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Le protagoniste e il loro doppio nella letteratura di Takahashi Takako

Capitolo 3. La forza della fantasia

3.1 La gravidanza indesiderata

Abbiamo visto come la protagonista di Takahashi Takako sia una donna che non si sente a suo agio dentro di sé, insicura di quello che fa e di quello che è. Uno dei sintomi più frequenti di questo suo "malessere" è il rifiuto di ricoprire per esempio il naturale ruolo di madre, un ruolo che le è stato "imposto". E' la natura che ha deciso che lei deve avere figli e non le rimane altro che sottostare. In Kyousei kuukan Shouko non ha solo paura che la sorella venga a sapere della gravidanza ma anche paura della gravidanza stessa:

Shouko viveva non sapendo come trattare il suo corpo che aveva ricevuto così, senza potere fare nulla, e ora dal fondo del suo corpo cominciava a vivere un altro corpo accettandolo ancora senza potere fare nulla e probabilmente si gonfiava a vista d'occhio come qualcosa di vivo: tutto ciò le fece pensare che avrebbe rafforzato l'incertezza che già viveva.

Quella che presenta Takahashi è una "donna demoniaca" (akui o motsu josei) in contrasto con la "donna materna" che ricopre invece le tradizionali qualità femminili e che si conforma al ruolo sociale che le è stato imposto. Il termine "demoniaca", alla luce delle scelte religiose della scrittrice, potrebbe essere frainteso e racchiuso in una visione tipicamente cattolica in cui al bene è opposto il male. E' invece una donna che viola le leggi, che può isolarsi dalle tendenze dominanti ed essere capace di autotrasformarsi. Nel suo saggio "Sei - onna ni okeru mashou to bosei" (Sessualità - il demoniaco e il materno nelle donne), Takahashi elabora la sua nozione della donna libera come "demoniaca". Dice che ogni volta che scrive, nota che la protagonista femminile che emerge è sempre una "donna demoniaca" quindi sospetta che ogni qualvolta una donna si realizza, affiori questo suo lato malvagio. E anche se generalmente le donne nutrono l'istinto materno, il polo opposto al demoniaco, in tutti i suoi romanzi questo istinto deve ancora uscire(23).
Le sue protagoniste violano i tabù sia per esprimere il loro disprezzo per i valori tradizionali, sia per inoltrarsi in un mondo interno a loro. Infatti rigettano i parametri sociali della vita moderna perché deludenti e sterili e cercano, o creano realtà alternative.
Nel racconto Byoubou (Vastità) appartenente alla raccolta del 1971 Kanata no mizuoto (Quel rumore dell'acqua), per esempio si narra di una donna che ha da poco abortito e mentre suo marito è depresso per la perdita del figlio, lei non condivide questo suo dispiacere; al contrario, si sente sollevata di essersi sbarazzata di questo noioso parassita e comincia a sospettare che abbia voluto lei stessa inconsciamente la morte del bambino. E' quasi agghiacciante il passo in cui la protagonista è presa da un desiderio implacabile di pungere con l'ago con cui stava cucendo il polpaccio ben in carne di un bambino tenuto in braccio dalla madre di fronte a lei in treno. Approfitterà di un temporaneo momento di confusione per realizzare questa sua azione inconcepibile.
Si potrebbe parlare nello specifico di "matrofobia" che non è da intendere come paura della madre o della maternità, ma di diventare come la propria madre. Adrienne Rich scrive che le figlie riterrebbero che la madre personifichi tutti i compromessi e l'odio per se stesse da cui cercano di liberarsi, la persona attraverso la quale sono state trasmesse le restrizioni e degradazioni dell'esistenza femminile:

La matrofobia può essere vista come una divisione dell'io femminile, come il desiderio di sottrarsi definitivamente a tutte le schiavitù della propria madre, di divenire individui a sé stanti e liberi. La madre rappresenta la vittima che è in noi, la donna asservita, la martire. Le nostre personalità sembrano confondersi e sovrapporsi pericolosamente a quelle delle nostre madri; e nel disperato tentativo di scoprire dove finisce la madre e inizia la figlia, tagliamo di netto."(24)

La madre diventa allora distruttrice invece che creatrice, annulla più che preservare e trasmettere dei valori, ed agisce indipendentemente più che diventare strumento passivo nelle mani della famiglia del marito.
In Seihou no kuni la protagonista crede di essere incinta solamente perché le era stato profetizzato dal suo uomo, ma alla fine del racconto si renderà conto della sua ingenuità e che quella gravidanza era solamente frutto della sua immaginazione. La gravidanza isterica è infatti definita come uno stato psiconevrotico di alcune donne non fecondate che presentano amenorrea e desiderano vivamente la maternità interpretando come fenomeni gravidici segni e sintomi di diversa origine. La forza dell'autoconvinzione può arrivare a questi limiti estremi avendo come origine la pura fantasia. E' la fantasia che fa scaturire la gravidanza isterica della protagonista e che le fa credere all'esistenza di quel "paese ad ovest". Ma anche lei riuscirà finalmente a distinguere tra realtà e immaginazione venendo "svegliata" amaramente da quello stesso uomo di cui era innamorata.
Come hanno messo in luce diversi ricercatori, la gravidanza, in particolare la prima, rappresenta una profonda crisi maturativa, un momento di svolta nel ciclo vitale femminile(25). Affrontando la maternità nell'ottica del processo di separazione-individuazione, si può affermare che essa comporta una più articolata individuazione di sé stessa come donna ed un'ulteriore differenziazione dei proprio confini personali e del proprio spazio interno, un percorso personale già iniziato nella prima infanzia e sviluppato nelle fasi successive.
Appare naturale quindi trovare anche nella letteratura di impostazione psicoanalitica la gravidanza come un evento che si iscrive nel processo evolutivo personale di ogni donna. Con grande acume Simone de Beauvoir fa notare che la donna "abitata da un altro che si nutre della sua sostanza" per tutto il periodo della gravidanza è insieme se stessa e diversa da sé. Una donna in gravidanza deve affrontare un grande sconvolgimento mentale oltre che fisico. Si segna l'inizio di una nuova fase della propria vita e di quella di un'altra ed è inevitabile affrontarla con un atteggiamento instabile e insicuro(26).
Tutta la letteratura di Takahashi è contaminata dalla fuga delle donne dalla maternità, come evento biologico e come pratica culturale, e il loro obiettivo a rivivere la sensazione di fusione infantile con la madre. Si esplorano quindi diversi sentieri verso il "jouissance"(27), con un'esperienza mistica, con la pazzia o con aberranti pratiche sessuali. In alcune storie l'eroina è attratta da un uomo che sta fuori dall'ordine sociale e sembra capace di farle ritornare alla mente il suo odio per il ruolo materno. Quando questa persona è una donna, appare come un'anima fraterna o addirittura gemella che guiderà l'eroina lontano da quel sentirsi schiava. In Kyousei kuukan la relazione di una donna con sua sorella effettivamente rivela i suoi desideri sia per un'autonomia sia per una fusione.

3.2 L'anima

E' da mettere in rilievo anche il ruolo dell'anima nella narrativa di Takahashi Takako. Non bisogna fraintendere il concetto di anima in termini filosofici o metafisici. L'anima (tamashii) non è semplicemente l'insieme di cuore e intelletto ma anch'essa come tutto il resto del racconto, ruota intorno alla fantasia della protagonista. E' ancora il mondo fantastico della protagonista a farci entrare nella sua anima.
In Kyousei kuukan, con gli episodi di strana coincidenza, la scrittrice non fa che "giocare" con le due anime simbiotiche delle due sorelle per farci confondere ciò che è reale da ciò che è fantasia e rompere i confini tra i due mondi. Le altre persone e le cose non sono più distintamente diverse: il confine tra soggetto e oggetto viene cancellato e le anime scivolano l'una nell'altra. Episodio che può essere d'esempio è quando Shouko fa l'amore con il marito Nobuo. Le emozioni sono fortissime, la sua fantasia ci porta nella stanza in cui dorme Fujiyo finché le anime delle due sorelle sembreranno provare le stesse emozioni e nello stesso momento. E' un legame forte e spirituale quello fra le due donne, che fa capire quanto adeguato sia il titolo del racconto: Kyousei kuukan, quello spazio in continua simbiosi tra le due sorelle nonostante venga spesso minacciato dai sentimenti di gelosia e invidia.
Come fosse un preciso stile letterario, la fantasia è ben studiata per esplorare i nostri desideri dimenticati o frustrati dalla società. Molta letteratura fantastica femminile disegna protagoniste che racchiudono l'arrischiarsi oltre i limiti posti dalla loro società del possibile e del permissibile, in modo da soddisfare i loro desideri di piacere sessuale e di libertà da ogni schema prestabilito. Sogni, fantasie regressive, pazzia, un carattere socialmente e sessualmente trasgressivo e esperienze mistiche sono tutti importanti motivi nella letteratura fantastica femminile; questi fungono da veicoli per il personaggio del testo, per ricoprire i suoi desideri repressi o i suoi tabù, facendogli perdere temporaneamente l'identità sociale che si era costruito. Si riformula allora la sua soggettività sfidando le definizioni che la società dà della natura e del destino femminile.
Takahashi fa uso della fantasia nella sua produzione come mezzo per comprendere la natura femminile. Abbiamo visto come alcune delle sue storie per esempio esplorano l'ostilità e la repulsione di una donna verso la gravidanza, la maternità e la famiglia attraverso la sua fantasia sulla violenza nei confronti delle "donne con istinto materno" e dei bambini. Ma la fantasia trova anche attimi di pura libertà: ecco allora che il sole del tramonto può perdere sangue da quanto è rosso, l'aereo può rincorrere il sole, i grattacieli appaiono all'improvviso inclinarsi come un quadro astratto e ci si ritrova in un paese che in realtà non può esistere ma che è presente dentro di lei, nella sua anima.
A tratti l'anima sembra quasi diventare qualcosa di materiale, si può rinchiuderla in una pesca e ingoiare con quella anche tutta l'anima della sorella oppure si può persino arrivare a scambiarsela. Può lasciare perplessi il modo così naturale con cui l'uomo in Seihou no kuni descriva alla protagonista come avviene lo scambio dell'anima:

Quando ad impercettibili intervalli di tempo le persone incontrano gli occhi con qualcun altro solo per un istante e per caso, si scambiano l'anima. Succede quando non se lo si aspetta, quindi l'anima è aperta e per di più, essendo colti entrambi di sorpresa ci si guarda fisso negli occhi e avviene questo fenomeno. La propria anima se ne va in quella persona, senza doversi fermare all'infinito in qualcuno, e quella persona incontrando a sua volta gli occhi di qualcun altro scambierà il testimone con chi nemmeno si conosce. Nelle grandi città dove vivono anche milioni di persone, ritrovare l'anima che era andata via, sembra sia del tutto impossibile ma in realtà non è come ci si aspetta: l'anima provando affetto per il luogo d'origine, di certo si riavvicina.

Anche l'anima sembra qualcosa di volubile. Non è eterna o immortale ma anch'essa ci prende in giro, ci fa innamorare di qualcuno che a distanza di mesi non avrà più la stessa anima, non si ricorderà nemmeno più di quel viaggio e apparirà "con un viso che sembra una maschera".
Il concetto di "anima" è quindi un tema ricorrente nella narrativa della scrittrice non tanto per il suo significato spirituale ma piuttosto perché è entrando nell'anima della protagonista che si può viaggiare nella sua fantasia e nelle sue vere emozioni. L'anima è il proprio hontou no watashi, conserva i desideri dimenticati e tutto questo, assieme, ruota attorno alla fantasia.

3.3 Il fantastico

Dopo aver messo in rilievo il frequente ricorso della scrittrice di elementi fantastici, vorrei ora approfondire il tema del fantastico con una visione generale di esso nella letteratura giapponese.
La generazione di scrittori e scrittrici dal secondo dopoguerra in poi tratta temi comuni perché testimone degli stessi eventi storici e delle stesse condizioni sociali. Sono, infatti, anni di grandi cambiamenti a livello politico e sociale. E' un Giappone sconfitto che si trova ad obbedire a tutto ciò che gli è imposto dalle forze di occupazione alleate che procedono in due direzioni: la smilitarizzazione e la democratizzazione del Giappone. Il cambiamento più notevole è stato forse la diffusione di pari diritti e l'allentamento della rigorosa gerarchia che aveva da sempre caratterizzato la famiglia, la scuola, le compagnie commerciali, l'esercito e qualsiasi altro tipo di organizzazione. Ma ciò non significa che da dopo la guerra nella cultura giapponese non fosse più determinante l'appartenere ad un gruppo.
Sono stati anni di una rapida e grande ripresa economica in cui la letteratura è stata molto attiva. Oltre a raccontare la cruda e personale esperienza della guerra e delle bombe atomiche, si riapre la via a traduzioni su vasta scala di opere straniere offrendo una più ampia conoscenza delle tecniche letterarie più in voga del momento.
La difficoltà di adattarsi al nuovo ambiente circostante, il senso di inutilità seguito alla sconfitta e la sfiducia in ogni valore precedentemente accettato si riflettono nella letteratura che ama spesso rifugiarsi nel mondo del fantastico, un genere infatti difficile da definire per la sua commistione di libertà ed escapismo. La letteratura fantastica nasce per essere libera da molte delle convenzioni e restrizioni dei testi più realistici; rifiuta di osservare le categorie del tempo, dello spazio e dell'identità, eliminando la cronologia, la tridimensionalità del mondo reale e le rigide distinzioni tra soggetti animati ed inanimati, l'"io" e l'"altro". Il fantastico non fa che spingere il lettore da quella apparente familiarità e sicurezza del mondo noto e familiare verso qualcosa di più strano e meraviglioso. Prende le parole e le riconfigura secondo altri valori semantici. In questo modo ci rende liberi.
Con questo breve cenno alla situazione storica del Giappone dopo la seconda guerra mondiale, voglio dimostrare che come qualsiasi altro testo, un testo fantastico è prodotto nel suo contesto sociale e determinato in esso e non potrebbe essere capito al di fuori di esso. Sebbene sopravviva come una forma perenne e attuale, il fantastico si trasforma secondo le differenti posizioni storiche degli autori e, per sua caratteristica, tenta di soddisfare un bisogno che scaturisce dalle restrizioni culturali: è una letteratura del desiderio che cerca ciò che è sentito come assenza e perdita. La presenza quindi di elementi fantastici in letteratura è indice immediato delle condizioni di vita in cui si trova lo scrittore.
Dal secondo dopoguerra gli scrittori hanno incrementato l'utilizzo del fantastico e dell'assurdo non solo come via d'uscita ma anche per far luce sulle assurdità del mondo moderno. In questa visione fantastica, il mondo viene capovolto. L'utero per esempio è ora un luogo d'orrore e le donne non rivestono più il ruolo di mogli docili e buone. Sono quasi degli oggetti, accettabili solamente come vittime su cui agisce l'uomo. L'armonia della tipica famiglia giapponese viene ora sostituita con una visione da incubo in cui regna la depressione e la disperazione. Susan J. Napier nota addirittura come la figura femminile scompaia dalle fantasie degli scrittori del dopoguerra perché anch'esse facenti parte di quel mondo reale da cui cercano di scappare. D'altra parte appare speculare la situazione nelle scrittrici contemporanee a Takahashi Takako come Ooba Minako, Enchi Fumiko o Kanai Mieko: un mondo senza uomini. Per loro è infatti l'uomo a rappresentare i limiti soffocanti della gerarchia e degli obblighi: la loro narrativa attacca quel mondo sostituendolo con uno solitario e ricco di una fantasia indistinguibile dalla realtà. Caratteristiche queste che troveranno echi in tutta la letteratura contemporanea. E' sufficiente aver presente opere conosciute anche dai lettori italiani come Dansu, dansu, dansu (Dance dance dance) di Murakami Haruki o Hachikou no saigo no koibito (L'ultima amante di Hachikou) di Yoshimoto Banana per comprendere come realtà e fantasia siano mescolati assieme, facciano parte di uno stesso mondo, procedano parallelamente e non in contrapposizione.
Ciò che accomuna tutta la letteratura moderna è l'estrema insicurezza. Non ci sono valori a cui aggrapparsi, obiettivi da raggiungere. Sembra di vivere costantemente in una situazione precaria. Nella fantasia sia degli scrittori sia delle scrittrici si nota un opprimente pessimismo soprattutto nei rapporti tra uomo e donna. Il desiderio principale delle donne è semplicemente l'essere sola e fuori dalla società. Anche se forse è di poca importanza, pare che le donne facciano più uso del fantastico e dello horror per poter meglio creare contrasto con la donna giapponese da sempre stereotipata come sottomessa e docile(28).
Il fantastico indica o suggerisce le basi sulle quali si fonda l'ordine culturale, poiché si proietta, per un breve momento, sul disordine, sull'illegalità, su ciò che si trova al di fuori della legge, che è fuori dei sistemi dei valori dominanti(29). Evidenzia la parte espressa e occulta della cultura: ciò che è stato taciuto, reso invisibile, nascosto è reso latente. Una caratteristica più frequentemente associata con il fantastico è stata l'ostinato rifiuto delle definizioni prevalenti del "reale" o "possibile", un rifiuto che si somma a volte ad un'opposizione violenta:

Un racconto fantastico è basato e controllato da una palese violazione di ciò che è generalmente accettato come possibilità; è il risultato narrativo della trasformazione della condizione contraria al fatto nel fatto stesso."(30)

Anche l'etimologia della parola "fantastico" indica un'ambiguità basilare: è non-reale. Come il fantasma che non è né morto né vivo, il fantastico è una presenza spettrale sospesa tra l'essere ed il nulla. Esso prende il reale e lo rompe. E' tutto ciò che non può o non potrebbe accadere.
Per raggiungere tali obiettivi si adottano svariate tecniche. Per esempio la confusione tra un "io" ed un "egli" attraverso la voce narrante ha come causa ed effetto una incertezza della visione, una riluttanza o incapacità a fissare le cose come esplicabili e note. Si ha quindi l'intenzione di spingere il lettore da quella apparente familiarità e sicurezza del mondo noto e familiare verso qualcosa di più strano, verso un mondo le cui improponibilità sono più vicine al regno normalmente associato al meraviglioso. Si introducono di continuo confusione e alternative.
Per avvicinarsi alla scrittrice che ho qui trattato, è da mettere in rilievo anche l'uso del doppio e il concetto del male. I molti "io" parziali, doppi, multipli e smembrati sparsi in tutta la letteratura fantastica violano l'unità del "soggetto". E' proprio il potere del fantastico che mette in discussione la categoria del soggetto, quella definizione dell'"io" come un tutt'uno coerente, indivisibile e continuo. E' importante quindi notare le conseguenze di questa frantumazione dell'"io" poiché è proprio questa trasgressione delle unità del "sé" che costituisce la funzione più radicale e trasgressiva del fantastico.
L'identità è di per sé un concetto ideologico, prodotto nel nome di una rappresentazione "realistica" di una realtà presente, empiricamente verificabile all'esterno del testo letterario. Lo smantellamento di questo reale può avvenire proprio con la duplicazione della personalità (io doppio) o la moltiplicazione della personalità (io multiplo). E in questo il fantastico non procede per analogia, non si basa sulla similitudine e la comparazione (in quel modo, come, come se) ma sull'identificazione (ciò è veramente accaduto). Ovvero non introduce scene come se fossero reali: insiste sulla realtà della trasformazione.
Correlato al doppio, si usa spesso legare all'altro il concetto del male. Il male caratterizza qualsiasi cosa che è radicalmente diversa da me. Qualsiasi cosa in virtù di quella differenza sembra costituire una minaccia urgente e molto reale della mia esistenza. Non a caso uno sconosciuto, uno straniero, un estraneo, un emarginato sociale, qualsiasi persona che parla un linguaggio poco familiare o che si comporta in modo poco familiare, tende ad essere distinto come "altro", come male. Il male deriva proprio dalla stranezza, dalla diversità e per un possibile potere di perturbare il familiare ed il noto.
Takahashi Takako appartiene a pieno titolo a questo tipo di letteratura. Fa uso della fantasia come mezzo per contestare le finzioni culturali e il senso comune sulla natura femminile. Inoltre con la fantasia sovverte le nozioni di una fissa identità e di un fisso significato rendendo tutte le categorie fluide. Non rappresenta mai storie a lieto fine e le sue protagoniste si possono definire più che altro delle anti-eroine. Come lei stessa definisce, sono "donne demoniache in cerca di realtà alternative". Donne alienate che perdono il senso della loro identità e che sembrano ritrovarla nei loro sogni o nella loro immaginazione. Nella raccolta di saggi, Kioku no kurasa (1977) scrive:

La vita dell'io cosciente è una vita povera mentre nella coscienza latente si vive una vita vera, pura e fertile. Perciò non voglio nemmeno sapere che tipo di io sarei concretamente. Non bisogna fermarsi a credere al mondo che questo io vero sogna e vive. Bisogna retrocedere verso il mondo latente. Facendo un passo indietro, sognandolo la notte, si producono romanzi, si ha la pazzia.

La scrittrice si riferisce al mondo di immagini trasmesse dalla forza dell'immaginazione. Quel mondo latente è proprio il piccolo universo dell'"io" dove l'importante è appunto la fantasia come dice in Seihou no kuni:

Forse la differenza tra l'uomo e gli animali sta nella possibilità di entrare a fluttuare anche nelle vaste pianure dell'immaginazione. Non solo si espande la fantasia ma anche il corpo.

Note

23. In Kioku no kurasa, Jinbun Shoin, 1977, p. 87.
24. Rich, Adrienne. 1977. Nato di donna. Garzanti, Milano, p. 239.
25. Ammaniti, Massimo (a cura di). 1995. La gravidanza tra fantasia e realtà. Il pensiero scientifico, Roma. Dall'introduzione.
26. Lipari, Elena e Speranza, Anna Maria. "La gravidanza nella letteratura psicologica e psicoanalitica", in Ammaniti, Massimo (a cura di). 1995. La gravidanza tra fantasia e realtà. Il pensiero scientifico, Roma, pp. 11-34.
27. Ho trovato spesso questo termine di origine francese negli studi relativi alla scrittrice e ho voluto adeguarmi anch'io a quello che Lacan, Kristeva e Roland Barthes paragonerebbero ad un'estasi che supera i limiti del linguaggio e spazza via le nozioni di identità personale, stabilità e significati logici. Si distingue jouissance, che ha connotazioni trasgressive, dal semplice piacere, un'esperienza di tensione-eliminazione.
28. Napier, Susan J. 1996. The Fantastic in Modern Japanese Literature. The Subversion of Modernity. Routledge, London and New York, p. 81.
29. Jackson, Rosemary. 1986. Il fantastico: la letteratura della trasgressione. Tullio Pironti, Napoli.
30. Irwin, W. R. 1976. The Game of the Impossible: A Rethoric of Fantasy, p. X.
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