libri divulgativi nel senso attuale della parola, però possiamo già rintracciare alcuni tratti iconografici caratteristici delle produzioni successive. Non ricordare che lo sviluppo di una specifica tipologia grafica avviene già in questo periodo sarebbe svantaggioso per la comprensione completa dell'evoluzione dei libri giapponesi.
Un cambiamento cruciale è quello avvenuto a partire dal secolo XVI a causa di importanti novità storiche e sociali: l'urbanizzazione del Giappone e il contatto con l'Occidente. Il fiorire di una ricca borghesia nel periodo Edo (1600-1867) sarà l'elemento propulsivo del mercato editoriale.
Sicuramente una trasformazione dei contenuti dei testi fu dato dal contatto con la scienza occidentale portata da portoghesi e olandesi già alla metà del XVI secolo. Si può dire che nell'epoca Edo nasca il libro divulgativo che anche in questo caso i giapponesi elaborarono secondo le loro esigenze.
Essi si resero conto della superiorità tecnologica degli occidentali, e furono perciò pubblicati molti libri sulla Rangaku (scienza degli occidentali, letteralmente "studi olandesi"). I libri divulgativi del periodo Edo affrontavano argomenti di botanica e zoologia, inoltre vi erano trattati sulle costruzioni di macchine e strumenti tecnici.
Un fenomeno abbastanza particolare fu quello che vide l'unione di pittori e tipografi nella produzione di libri grazie alla tecnica delle stampe, prima monocromatiche (sumie) e poi multicolori (nishikie). Tutto ciò a vantaggio delle classi borghesi che fruirono di questo particolare genere divenuto popolarissimo. In questo senso si ha un'autentica diffusione dei libri a un livello che permette di parlare di libro come mezzo di divulgazione, cosa che avverrà molto tardi in Occidente.
Inoltre la familiarità dei giapponesi con i libri di illustrazioni va presa in seria considerazione perché è la variabile che permette di comprendere il mercato del fumetto giapponese e l'unione dei due generi, narrativo e illustrato, che vede cadere la barriera fra parola scritta e disegno.
Mentre in Occidente si è considerata l'illustrazione spesso in maniera riduttiva, arrivando perfino a ritenere i fumetti come alternativi e concorrenziali, in Giappone non è accaduto nulla di simile. Il testo e l'illustrazione vivevano da secoli in perfetta simbiosi, e la stessa forma scritta della lingua giapponese ammiccava in tal modo al disegno da non poter far altro che rimandare continuamente ad esso. Questo contribuiva a fornire un vivace stimolo a dispetto della supposta difficoltà presentata dalla scrittura ideografica, difficoltà che è inesistente per i libri dei ragazzi grazie all'uso di hiragana e furigana.
Non bisogna mai dimenticare che per i giapponesi il testo è già immagine, e non sussiste la dicotomia figura-scrittura tipica della cultura occidentale.
Questo sviluppo storico della cultura giapponese ha profondamente inciso sull'attuale realtà dell'editoria giapponese e ci permette di capire certi prodotti tipici del mercato giapponese. Oggi il fumetto occupa il 40% del prodotto editoriale e non può essere considerato come una settore separato. Ciò contribuisce a una mancanza di segmentazione dei settori editoriali, compreso quello del libro divulgativo per ragazzi.
Esiste una diversa permeabilità fra prodotti che in Occidente sono considerati separati, così da accostare fumetti (manga), animazione (anime), libri illustrati (ehon), racconti (hanashi), fiabe (mukashibanashi).
Inoltre non si deve dimenticare come sia stata presente nella cultura giapponese l'attenzione alla piacevolezza delle cose, un gusto estetico coltivato, che tende a considerare con importanza l'effettiva gradevolezza di un libro attraverso tutte le sue caratteristiche tattili e visive. Questo influisce sul modo di fare divulgazione che raramente è pomposa e artificiale, ma si avvale piuttosto di meccanismi più divertenti già esistenti (ricorrendo ampiamente ai fumetti, alla fiction e al gioco).
Tutto ciò ci permette di comprendere le produzioni dei maggiori editori contemporanei, come Shougakukan e Gakken, impegnati nel settore dei libri divulgativi per bambini e ragazzi. A partire dalla grande varietà di giornalini destinati agli studenti delle elementari e diversificati secondo l'anno scolastico.
Queste pubblicazioni (fra cui le serie "Gakushuu" e "Kagaku") trattano gli argomenti scientifici in modo molto giocoso e alcune comprendono un gadget che il bambino può usare per i suoi primi "esperimenti". Ad esempio "Nyoro nyoro choko pen", una penna che scrive con la cioccolata e può essere usata per disegnare o scrivere sui biscotti, "Shikaku majikku" (sortilegio dell'ottica) per giocare al prestidigitatore imparando i trucchi dell'ottica, e "Panta kun no sanshoku fuwa fuwa pan koubou" (Panificio tricolore e soffice di Panta) che fornisce strumenti e istruzioni per fare il pane in casa.
Attualmente i libri divulgativi risentono della penetrazione sempre più profonda della cultura televisiva. Vale la pena ricordare che fra i giornalini destinati ai bambini delle elementari c'è anche "Terebi-kun" (Il piccolo televisore) pubblicato dalla Shougakukan.
Gli editori di libri divulgativi per ragazzi e bambini devono tenere ben presente questo fenomeno se si considera che il 60% delle biblioteche di Tokyo sono attrezzate con materiali video e cd che possono essere anche presi in prestito.
Inoltre è in corso un progetto per iniziativa del Ministero dell'Istruzione, delle amministrazioni locali e delle Poste e Telecomunicazioni, per installare terminali di computer per l'utilizzo di internet nelle scuole elementari e medie.
La discriminante dei libri divulgativi per ragazzi e bambini in Giappone è costituita comunque dall'uso massiccio di fumetti e animazioni che convivono tranquillamente con il testo, sia esso inserito nella vignetta, nel balloon o affiancato. Esiste poi una certa circolazione delle immagini abbastanza inusuale per gli occidentali. Infatti i fumetti possono diventare animazioni, ma i fotogrammi delle animazioni ripresi e ristampati diventano "anime ehon" (libri dalle immagini del cartone animato).
Non ci vuole molto per rendersi conto di quanto i bambini giapponesi si avvalgano di mezzi e godano di risorse, frutto della ricchezza economica e sociale del paese. A partire da computer, internet, videogiochi, arrivando fino, naturalmente, al medium classico, ossia una svariata gamma di riviste e libri.
La cultura dei fumetti e dei cartoon è un fenomeno che si è sviluppato nel corso di molti anni in Giappone. Essa ormai permea e fa perfettamente parte della cultura puerile-giovanile (e non è neanche detto che il fenomeno si limiti solo all'infanzia e alla gioventù). Si dice che uno dei precursori di questa cultura sia "Sazae-san" (l'autrice è Hasegawa Machiko) che dagli anni '60 si vide sia nell'edizione cartacea che sullo schermo, in televisione.
Ma se visto nel complesso più vasto, la cultura puerile-giovanile (per adesso escludiamo dell'altro) si manifesta spesso anche nei libri istruttivi di vario genere che va dallo "how to" alle biografie di personaggi storici e inventori. Si può constatare che i disegni sono utilizzati per facilitare la comprensione della trama, sia dei fatti storici che di quanto si legge come in una sorta di percorso facilitato, ma soprattutto per trarre un maggior piacere alimentato dalla fruizione dei disegni.
Non c'è dunque una distinzione così chiara, come invece si osserva fuori dal territorio nazionale del Giappone, tra i libri scritti solo con un testo e quelli descritti con le figure. In effetti sia gli uni che gli altri, indifferentemente, si possono reperire nelle biblioteche annesse alle scuole (ma tutti i libri vengono certamente introdotti solo dopo attenti esami dei contenuti), ed entrambi i tipi dei materiali possono essere fruiti come i cosiddetti libri divulgativi per le scolaresche.
A questo punto ci si rende conto che nonostante la quantità di saggi pubblicati in Italia sul fumetto giapponese, sia rimasta intentata un'analisi iconografica capace di "leggere le figure" oltre alla semplice descrizione del fenomeno in termini sociologici e psicologici. Ed è proprio con il ruolo dei fumetti come materiale educativo, nel loro uso in testi divulgativi, che appare la necessità di una simile indagine per capirne l'efficacia.
L'immagine giapponese si distingue per quella sua ricerca di essenzialità, per l'utilizzo di simboli ben codificati in una civiltà millenaria, per l'inusitata leggerezza capace di coniugare aspetti immateriali ad oggetti concreti.
Non è un caso che il fumetto giapponese prediliga le tavole in bianco e nero, e le illustrazioni a colori siano sfumate oppure dalle tinte delicate come dipinti ad acquerello o pastello, in un tentativo estremo di cogliere l'essenza delle cose. Paradossalmente lo stesso tentativo viene operato nella cura ossessiva dei particolari in maniera minuziosa e precisa. Due estremi che abbandonano entrambi l'idea rappresentativa dell'immagine ossia la figura come riproduzione.
Ma il punto fondamentale è costituito dalla dinamicità del disegno giapponese. Ed è ciò terribilmente efficace nel materiale didattico ed educativo. La dinamicità dell'immagine può essere ben capita se si rileggono gli insegnamenti di Rudolf Arnheim in "Arte e percezione visiva".
Nel disegno tradizionale giapponese c'è un rifiuto della prospettiva centrale a favore di un continuum senza centro. Questa è una caratteristica profondamente radicata che fa leva sugli antichi principi dell'arte calligrafica (shodou), la quale insiste sull'importanza del movimento rispetto al risultato grafico: l'energia spirituale deve scorrere fluida (kiin seidou, circolazione armoniosa dell'energia).
L'immagine giapponese non è mai riproduzione della realtà esterna, ma comunicazione diretta fra lo spirito dell'uomo e lo spirito dell'ambiente attraverso segni che sono soltanto tracce di un'azione. Arnheim ci ricorda anche come si possa usare la prospettiva e la proiezione in una stessa immagine con funzione di contrappunto. In tal senso l'immagine giapponese non descrive ma "suona", e la sua percezione avviene attraverso una scansione temporale musicale.
I libri giapponesi, con la loro ricchezza di materiale iconografico, vanno considerati come una "sinfonia" nella quale il testo è soltanto uno fra gli strumenti, primus inter pares.
Questa simbiosi fra libri illustrati, fumetti e testi, è ancora più evidente se si pensa che gli editori più importanti di libri sono anche editori di albi a fumetti. Questo è il caso della già citata Shougakukan che pubblica "Korokoro Comic", la rivista che ospita i fumetti di Doraemon, Digimon e Pokemon.
Ed è proprio nel fumetto che possiamo trovare le versioni più ingegnose di divulgazione con le parodie delle vite di scienziati, inventori, esploratori, scrittori, etc. Ed è forse questo l'aspetto più tipico dei libri divulgativi giapponesi, cercare di istruire divertendo.

Bibliografia

AA.VV. 2001. Gendaiyougo no kiso chishiki 2001 (Enciclopedia delle parole contemporanee 2001). Jiyukokuminsha, Tokyo.
Arnheim, Rudolf. 1962. Arte e percezione visiva. Feltrinelli, Milano.
Bernabò Brea, Luigi e Kondou, Eiko. 1980. Ukiyo-e Prints and Paintings. Sagep, Genova.
Corradini, Piero. 1999. Il Giappone e la sua storia. Bulzoni, Roma.
De Biasi, Pierre-Marc. 1999. Le papier. Une aventure au quotidien. Gallimard, Paris.
Dore, Ronald e Sako, Mari. 1994. Dentro il Giappone. Scuola. Formazione professionale. Lavoro, Armando Editore, Roma.
Dresser, Christopher. 1994. Traditional Arts and Crafts of Japan. Dover Publications, New York.
Horie, Tomohiko. 1978. Sho. Shougakukan, Tokyo.
Iijima, Shunkei. 1975. Shodou jiten. Toukyoudou Shuppan, Tokyo.
Jidoutoshokan kenkyuukai (a cura di). 1998. Nenpou kodomo no toshokan 1992-1997 (Annuario delle biblioteche per ragazzi). Nippon Toshokankyoukai, Tokyo.
Takeshita, Toshiaki. 1996. Il Giappone e la sua civiltà: profilo storico, Clueb, Bologna.
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