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Articolo pubblicato sulla rivista
"LG Argomenti", anno XXXVII,
n. 3, luglio-settembre 2001.



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Introduzione alla letteratura giapponese per l'infanzia
I generi e gli autori del più grande repertorio letterario del mondo
di Cristiano Martorella

24 ottobre 2001. La parola giapponese che indica la letteratura per l'infanzia è jidoubungaku. Sotto questa definizione si nasconde la più grande produzione letteraria dedicata all'infanzia. Essa affonda le radici in una tradizione millenaria di favolistica(1), rafforzata dal solido apporto di una letteratura che può vantare l'invenzione del romanzo molti secoli prima dell'Occidente(2). A tutto ciò si è aggiunto il contributo della letteratura straniera(3) che, come nuova linfa, ha arricchito il già enorme repertorio giapponese.
Occuparsi di letteratura giapponese per l'infanzia equivale, per noi, a compiere una specie di esplorazione spaziale ai confini dell'universo. Infatti l'argomento non è mai stato affrontato, e tranne alcuni sporadici interventi(4), non si è tracciato un quadro di quella che è una delle maggiori letterature mondiali, sia per i contenuti che per la vasta produzione.
Nessuno dei nostri critici di letteratura per l'infanzia ha dedicato qualche pagina ad autori giapponesi. Ed in parte ciò è giustificabile. Dopotutto le case editrici italiane non hanno mai investito in progetti di traduzione delle opere giapponesi per l'infanzia. E i nostri bravi critici, spesso limitati alla conoscenza di poche lingue europee, non sono in grado di leggere le opere giapponesi in originale. Su un altro versante, sono scarsi i nipponisti italiani che si dedicano alla letteratura per l'infanzia, argomento ampiamente sottovalutato.
Il paradosso di tale ignoranza comincia a venire a galla nel momento in cui si affrontano argomenti collaterali alla letteratura giapponese, ad esempio l'animazione e il fumetto. Chiunque può osservare che molte delle storie dei cartoni animati sono riprese spesso dai classici libri di racconti. E questo accade anche per i fumetti e i cartoni animati giapponesi(5).
Purtroppo i nostri critici letterari non immaginano nemmeno su quale vasto repertorio fantastico si basi l'immaginario giapponese. Così cadono continuamente in gaffe che irritano parecchio chi ha una conoscenza approfondita di questo mondo.
Iniziare a parlare di letteratura giapponese per l'infanzia, significa dunque creare imbarazzo fra i vecchi critici letterari che si troveranno scavalcati di colpo da un universo a loro sconosciuto. L'emergere di questo mondo non permetterà più quelle facili costruzioni intellettuali e sofisticazioni che servivano a sostenere modelli di critica letteraria ormai inadeguati.
Nella cultura giapponese gli ideali del bunjin (letterato) hanno avuto sempre forti contatti con l'etica del bushi (guerriero). E noi intendiamo fare critica letteraria alla maniera giapponese, evitando quegli antipatici ammiccamenti e ipocrite simpatie tanto in voga attualmente in Italia. Quando si arriva a trattare qualcosa di completamente nuovo e sconosciuto, non si può fingere e nascondere il sovvertimento dell'ordine precostituito per non irritare qualcuno(6).

I generi letterari

Parlare di generi letterari giapponesi è un po' come misurare l'acqua con un metro da sarto. I modelli di critica letteraria occidentali sono inapplicabili a quel mondo tanto distante e diverso dal nostro. Vedremo più in là per quali ragioni i tradizionali sistemi di classificazione sono inadeguati alla letteratura giapponese. Però vogliamo fornire ugualmente al lettore degli strumenti che possa utilizzare. Una nostra individuazione dei generi si può basare sulla distinzione già presente nella stessa lingua giapponese. Riconosciamo così alcune forme letterarie: mukashibanashi, monogatari, hanashi e douwa.
Possiamo tradurre mukashibanashi con "fiaba" nel significato ribadito recentemente da Bianca Pitzorno(7). Piuttosto interessante è notare l'origine di questa parola composta da mukashi (antichi tempi) e hanashi (racconto). Le fiabe giapponesi cominciano spesso con l'espressione mukashimukashi (c'era una volta). Si tratta di una sospensione temporale in un'epoca indefinita, un estraniamento, talmente importante che definisce anche il tipo di racconto. Un racconto, appunto, di "un tempo che fu".
Alcuni studiosi occidentali tendono a confondere la fiaba giapponese con la mitologia, il mukashibanashi con lo shinwa. Così qualcuno è arrivato ad affermare erroneamente che il Kojiki sarebbe un testo per bambini. Sbagliarsi non è possibile, poiché la mitologia giapponese ha un forte collegamento con la vita politica e sociale del paese. Non è un caso che tutta la mitologia shintoista sia servita per sostenere la divinità dell'Imperatore e legittimarne il potere.
Invece la fiaba si svolge in un mondo senza connessioni storiche, completamente slegato dalle vicende sociali. Tali errori non sono ammissibili, poiché la distinzione fra fiaba e mitologia è così chiara nella letteratura giapponese per i temi trattati e lo svolgimento della vicenda.
Monogatari è un termine che troviamo frequentemente nella letteratura e può capitare anche nella letteratura per l'infanzia. Ma il monogatari, letteralmente "racconto di cose" non era in origine un genere per bambini. Si tratta piuttosto di qualcosa di aulico e scritto in tempi antichi.
Secondo Adriana Boscaro, nell'antichità questa parola indicava un rapporto con le divinità, poiché mono era equivalente a uno spirito. Quindi, l'uso del termine monogatari nella letteratura per l'infanzia può indicare una riduzione e adattamento per i bambini di un testo più difficile (fenomeno molto frequente) oppure l'intenzione dell'autore di dare al racconto un gusto antico e idilliaco, molto poetico.
Hanashi è semplicemente il "racconto". Sotto questo nome possiamo trovare storie ordinarie che non seguono un genere letterario specifico.
Douwa è il genere per l'infanzia in assoluto. La parola significa letteralmente "racconto per bambini". Ma la destinazione a un pubblico infantile non significa uno stile più semplice, una narrazione elementare e una perdita di ricchezza. Al contrario, per gli scrittori giapponesi il douwa è il racconto per eccellenza.
Per capire questo tema dobbiamo ricorrere all'ingegno di Italo Calvino che era su posizioni molto più avanzate rispetto all'attuale critica(8). Calvino aveva fortemente ridimensionato la divisione fra letteratura per l'infanzia e letteratura fantastica proponendo una convergenza nel "racconto di meraviglie". Calvino non era l'unico ad aver sostenuto l'incongruità di tale distinzione che è una "trappola per topi" costruita da venditori di libri che poco hanno a che spartire con la critica letteraria.
Anche Tzvetan Todorov è molto contrario alle fredde classificazioni nei confronti del genere fantastico e lo fa prendendo di mira Northrop Frye che aveva scimmiottato il metodo scientifico(9).
Detto ciò si capisce la modernità dei giapponesi che, guarda un po', avevano imboccato la strada di Calvino appena qualche secolo prima. Prova di tutto ciò è data da quelle poche pubblicazioni dei douwa in Italia che non sono inseriti in una collana per bambini, ma in testi dotti per specialisti sotto l'etichetta di "racconto fantastico". E non poteva essere altrimenti per un genere che appare ai nostri critici come troppo colto.

Gli autori fondamentali

Il più importante autore per bambini è senza dubbio Miyazawa Kenji (1896-1933). La fama di Miyazawa è molto diffusa in Giappone, e in quei paesi stranieri dove la letteratura per l'infanzia è affrontata in modo più internazionale.
Ad Hanamaki, il paese natio, gli è stato dedicato un intero museo, ed i libri critici dedicati alle sue opere sono centinaia. Fra i suoi douwa ricordiamo Sero hiki no Goushu (Il violoncellista Goushu), fiaba sulle potenzialità umane, Gingatetsudou no yoru (Una notte sul treno della Via Lattea), racconto surreale che subisce in parte l'influenza di De Amicis, Obber to zou (Obber e l'elefante), parabola contro lo sfruttamento del lavoro, e Chuumon no ooi ryouriten (Un ristorante pieno di richieste), aneddoto animalista carico di ironia.
Akutagawa Ryuunosuke (1892-1927) è il celebre scrittore che gli italiani dovrebbero ricordare come l'autore di Rashoumon, il racconto che ispirò il film di Kurosawa Akira vincitore del Leone d'Oro a Venezia. Egli scrisse numerosi douwa fra cui ricordiamo Kappa (Il kappa), Kumo no ito (Il filo del ragno), e Inu to fue (I cani e il flauto).
Pubblicò molti racconti su "Akai tori", una rivista specializzata in letteratura per ragazzi che ha segnato un'epoca ed ha contribuito in modo sostanziale allo sviluppo della moderna letteratura giapponese per l'infanzia.
Tsuboi Sakae (1900-1967) è un'altra importante autrice per l'infanzia. Fra le sue opere Okashina hanashi (Storia buffa), Eki no chikaku (Vicino alla stazione), Chiisana Darumasan (Il piccolo Daruma) e Nijuushi no hitomi (Ventiquattro occhi).
Dazai Osamu (1909-1948), considerato scrittore pessimista e di difficile lettura, ci sorprende con un suo meraviglioso douwa: Hashire Melos (Corri Melos). La storia narra la vicenda di un pastore siracusano che crede nella fiducia nell'amicizia e propugna la condanna del cinismo che attanaglia il cuore degli uomini di tutte le epoche. Da segnalare che il nucleo centrale della storia fu sviluppato a partire da una poesia di Schiller, come ci ricorda lo stesso autore.
Kadono Eiko (1935), autrice contemporanea, si è guadagnata un posto nella nostra carrellata degli autori fondamentali per l'impegno che ha profuso con grazia. Sicuramente sconosciuta ai rodarologi nostrani, Kadono è anche l'autrice del saggio "Prosciutto crudo e melone" pubblicato nell'edizione giapponese della Grammatica della fantasia. Fra le sue moderne fiabe ricordiamo Majo no takkyuubin (Le consegne della strega) e Majo no hikidashi (Il cassetto della strega). Importanti anche i suoi saggi e le traduzioni.
Questi sono soltanto alcuni delle migliaia di autori che hanno contribuito allo sviluppo della letteratura giapponese per l'infanzia. Attualmente essa è ancora molto vivace e crediamo che sarà difficile, perfino in Italia, continuare a nascondere questa realtà. A meno che non si voglia scegliere la via dell'isolamento culturale, atteggiamento che l'Italia ha già perseguito con tenacia negli anni più cupi della sua storia.

Note

1. La fiaba della Principessa Kaguya fu scritta verso l'anno 905, ossia circa nove secoli in anticipo sui fratelli Grimm (cfr. Anonimo. 1994. Storia di un tagliabambù. Marsilio, Venezia, p. 14).
2. Per chi non lo sapesse, la forma del romanzo fu inventata dalla dama di corte Murasaki Shikibu nel secolo XI. Si consulti in lingua italiana Murasaki. 1992. Storia di Genji. Il principe splendente. Einaudi, Torino.
3. Si ricordi come i giapponesi leggessero Cuore, da cui furono fortemente influenzati. Lo stesso Miyazawa aveva ascoltato la lettura in classe di Senza famiglia di Malot quando era un bambino. Non c'è da meravigliarsi per le trasposizioni in cartoni animati avvenute poi negli anni '70.
4. Molto discutibile per le conclusioni e le acrobatiche interpretazioni un articolo pubblicato su "Il Pepeverde". Cfr. Rita Casadei Okada. La letteratura giapponese per ragazzi, in "Il Pepeverde", n. 3 , 2000, pp. 25-27.
5. Per esempio l'opera della simpatica Kadono Eiko che ha avuto tale trasposizione. Cfr. Pellitteri, Marco. 1999. Mazinga nostalgia. Castelvecchi, Roma, p. 294.
6. In Giappone il valore della letteratura è qualcosa di assoluto. La letteratura opera su ciò che costituisce la base dei rapporti sociali: l'animo umano. Dunque la sua importanza non è solo formale. Soltanto così si può capire l'impegno sociale degli scrittori giapponesi come Natsume Souseki, Hayashi Fumiko, Mushanokouji Saneatsu e Dazai Osamu.
7. Pitzorno, Bianca. C'era una volta... la fiaba, in "Andersen", n. 150, giugno 1999.
8. Cfr. Calvino, Italo. 1977. Fiabe italiane. Mondadori, Milano, p. 53.
9. Cfr. Todorov, Tzvetan. 1977. La letteratura fantastica. Garzanti, Milano, pp. 7-12.

Bibliografia

Shiroki, Shigeru. 1970. Jidoubungaku jiten. Toukyoudou Shuppan, Tokyo.
Andou, Mikio. 1977. Jidoubungaku no sanpo. Machida.
Suzuki, Wasei. 1985. Nihon jidoubungaku: shippitsusha. Gakushuuin joshitanki daigaku toshokan, Tokyo.
AA.VV. 1978. Jidoubungaku no sengoshi. Toukyoushoseki, Tokyo.
AA.VV. 1995. Miyazawa Kenji no sekaiten. Asahi Shinbunsha, Tokyo.
Miyazawa Kenji. 1995. Shinkouhon Miyazawa Kenji zenshuu. Chikuma Shobou, Tokyo.
Tsuboi, Sakae. 1998. Tsuboi Sakae zenshuu. Bunsei, Tokyo.
Dazai, Osamu. 1989. Hashire Melos. Koudansha, Tokyo.
Kadono, Eiko. 1985. Majo no takkyuubin. Fukuinkan Shobou, Tokyo.
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