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La struttura della filastrocca
Una interpretazione che parte dai meccanismi di funzionamento fino al paragone con il kouan giapponese
di Cristiano Martorella

13 ottobre 2000. Capire i meccanismi di funzionamento della filastrocca è il primo passo che dobbiamo compiere. Qui ne mostriamo tre che ci sembrano i principali. Ma come vedremo più avanti, a questi meccanismi che costituiscono la struttura di base della filastrocca se ne aggiungono altri che riguardano il modo di realizzazione.
Come al telaio dell'automobile si aggiunge il motore e la trasmissione, e a questi altri importanti componenti quali l'impianto elettrico e idraulico, così la filastrocca ha una struttura centrale a cui si appoggiano altri elementi. I meccanismi basilari che noi proponiamo sono(1):
    1) Condensazione
    2) Automatismo
    3) Valore metalinguistico
La condensazione(2) è il processo che unifica in una singola unità due o più elementi diversi.
Seguendo la distinzione di Saussure fra langue e parole(3), possiamo cogliere due tipi di condensazione. Una che riguarda il significato, e coinvolge unità linguistiche come i semantemi e morfemi, e l'altra che riguarda il significante, e quindi le unità linguistiche come i fonemi.
    1) Condensazione dei significati
    2) Condesazione dei fonemi
La condensazione dei significati provoca quegli effetti di polisemia e i giochi di parole tipici dell'umorismo. Ecco un esempio basato sull'analogia nella filastrocca La Saponia:

Della Saponia, strana nazione,
il Sovrano è il re Sapone.

E' sua figlia prediletta
La Principessa Saponetta. [...]

La flora è invero straordinaria:
cresce soltanto la saponaria. [...](4)

L'effetto migliore della condensazione è quello associato alla polisemia.

Giovannino Perdigiorno,
viaggiando avanti e indietro,
capitò nel Paese
degli uomini di vetro. [...]

In compenso quegli uomini
erano trasparenti.
Con loro, nessun pericolo
di bugie e tradimenti. [...](5)

Qui possiamo notare che "trasparente" viene usato in due diversi significati: il primo come attributo di un oggetto diafano, il secondo come sinonimo di sincero.
Rodari, tramite il procedimento della condensazione, fa coincidere i due significati. Un altro esempio diverso possiamo trovarlo nella filastrocca di Rodari intitolata "Il refuso":

Il refuso è quella cosa
che tu trovi nel giornale
e ci resti molto male
se non sei svelto a capir.

Per esempio: "A Busto Arsizio
cadde ier la prima nave".
Fatto strano, e pur grave,
perché a Busto il mare non c'è.

Leggo poi che, causa il vento,
un signor "perde il cammello"...
Una volta era il cappello
che volava in qua e in là.

Buffi ladri, e dico poco,
sono quelli di Subiaco
che nel muro han fatto un baco
per rubar dal gioiellier.

Li hanno presi, meno male.
Li avran messi tosto in cella?
Dice che li han messi in sella...
Ora chi li prende più?

La signora Moriconi,
cuciniera poco accorta,
nel richiudere la torta
s'è schiacciata l'anular.

Il refuso in conclusione
è il burlone del giornale
e può far sorgere il sale
mentre noi si aspetta il sol.(6)

In questo caso, il procedimento è diverso. Si sottintende una parola, mentre ne è mostrata un'altra. La condensazione avviene tramite un effetto di somiglianza.
In un primo momento, infatti, non ci accorgiamo dell'errore a causa della nostra tendenza a intuire il senso del discorso. Poi interviene la correzione dovuta alla lettura.
Così le due parole, refuso e vocabolo corretto, sono accostate e per un effetto di attrazione finiscono per condensarsi.
Rodari aveva studiato questo fenomeno con molta accortezza e ne aveva fornito una esposizione nella Grammatica della fantasia(7).
Il fenomeno, come ci ricorda Rodari, è molto comune. Qualcuno forse ricorderà quel notiziario che avvertiva: "I manifestanti sono stati allontanati dalla polizia con gli idratanti". Probabilmente, quel paese dove gli idratanti sostituiscono gli idranti doveva essere molto simile al Regno di Saponia raccontato da Rodari.
La condensazione dei fonemi riguarda invece gli aspetti sonori indipendentemente dai significati. Anche qui Rodari aveva individuato un punto cruciale.
Tanto che egli ricorre alle analisi di Roman Jakobson per giungere a uno studio più accurato del fenomeno. Infine Rodari ci spiega che "la rima, per esempio, può scoprire equivalenze sonore e imporle al discorso: il suono precede il significato(8)".
Questa preminenza del valore fonetico è ben illustrata da Rodari.

Una volta Pierino giocava con il pongo. Passa un prete e gli domanda: - cosa fai? - Faccio un prete come te. [...]

Si noti l'attacco in p (o addirittura in p maggiore...): "Pierino", "pongo", "passa", "prete". Perché questa predilezione? [...] Può anche darsi che sia l'orecchio a insistere in quella allitterazione, come su un semplicissimo tema musicale: che sia dunque proprio la p a far passare il prete per primo.
Insomma, prima il suono, poi il personaggio: come accade talvolta nelle operazioni poetiche. [...](9)
Qualche altro esempio di filastrocca popolare può essere utile per vedere ciò che ci ha appena spiegato Rodari.

Trucci trucci,
cavallucci...
E chi è che va a cavallo?
Il re del Portogallo.
E chi ce lo porta?
La cavallina zoppa. [...](10)

La condensazione dei fonemi è evidente nell'attacco "trucci trucci, cavalucci". Come ha spiegato magistralmente Rodari, c'è un richiamo fra i fonemi che li attrae fino a formare il verso della filastrocca. Un altro esempio:

Dindolodòn, dindolodòn
Le campane di fra Simon,
fra Simon con le pianelle,
van per acqua le zitelle.
Le zitelle sono sette:
una fila e una tesse,
una fa i maccheroni,
l'altra fa buoni bocconi,
una fa i cappelli di paglia
per andare alla battaglia. [...](11)

La fusione dei fonemi è chiarissima nel "dindolodòn", invenzione linguistica.
L'automatismo riguarda i meccanismi di realizzazione che sono fissati da norme molto precise che decidono la selezione delle parole. I passaggi da una parola all'altra sono scontati e determinati dalle regole del verso e della rima.
Sarà allora importantissimo, nel meccanismo dell'automatismo, il campo deittico che determina i significati delle parole a prescindere da significati precedenti. Si pensi alle figure o alle metafore, presenti in abbondanza nelle filastrocche.
Il valore metalinguistico riveste una importanza straordinaria per la filastrocca. Con metalinguaggio si definisce un linguaggio all'interno del quale si può parlare di un altro linguaggio detto linguaggio oggetto.
Si può anche usare uno stesso linguaggio che funge da linguaggio oggetto e da metalinguaggio. Per esempio:

L'enunciato "la neve è bianca" è vero.(12)

La "neve è bianca" fa parte del linguaggio oggetto, mentre "L'enunciato ... è vero" è il metalinguaggio(13).
Dunque il valore metalinguistico è quella proprietà del linguaggio che gli permette di parlare di se stesso.
Il valore metalinguistico della filastrocca è ben espresso dalla Filastrocca sempliciotta di Rodari:

Filastrocca sempliciotta,
non è notte se non annotta,
non è il gallo che va a galoppo,
non è il ratto che fa il rattoppo,
non è il pizzico che mangia la pizza,
non è il vulcano che vulcanizza,
non campa soltanto il campanaro,
non ha zampe lo zampognaro,
non viene dal faro la farina,
la rapa è onesta, non rapina;
e per finire la filastrocca,
il saltimbocca non salta in bocca(14).

Qui troviamo l'accostamento di due parole somiglianti (es.: ratto, rattoppo). Ciò ci rivela che il linguaggio non è uno specchio fedele della realtà.
Come dice lo stesso Gianni Rodari: "Non bisogna farsi ingannare dalle parole". La proprietà del linguaggio è scherzare con se stesso. Per usare un termine tecnico, la caratteristica del linguaggio è l'autoreferenzialità. Il linguaggio è responsabile delle sue azioni soltanto davanti a sé stesso. Nessuno può giudicarlo in quanto linguaggio. Sono gli uomini che mentono, non certo le parole(15).
Rodari è un maestro geniale nell'usare il valore metalinguistico nelle filastrocche. Tanto da arrivare a giocare con la scrittura e il suo significato, come in questo caso:

Il dittatore

Un punto piccoletto
Superbioso e iracondo
"dopo di me - gridava -
verrà la fine del mondo!"

Le parole protestarono:
"Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e-basta,
e non è che un punto-e-a-capo".

Tutto solo a mezza pagina
Lo piantarono in asso,
e il mondo continuò
una riga più in basso.(16)

Ne "Il dittatore" abbiamo un divertimento che si avvale delle proprietà stesse della scrittura, fino a smascherare l'intima essenza del linguaggio (scritto o verbale). Ossia l'assoluta convenzionalità e quindi la sua natura intrinseca: il gioco.
Rodari era talmente consapevole di ciò da farne un uso diffuso e continuo. La "Filastrocca corta e gaia" segue le stesse regole che abbiamo appena visto.

Filastrocca corta e gaia,
l'abbaino non abbaia,
la botte più grossa
non è un bottone,
la mela più grossa
non è un melone,
ed il mulo più piccino
non sarà mai un mulino.(17)

Lo stesso procedimento è ripetuto anche in "Filastrocca corta e matta" che è arricchita da un finale a effetto.

Filastrocca corta corta,
il porto vuol sposare la porta,
la viola vuol studiare il violino,
il mulo dice: - Mio figlio è il mulino;
la mela dice: - Mio nonno è il melone;
il matto vuol essere un mattone,
e il più matto della terra
sapete che vuole? Vuol far la guerra!(18)

Il potenziale linguistico della filastrocca viene usato al meglio accostando le parole sconclusionate all'insensatezza della guerra. Tutta la filastrocca sfrutta le unità linguistiche per il loro valore fonetico, somiglianza di parole, ignorando i significati. Un po' come farebbe un matto privato della capacità di ragionamento. Ma nel finale avviene un capovolgimento. Straordinariamente il nonsense acquista un significato. Non è il linguaggio il più matto, ma l'individuo che fa la guerra.
Anche qui la filastrocca dichiara la sua autonomia e libertà denunciando invece chi si comporta in maniera realmente pericolosa, pur rispettando, al contrario, ogni formalità. Qui il valore metalinguistico è usato come grimaldello per forzare il ragionamento comune. Ne "I tre dottori di Salamanca" abbiamo un ottimo esempio dell'autonomia del linguaggio:

Tre dottori di Salamanca
si misero in mare su una panca,
e se non andavano subito a fondo
facevano certo il giro del mondo.

Tre dottori di Saragozza
si misero in mare in una tinozza
e se la tinozza a galla restava
qui la storiella non terminava.(19)

La filastrocca medesima decide di terminarsi e spiega anche il perché. Ovviamente il gioco è tutto delle parole. La storiella poteva tranquillamente continuare raccontando gli sforzi dei dottori per non affogare. Quindi qui la filastrocca è veramente autoreferenziale e decide tutto da sé. Ed è capace di trovare le spiegazioni in se stessa.
Con il linguaggio si può dire tutto ciò che si vuole, anche ciò che non esiste. E le regole grammaticali e sintattiche sembrano fatte a posta per essere violate. Non esiste alcuna restrizione per la parola. Il motto rodariano, "tutti gli usi della parola a tutti"(20), non è solo uno slogan, ma un principio delle scienza linguistica.
Noi crediamo che lo smascheramento che provoca la filastrocca nei confronti del linguaggio è sempre presente. Una filastrocca non è pienamente una filastrocca se non scherza con se stessa. Essa è tale solo quando dice: "Vedi che son filastrocca? Non sono mica tocca!". Questo scherzare con sé del linguaggio ha due valenze che derivano dal valore metalinguistico.
    1) autoreferenzialità del linguaggio
    2) effetto estraniante (scenico)
La prima, che abbiamo già visto, è l'autoreferenzialità del linguaggio. Il solo giudice del linguaggio è il linguaggio stesso. Perciò, come dicono i linguisti, la consuetudine costituisce la regola e, come dicono alcuni filosofi del linguaggio, il significato è l'uso che si fa della parola(21). Questi sono anche i motivi della rapida trasformazione e varietà delle lingue.
La filastrocca, tramite la proprietà metalinguistica, è capace di uscire da sé e mostrare di essere semplicemente una costruzione di parole che non vanno prese troppo sul serio. Questo uscire da sé è l'effetto di straniamento, ben descritto anche da Rodari(22).
All'interno del testo e della parola ciò può essere considerato ancora come un fenomeno metalinguistico. Ma all'interno della realtà, quando la parola diventa un fatto concreto che si realizza materialmente tramite i suoni, il movimento, i gesti e tutto il resto che comporta, si passa direttamente all'azione scenica.
Quindi l'effetto estraniante che proviene dalla possibilità metalinguistica del linguaggio, diventa un effetto scenico.

La filastrocca e il kouan

Una inconsueta e interessante analisi dei meccanismi di funzionamento della filastrocca è stata suggerita da Carlo Lapucci ne Il libro delle filastrocche(23). Lapucci spiega la struttura della filastrocca ricorrendo al paragone con il kouan.
Il kouan è una sorta di indovinello praticato nel buddhismo zen, in particolar modo dalla setta Rinzai. Lo scopo del kouan è provocare il risveglio e l'illuminazione (satori) dell'adepto.
Hakuin, grande maestro zen del Giappone moderno, era solito alzare la mano davanti ai suoi discepoli e chiedere: "Lasciate ch'io ascolti il suono d'una mano che applaude". Vi sono nello zen parecchie di siffatte, impossibili, domande: "Usa la lancia che hai nella tua mano vuota". "Cammina a piedi a cavallo di un asino". "Parla senza usare la lingua". "Suona il tuo liuto senza corde". [...](24)
Un kouan assomiglia davvero a una filastrocca: "Quando aveste un bastone, io ve ne darei uno, se non lo aveste ve lo toglierei"(25). Come si vede il kouan assomiglia anche moltissimo al nonsense. Un altro esempio in tale direzione:

[...] Joshu cominciò lo studio dello zen quando aveva sessant'anni [...] Una volta uno studente gli domandò: "Se nella mia mente non c'è nulla, che cosa devo fare?". Joshu rispose: "Buttalo via". "Ma se non c'è nulla, come faccio a buttarlo via" insistette l'allievo. "Be'", disse Joshu, "allora attualo".(26)

Lapucci non si spinge molto nel paragone fra kouan e filastrocca, limitandosi a individuare la somiglianza dell'effetto di rovesciamento. Ma se un'idea viene proposta vale la pena portarla fino agli esiti estremi, almeno per saggiarne la validità. Infatti Lapucci aveva a portata di mano una chiave di lettura della struttura della filastrocca molto efficace, ma ha esitato davanti ai rischi che correva accostando la filastrocca al kouan.
La struttura circolare, come sanno bene gli studiosi della filosofia asiatica, è la caratteristica che distingue la forma del pensiero orientale. Ma ormai la distinzione fra pensiero lineare e pensiero circolare è un'acquisizione che fa parte anche della psicologia contemporanea e di altre discipline.
Scegliere il pensiero circolare ha delle implicazioni notevoli. Ed è qui che ritorna inaspettatamente una delle questioni trattate da Rodari fra le più importanti. Rodari voleva che le storie narrate non cominciassero indicando una morale prestabilita o un finale netto (linearità), ma voleva che questa uscisse dalla vicenda stessa (circolarità).
In termini molto simili si esprimeva Dogen(27):

Tenete le mani aperte, e tutta la sabbia del deserto passerà tra le vostre dita. Chiudete le mani, stringerete soltanto qualche granello di sabbia(28).

Se cerchiamo di ottenere qualcosa insistendo e fissandoci su una cosa sola certamente falliremo, al contrario, se lasciamo che esso avvenga spontaneamente dando libero accesso alla realtà tutta, perverremo a un risultato.
Certamente Rodari si rendeva conto che forma e sostanza avevano un'intima essenza. Tanto che secondo lui trovare delle forme libere del pensiero avrebbe portato di conseguenza a una società libera.
Al contrario di una certa interpretazione marxista(29), Rodari dava un'importanza notevole e positiva alla sovrastruttura, all'apparato delle idee, dei concetti e delle credenze. Questo, perché come abbiamo detto in precedenza, non c'è separazione e contrasto in Rodari fra idea e materia.
Quindi il suo era un autentico programma ideologico che usciva talmente dagli schemi politici della sua epoca da non apparire con chiarezza ai contemporanei. Tanto da essere spesso guardato con sospetto o peggio essere manipolato per "correggere" l'autentico e autonomo programma rodariano.
Quel programma che può essere riassunto nella formula "trovare il perimetro dell'allegria, la superficie della libertà, il volume della felicità(30)" con cui Rodari accosta le scienze esatte all'immateriale della vita (felicità, allegria, immaginazione). Non si può non vedere la provocazione che si scontrava con le dottrine del materialismo storico e del positivismo che avevano entrambe sostenuto l'inferiorità del pensiero immaginifico.
Dopo aver visto l'indipendenza e l'originalità del pensiero di Rodari, possiamo ritornare al paragone fra kouan e filastrocca e trovare delle interessanti analogie. Che Rodari usasse un pensiero circolare tipico delle scuole zen non deve sorprendere. Lapucci parla della "siderea distanza culturale" fra kouan e filastrocca.
Nonostante tutte le differenze culturali e le incomprensioni, resta un principio di umanità che non può essere ignorato a causa della nostra impreparazione nell'affrontare le culture diverse. Rodari usava l'esempio dell'astronave per chiarire questo concetto.

- O voi dell'astronave
Dove andate? Chi siete?
- Noi viaggiamo da millenni
fra le stelle e le comete.
Siamo miliardi, a bordo:
uomini, donne, bambini,
e anche i nostri morti
ci stanno sempre vicini.
La strada è lunga. Ma noi
siamo un solo equipaggio:
se ci diamo la mano,
faremo un buon viaggio(31).

L'umanità vive sulla stessa astronave che è la terra. Non si può ignorare di far parte tutti di uno stesso equipaggio. In questo caso l'esempio di Rodari è molto più vicino alla realtà di quanto ci facciano credere i nostri vecchi pregiudizi.
Effettivamente il kouan assomiglia molto alla filastrocca, soprattutto per il suo aspetto di nonsense. In realtà c'è nel kouan più senso rispetto al linguaggio ordinario che soltanto gli illuminati, secondo il buddhismo, possono cogliere.
Questa sovrabbondanza di senso è presente anche nella filastrocca. Rodari è un maestro sublime nell'utilizzare la tecnica della filastrocca per rivelare la ricchezza di significati della realtà. Questa filastrocca è in tal senso la realizzazione migliore:

Che cosa ci vuole

Per fare un tavolo
ci vuole il legno,
per fare il legno
ci vuole l'albero,
per fare l'albero
ci vuole il seme,
per fare il seme
ci vuole il frutto,
per fare il frutto
ci vuole il fiore:
per fare un tavolo
ci vuole un fiore(32).

Questa filastrocca è anche la dimostrazione più lampante della propensione di Rodari all'utilizzo del pensiero circolare. Si parte dal tavolo per passare attraverso legno, albero, seme e frutto, così da giungere al fiore. E il cerchio si chiude con il fiore che è l'origine del tavolo. Questa è davvero una bella quadratura del cerchio, ottenuta senza nemmeno l'uso di pi greco.
Soltanto il pensiero creativo, definito da alcuni psicologi come "pensiero laterale"(33), permette la risoluzione del kouan. La domanda di un maestro zen poteva essere: "Che cosa ci vuole per fare un tavolo?". La risposta sarebbe stata: "Per fare un albero ci vuole un fiore". Se avessimo risposto così avremmo risolto il kouan e saremmo stati riconosciuti come degli illuminati. Rodari ha fatto questo.
Ora non spetta a noi dire se Rodari avesse raggiunto il satori. Questo è al di fuori della nostra indagine. Invece la somiglianza fra kouan e filastrocca ci riguarda direttamente e ci ha portato a delle osservazioni certe ed esatte.
Ci sono dei motivi precisi che spiegano tante somiglianze fra kouan e filastrocca che vanno ben oltre quella "siderea distanza culturale" ricordata da Lapucci.
Sembra che Rodari accetti uno dei principi del dharma: secondo uno dei "pilastri della saggezza", tutto le cose e gli eventi nell'universo sarebbero in relazione. La scelta di Rodari per la forma filastrocca è quindi dettata da tale motivo. La filastrocca ha anch'essa questa propensione unificatrice che considera tutte le cose in relazione. Tanto amore da parte di Rodari per la filastrocca era dunque motivato. Una delle filastrocche più note rivela questa caratteristica straordinaria del relazionare:

Giro giro tondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra.

Il "tutti giù per terra" è la dimostrazione più esplicita dei rapporti che si stringono in quel mondo che gira. Un'altra famosa filastrocca mostra altre strane relazioni:

Ambarabà ciccì cocco
tre civette sul comò
che facevano l'amore
con la figlia del dottore,
il dottore s'ammalò
ambarabà ciccì cocco.

Lasciando da parte ogni interpretazione psicoanalitica, tentiamo un altro genere di approccio. Se tutto è in relazione, allora è consequenziale che capiti alla figlia del dottore d'avere un amplesso piumoso con le civette. Ovviamente questo provoca che il dottore si ammali. Non tanto perché esiste una relazione causale. Anzi, la relazione causale è soltanto una dei tanti tipi diversi di relazioni. Il tipo di relazione che fa ammalare il dottore si può dire per "simpatia". O forse per "parentela". Infine cosa c'è di meglio di un dottore che guarisce i suoi pazienti che cade malato. La relazione è qui per contrari e analogie. Un altro esempio di circolarità nella filastrocca:

Domani è festa
si mangia la minestra;
la minestra non mi piace,
si mangerà la brace;
la brace è troppo nera,
si mangerà la pera;
la pera è troppo bianca,
si mangerà la panca;
la panca è troppo dura
si va a letto addirittura(34).

Finora abbiamo mostrato qualche esempio della struttura circolare della filastrocca, senza però ricordare che la parola filastrocca ha probabilmente il significato di qualcosa che gira. Secondo Tristano Bolelli, l'etimologia di filastrocca proviene dalla parola "fila"(35).
Qui possiamo fare qualche ipotesi per tentare di ricostruire l'etimologia di filastrocca. La filastrocca richiama il filare e il girare del fuso. Forse si deve pensare a una sorta di cantilena cantata dalle filatrici mentre lavoravano. Se tutto ciò è incerto e oscuro, non v'è però dubbio che filastrocca derivi il suo nome da filare, ossia girare con il fuso, per indicare la sua struttura circolare.

Note

1. Altri autori possono essere in disaccordo con noi e proporre meccanismi diversi. Non crediamo di fornire una proposta definitiva. Si tratta di un modo per cercare di capire la filastrocca e nulla più.
2. Il termine condensazione è stato ampiamente usato da Sigmund Freud nell'analisi del motto di spirito e dei sogni. Silvia Goi, rifacendosi al concetto di "lavoro di condensazione", ha spiegato l'aspetto apparentemente sconclusionato della filastrocca. (Goi, Silvia. 1991. Il segreto delle filastrocche. Xenia, Milano. p. 4)
3. De Saussure, Ferdinand, a cura di Tullio De Mauro. 1967. Corso di linguistica. Laterza, Bari.
4. Rodari, Gianni. 1986. Filastrocche per tutto l'anno. Editori Riuniti, Roma. p. 122.
5. Rodari, Gianni. 1964. Il libro degli errori. Einaudi, Torino. p. 128.
6. Rodari, Gianni. Filastrocche per tutto l'anno, op. cit., p. 80.
7. Rodari, Gianni. 1973. Grammatica della fantasia. Einaudi, Torino. pp. 7-12, pp. 34-36 e pp. 124-129.
8. Rodari, Gianni. Grammatica della fantasia, op. cit., p. 125.
9. Rodari, Gianni. Grammatica della fantasia, op. cit., p. 124 e p. 127.
10. Lapucci, Carlo. 1997. Il libro delle filastrocche. Vallardi, Milano. p. 98.
11. Lapucci, Carlo. Il libro delle filastrocche, op. cit., p. 107.
12. Santambrogio, Marco. 1992. Introduzione alla filosofia analitica del linguaggio. Laterza, Bari. p. 52.
13. Alfred Tarsky ha formalizzato tutto ciò secondo lo "schema T", dove T sta per true: "s è vero se e solo se p". Tarsky, Alfred. 1956. Logic, Semantics, Metamathematics. Paper from 1922 to 1938. Claredon Press, Oxford.
14. Rodari, Gianni. 1984. Il libro dei perché. Editori Riuniti, Roma. pp. 94-96.
15. Secondo Tarsky il linguaggio da solo non può affermare se qualcosa è vero o falso perché è dotato soltanto di una sintassi. La semantica è invece nel rapporto del linguaggio con il mondo. Si veda anche il rapporto fra parola e sintassi/semantica/pragmatica descritto da Charles Morris e Rudolf Carnap.
16. Rodari, Gianni. 1972. Filastrocche in cielo e in terra. Einaudi, Torino. p. 11 (La seconda edizione, "Einaudi Ragazzi" 1996, contiene nuove filastrocche rispetto alla prima del 1960).
17. Rodari, Gianni. 1985. Il secondo libro delle filastrocche. Einaudi, Torino. p. 49.
18. Rodari, Gianni. 1990. Prime fiabe e filastrocche. Einaudi, Torino. p. 47.
19. Rodari, Gianni. Filastrocche in cielo e in terra, op. cit., p. 71.
20. Rodari, Gianni. Grammatica della fantasia, op. cit., p. 6.
21. Wittgenstein, Ludwig. 1967. Ricerche filosofiche. Einaudi, Torino. p. 74.
22. Rodari, Gianni. Grammatica della fantasia, op. cit., p. 181.
23. Lapucci, Carlo. 1997. Il libro della filastrocche. Vallardi, Milano. p. 172-175.
24. Fromm, E. Suzuki, D. De Martino, R. 1968. Psicoanalisi e buddhismo zen. Ubaldini, Roma. p. 57.
25. Ibidem, p. 53.
26. Nyogen, Senzaki e Reps, Paul (a cura di). 1973. 101 storie zen. Adelphi, Milano. p. 54.
27. Dogen Zenji, maestro zen giapponese vissuto nella prima metà del XIII secolo.
28. Deshimaru, Taisen. 1993. Il vero zen. SE, Milano. p. 25.
29. Rodari era molto più vicino alla posizione di Gramsci. Ed è chiaro lo strappo da certe posizioni comuniste che è rappresentato dal lavoro di Gramsci, purtroppo troppo spesso occultato. Cambi ha spiegato il rapporto fra Rodari e le idee di Gramsci: Cambi, Franco. 1990. Rodari pedagogista. Editori Riuniti, Roma. pp. 38-39.
30. Rodari, Gianni. Filastrocche in cielo e in terra, op. cit., p. 25.
31. Rodari, Gianni. Il secondo libro delle filastrocche, op. cit., p. 95.
32. Rodari, Gianni. 1972. Filastrocche in cielo e in terra. Einaudi, Torino. p. 157. (2a ed., "Gli struzzi")
33. De Bono, Edward. 1981. Il pensiero laterale. Rizzoli, Milano.
34. Lapucci, Carlo. Il libro delle filastrocche, op. cit., p. 125.
35. "Filastrocca. Da fila, con un ampliamento di origine oscura". Bolelli, Tristano. 1989. Dizionario etimologico della lingua italiana. Editori Associati, Milano. p. 189.
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