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Issunboushi, il Pollicino giapponese
La vendetta dei piccoli e la sconfitta dei prepotenti
di Cristiano Martorella

2 maggio 2005. La storia di Issunboushi è una fiaba giapponese abbastanza nota, anche per la somiglianza con la fiaba di Pollicino e altre similitudini che l'avvicinano alle novelle occidentali. In effetti Issunboushi è un otogibanashi, per essere precisi, ovvero un racconto per diletto. Gli otogibanashi sono stati il genere primordiale di racconti adatti per essere narrati ai bambini come intrattenimento, quindi sono alla base della letteratura per l'infanzia della cultura tradizionale giapponese(1). Ricordiamo intanto la fiaba di Issunboushi(2), poi svolgeremo le nostre considerazioni critiche.
In un villaggio remoto vive una coppia di anziani che non ha figli. Sono tanto soli e tristi perché senza prole(3). Piangono e supplicano le divinità dicendo:

Per favore, dateci un bambino anche piccolo all'incirca quanto un dito va bene (te no yubi hodo no chiisai kodomo demo ii kara osazuke kudasai).

Finalmente le preghiere vengono esaudite e la donna partorisce un bambino non più grande di un dito, così viene chiamato Issunboushi(4). Issunboushi è un bambino veramente piccolo che non cresce mai. Anche se mangia tanto non si sviluppa. Gli altri bambini lo prendono in giro apostrofandolo col nome di nanerottolo (chibi). Un giorno Issunboushi decide di cercare fortuna nella capitale. Così egli dice:

Vado nella capitale per cercare un lavoro (miyako ni shigoto o mitsuke ni iku).

I genitori gli donano tre oggetti utili per il viaggio. Una ciotola (wan) che messa in testa funge da cappello, un ago (hari) posto al fianco come una spada, una bacchetta (hashi) per mangiare usata come bastone da viaggio. Cammina per molti giorni finché arriva al fiume Kamo che scorre fin dentro la città. Attraversato il fiume a bordo della ciotola, Issunboushi giunge finalmente alla capitale. Però egli deve fare molta attenzione a non essere calpestato dalla folla che gremisce le strade della città. Così sceglie un sentiero tranquillo che lo porta davanti a un grande palazzo. Issunboushi grida chiamando i padroni di casa:

Scusate il disturbo (gomen kudasai, onegai shimasu).

Arriva un servo che purtroppo non riesce a vederlo. Allora grida più forte dicendogli di essere a lato dei suoi zoccoli. Finalmente lo vede. L'uomo si meraviglia assai per la piccolezza di Issunboushi. Non aveva mai visto un essere umano così minuto. Lo porta quindi a mostrarlo alla principessa che lo trova tanto carino da assumerlo a servizio nel palazzo. Un giorno la principessa si reca al tempio Kiyomizu a pregare la dea Kannon. Sulla strada del ritorno ella è assalita da un orco. Issunboushi grida sfidando l'aggressore:

Qui c'è Issunboushi, preparati (Issunboushi koko ni ari, kakugo shiro).

Ma l'orco non lo prende sul serio e si mette a ridere davanti alla sua piccolezza. Poi lo inghiotte in un solo boccone. Senza scoraggiarsi Issunboushi colpisce nello stomaco con il suo ago. L'orco ferito si lamenta:

Che dolore! (itai, itai)

Risalendo per la gola, Issunboushi arriva al naso e da lì esce. L'orco scappa spaventato e abbandona perfino il suo tesoro. La principessa raccoglie la mazza (kozuchi) dell'orco e dice:

Questa mazza magica può esaudire un desiderio. Tu che cosa vuoi?

Issunboushi non ha incertezze.

Voglio diventare grande! (ookikunaritai)

Così si trasforma in un bellissimo giovane e sposa la principessa.
Passiamo adesso alle considerazioni critiche. A volte il tema di una fiaba è così popolare da assurgere a una diffusione universale grazie alle sue valenze simboliche. Anche il Pollicino giapponese, Issunboushi, riprende il tema del piccolo contro il grande. Questo tema è stato magnificamente analizzato da Bruno Bettelheim. Egli individua, nella fiaba di Jack e il fagiolo magico, l'elemento cruciale della vicenda: l'autoaffermazione del bambino(5). Le fiabe che esaltano un piccolo contro un gigantesco avversario, hanno lo scopo di indicare la possibilità dello sviluppo infantile, della crescita, sia fisica sia psicologica, e infine l'acquisizione di indipendenza. Il paragone di Issunboushi con Pollicino e Jack è molto pertinente in questo caso. Purtroppo una comparazione simile è mancata da parte dei critici italiani per disdicevoli motivi. Tutto ciò che è giapponese è considerato dagli educatori italiani come una minaccia. Non bisogna dimenticare le campagne astiose contro i cartoni animati giapponesi(6) che continuano ancora oggi. Perciò la letteratura infantile giapponese è sottoposta ad una orribile censura(7). Inoltre le tendenze attuali della letteratura per l'infanzia(8) in Italia sono discordanti con la narrativa giapponese che non ha paura di affrontare temi scomodi e difficili. Però i bambini italiani imparano le fiabe e le leggende giapponesi attraverso i fumetti e i cartoni animati giapponesi, aggirando la censura.
La fiaba di Pollicino sembra riproporsi in maniera grottesca nella realtà attuale che vede i bambini ancora minacciati dagli adulti. La repressione dell'immaginario infantile agisce tramite la proibizione. La proibizione si applica attraverso la punizione, che è violenza. La violenza degli educatori è celata da un velo di ipocrisia, accettata socialmente e garantita dall'appoggio esplicito delle istituzioni. La liberazione dell'immaginario è perciò emancipazione da questa situazione. Tutte le fiabe di Pollicino, dall'Europa al Giappone, insegnano ai bambini a rendersi emancipati e indipendenti affrontando gli adulti (i giganti e gli orchi), che più spesso di quanto si creda, sono oppressori malvagi.

Note

1. Cfr. Martorella, Cristiano. Le forme della fiaba giapponese. I generi otogibanashi e mukashibanashi, in "LG Argomenti", anno XXXVIII, n. 2, aprile-giugno 2002, p. 51.
2. Il volume giapponese per bambini più diffuso di questa fiaba è il seguente: Ishii, Momoko. 1965. Issunboushi. Fukuinkan, Tokyo. Le illustrazioni sono di Akino Fuku.
3. Il tema della coppia che non ha figli, e ne riceve inaspettatamente uno, è comunissimo nelle fiabe giapponesi.
4. Il nome Issunboushi significa letteralmente bonzo di tre centimetri. Issun è la contrazione di ichi sun, ossia 1 sun. Antica misura di lunghezza, il sun equivale a 3.03 cm.
5. Cfr. Bettelheim, Bruno. 1984. Il mondo incantato. Feltrinelli, Milano.
6. Cfr. Martini, Alessia. 2004. I robottoni. Edizioni Il Foglio, Piombino. Lo scontro sui cartoni animati giapponesi è durissimo e ampiamente documentato. Spesso si è ricorsi anche ad atti giudiziari nel tentativo di sopprimere i prodotti giapponesi per l'infanzia. Ovviamente le futili denunce di molte associazioni non hanno potuto cancellare definitivamente il mondo immaginario dei fumetti e cartoni animati giapponesi, anche se hanno recato danni gravissimi.
7. Sulla questione della censura della letteratura infantile giapponese abbiamo interrogato in proposito il critico letterario Fernando Rotondo, e la risposta ricevuta è sconcertante. Secondo lo studioso, in Italia la letteratura giapponese per bambini dovrebbe rimanere confinata in un ambito specialistico, ossia la nipponistica. La scuola italiana non può introdurre lo studio delle fiabe giapponesi. La risposta è ancora più sconvolgente perché Fernando Rotondo si fregia dell'onore di scrivere articoli sul multiculturalismo e l'intercultura nella scuola. Abbiamo cercato di ricevere altre indicazioni su questo isolamento della letteratura infantile giapponese, ma Fernando Rotondo non ha saputo, o non ha voluto, fornirci risposte plausibili.
8. Il difetto maggiore della letteratura italiana per l'infanzia è quello di aver edulcorato i temi più difficili, semplificando e banalizzando. In questo senso, uno dei critici letterari responsabili dell'operazione di edulcorazione della letteratura per l'infanzia è stato Pino Boero. La letteratura giapponese infantile rimane perciò difficile da proporre in Italia, a causa della sua varietà e ricchezza che diviene ostica per gli addetti ai lavori delle case editrici e i critici letterari nostrani.

Bibliografia

Bettelheim, Bruno. 1984. Il mondo incantato. Feltrinelli, Milano.
Boero, Pino. 1997. Alla frontiera. Momenti, generi e temi della letteratura per l'infanzia. Einaudi Ragazzi, Trieste.
Boero, Pino e De Luca, Carmine. 1996. La letteratura per l'infanzia. Laterza, Roma-Bari.
Buongiorno, Teresa. 1997. Dizionario della fiaba. Antonio Vallardi, Milano.
Denti, Roberto. 1990. Orchi. Balli. Incantesimi. Einaudi Ragazzi, Trieste.
Denti, Roberto. 1982. Come far leggere i bambini. Editori Riuniti, Roma.
Detti, Ermanno. 1987. Il piacere di leggere. La Nuova Italia, Firenze.
Gatto Trocchi, Cecilia. 1988. Le fiabe più belle del mondo. Mondadori, Milano.
Ishii, Momoko. 1965. Issunboushi. Fukuinkan, Tokyo.
Martorella, Cristiano. Traditori del Sol Levante, in "LG Argomenti", anno XXXVIII, n. 2, aprile-giugno 2002.
Martorella, Cristiano. Introduzione alla letteratura giapponese per l'infanzia, in "LG Argomenti", anno XXXVII, n. 3, luglio-settembre 2001.
Martorella, Cristiano. Le forme della fiaba giapponese. I generi otogibanashi e mukashibanashi, in "LG Argomenti", anno XXXVIII, n. 2, aprile-giugno 2002.
Orsi, Maria Teresa. 1998. Fiabe giapponesi. Einaudi, Torino.
Ozawa, Toshio. 1994. Mukashibanashi no kosumorojii. Koudansha, Tokyo.
Ozawa, Toshio. 1992. Fiabe giapponesi. Arnoldo Mondadori, Milano.
Solinas Donghi, Beatrice. 1993. La fiaba come racconto. Mondadori, Milano.
Takeshita, Toshiaki. 1996. Il Giappone e la sua civiltà. Profilo storico. Clueb, Bologna.
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