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Il linguaggio maschile nella lingua giapponese moderna
Capitolo III
3.1 La scelta del testo
Per analizzare le differenze pragmatiche del linguaggio si analizzano un certo numero di campioni. Generalmente, per raccogliere tali dati, si fa ricorso ad una ricerca sul campo, si vanno cioè ad intervistare delle persone registrandone le risposte. La scelta delle persone da intervistare è legata all'obbiettivo della ricerca ed alle caratteristiche che essi presentano (età, sesso, provenienza, posizione sociale, etc.). Tale ricerca è ovviamente molto lunga e dispendiosa, ma risulta l'unica praticabile in alcuni casi; come ad esempio ricerche nel campo della fonetica. Nel caso che siano più importanti gli aspetti lessicali, sintattici, etc. si può però far ricorso ad altri campioni: dei testi scritti. Tali testi possono essere sia di tipo letterario (racconti, romanzi, poesie) sia d'altro tipo (giornali, riviste od altro). Noi abbiamo optato per questa ipotesi, vista l'impossibilità di una ricerca sul campo, scegliendo come campione linguistico una sceneggiatura. Tale scelta presenta molti vantaggi: la quasi totalità del testo è composta da dialoghi, tutti i dialoghi devono aderire il più possibile alla realtà, devono cioè apparire il più possibile naturali ad un pubblico estremamente omogeneo(2). Tuttavia la scelta di un testo, diciamo così, "artificiale" presenta anche degli svantaggi, in quanto, non si è di fronte a un campione linguistico reale da analizzare direttamente ma ad una sua rappresentazione, filtrata attraverso l'universo linguistico dell'autore.
Potrebbero esserci quindi delle manipolazioni, causate da stereotipi sociolinguistici dall'autore stesso. Nell'analisi dei dati ricavati tali considerazioni sono state sempre tenute in mente. Va da sé che le deduzioni fatte di volta in volta hanno validità solo all'interno del testo in esame. Per la nostra ricerca è stato inoltre necessario raccogliere sia campioni maschili, che femminili, per poterli poi, una volta elaborati, confrontare tra loro.
3.2 Tokyo monogatari come campione linguistico
Tokyo monogatari, tradotto in italiano con "Viaggio a Tokyo", è un film di Ozu Yasujiro, uno dei cineasti giapponesi più bravi e famosi. Uscito nel 1953, narra del viaggio di due anziani genitori a Tokyo per incontrare i propri figli. Dopo aver trascorso alcuni giorni insieme a loro partono per una breve gita alla stazione termale di Atami. Al ritorno verso la loro casa, sfortunatamente l'anziana madre si sente male e muore. Saranno questa volta i figli a ritornare alla vecchia casa per i funerali, ricordando assieme all'anziano genitore i bei tempi passati. Al di là della storia in sé, quello che è interessante è la diversa visione dei rapporti familiari tra le diverse generazione in quanto appartenenti a diverse epoche: gli anziani nonni nati e cresciuti nell'epoca Meiji, i figli di questi ultimi nati a cavallo tra le due guerre ed i nipotini che, inseriti in una cultura moderna, si permettono persino di disubbidire ai propri genitori. Il testo in esame si presta molto bene al tipo di ricerca da noi intrapresa: sono, infatti, presenti personaggi di diverse fasce d'età, dai bambini agli anziani; anche se la maggior parte di loro appartiene alla stessa famiglia, vi sono anche dialoghi con personaggi estranei. Inoltre, non essendoci alcun intervistatore, i personaggi agiscono, o meglio vengono fatti agire, con spontaneità. Nello svolgersi della trama i personaggi si trovano ad esprimere diversi stati d'animo e sono perciò stimolati ad utilizzare strategie linguistiche diverse: ad esempio nel caso della morte della madre viene utilizzato un linguaggio più formale che negli altri casi.
3.3 Preparazione dei dati
La prima ricerca effettuata sul testo è stata quella delle caratteristiche dei personaggi (età e sesso) al fine di poter poi suddividere i loro enunciati nelle rispettive categorie; i dati ci venivano forniti dall'autore stesso ogni qual volta entrava in scena un nuovo personaggio. Abbiamo così formato due grandi gruppi: parlanti maschili (M) e parlanti femminili (F). Al loro interno sono stati suddivisi ulteriormente in tre sottogruppi: bambini (B), adulti (G), anziani (V). Tuttavia, vista l'assenza di personaggi femminili al di sotto dei vent'anni, sono stati creati solo cinque gruppi, indicati dalle sigle:
- MB = parlante maschile bambino
- MG = parlante maschile adulto
- MV = parlante maschile anziano
- FG = parlante femminile adulto
- FV = parlante femminile anziano
Sono stati eliminati quindi, tutti quei personaggi di cui l'autore non ne specificava il sesso e/o l'età. Oltre a questi ultimi sono state eliminate tutte le espressioni idiomatiche quali: arigatou ('grazie'), itte mairimasu ('a dopo'), sumimasen ('chiedo scusa'), etc. in quanto tali espressioni non raggiungevano il 4% dell'intero corpus e non mostravano alcuna differenza tra i due sessi. Al fine di estrapolare il maggior numero di informazioni, le frasi contenenti più proposizioni sono state individuate. Successivamente ogni singola proposizione è stata analizzata come frase a sé stante, seguendo un metodo già utilizzato da altri studiosi (Shibamoto, 1985; Ueno & Harada, 1975). Così una frase del tipo:
Asakusa made ittande kashi katte kita n de.
Asakusa fino a andare/poiché dolci comprare venire (part.) cop.
Visto che è andato fino ad Asakusa avrà portato dei dolci.
è stata suddivisa ed analizzata nelle due frasi:
- Asakusa made ittande.
- Kashi kattekita n de.
Inoue (1976, cit. in Shibamoto, 1985) ha diviso la frase giapponese in "nucleo della frase" e forme che si trovano alla fine della stessa, indicanti aspetto, modo e tempo. A queste forme se ne affiancano altre indicanti il rapporto del parlante nei confronti dell'ascoltatore ovvero le particelle finali. Ha inoltre dimostrato che, almeno l'aspetto e il nome, devono essere trattati come verbi principali di strutture profonde. Shibamoto (1985, pp. 85-6) tuttavia afferma che alcuni predicati profondi alterano le relazioni grammaticali tra nucleo della frase e sintagma nominale. Tra questi predicati sono compresi: causativi, passivi, potenziali, desiderativi e quelli che lei definisce tough-adjective (ovvero -nikui e -yasui). Perciò, tali predicati sono stati trattati come verbi composti (fukugo dooshi in giapponese) in modo da conservare accuratamente le informazioni sulla struttura di superficie. Di conseguenza le proposizioni contenenti tali predicati sono state assimilate a proposizioni con verbi semplici e schedate come tali. Nel caso si presentassero come ausiliari, analoga considerazione è stata fatta per i verbi: dare/avere (ageru, morau, kureru ed i loro onorifici), il verbo miru ('provare'), i verbi di direzione (iku, kuru ed i loro onorifici), i negativi (nai), i permissivi (- te mo ii) e le espressioni: kamoshirenai ('potrebbe darsi che..'), -te shimau ('finire per..'), nakereba naranai ('si deve').
3.4 Compilazione della scheda
Effettuata la raccolta dei campioni con le modalità spiegate nel precedente paragrafo, si è proceduto alla compilazione delle schede. Sono state utilizzate delle comuni schede da ufficio opportunamente adattate, al fine di rendere più agevole la successiva ricerca e raccolta dei dati. Analizziamo più in dettaglio i vari campi in cui è stata suddivisa la scheda:
- Numero. E' stato qui indicato il numero progressivo della frase nell'ordine in cui appariva nel testo. Sono state create due numerazioni separate per i due sessi.
- Sesso. E' stato indicato il sesso del parlante mediante le sigle: M (maschile) e F (femminile).
- Età. E' stata qui indicata la fascia d'età del parlante, utilizzando le sigle già descritte in 3.2.
- Predicato. In questo campo è stato indicato il tipo di predicato (illustrato già in 2.4.2) a cui appartiene la frase, mediante le sigle:
- predicato verbale;
- predicato nominale;
- predicato aggettivale;
- predicato aggettivale-nominale.
- Proposizione. E' stato qui indicato il tipo di proposizione a cui appartiene la frase in esame. Indicando con:
- proposizione indipendente;
- proposizione principale;
- proposizione coordinata;
- proposizione subordinata.
- Valore. Nel caso che al punto precedente sia stata segnalata una proposizione indipendente, ne è stato qui indicato il valore in base al contenuto semantico. Sono stati individuati undici tipi:
- enunciativa (quando la frase si limita ad enunciare un fatto o a raccontare qualcosa);
- proibitiva;
- imperativa;
- esortativa;
- desiderativa;
- interrogativa reale;
- interrogativa retorica;
- esclamativa;
- dubitativa;
- domanda aperta;
- imperativo esortativo.
Con domanda aperta si intende quel tipo di frase che sta a metà tra una domanda e un'affermazione e che nella lingua giapponese si forma utilizzando la particella finale ne:
chuushaki shoodoku shite atta ne.
siringa sterilizzazione fare essere PASS. (p.f.)
Era sterilizzata la siringa, vero?
Mentre, per quel che riguarda l'imperativo-esortativo ci si riferisce a quel tipo d'imperativo, tipico della lingua giapponese, definito anche imperativo gentile:
doozo meshiagatte kudasai.
prego mangiare (onor.) (imp.esor.)
La prego, si serva.
(Lett.: Prego, mangi.)
- Frase. In questo campo è stata trascritta la frase da analizzare, nella normale grafia giapponese. Nel caso che la frase sia stata segmentata secondo quanto gia spiegato in 3.3, le forme del predicato sono state mantenute per non alterarne le strutture di superficie e per non introdurre elementi non presenti nel testo in esame. Per cui la frase presa ad esempio precedentemente è stata trascritta in due schede in questo modo:
- Asakusa made ittande.
- Kashi katte kita.
- Ordine delle parti della frase. E' stato qui analizzato l'ordine delle varie parti della frase, per facilitare l'analisi delle particelle omesse, la posizione dell'avverbio, l'ordine delle parole.
Sono state utilizzate le seguenti sigle:
S = Soggetto
A = Avverbio
O = Complemento oggetto
T = Complemento di termine
V = Verbo
C = altri complementi
- Ordine delle parole. In questo campo sono stati segnalati due fenomeni:
- Cambiamento dell'ordine delle parti del discorso;
- Right Dislocation.
In 1) è stata indicata la posizione dell'avverbio rispetto al soggetto, indicando con A il caso in cui l'avverbio precedeva il soggetto e con B il caso inverso. In 2) è stata segnalata la presenza o mene del fenomeno della dislocazione a destra.
- Avverbio. In questo campo è stata segnalata la presenza di avverbi, indicando con:
- avverbio di luogo;
- avverbio di modo;
- avverbio di tempo;
- avverbio interrogativo di modo.
- Particelle omesse. Ogni parte della frase è stata individuata in base alla sua funzione grammaticale (soggetto, oggetto, complementi vari) ed è stata segnalata, nel caso fosse stata omessa, la particella indicante tale funzione.
- Soggetto. E' stata qui segnalata la presenza (marcata con 1) o l'assenza (marcata con 0) del soggetto.
Tuttavia, nei casi in cui il soggetto poteva anche essere omesso non è stato indicato nulla. I casi in cui il soggetto può essere omesso sono: proposizioni subordinate o coordinate, il cui soggetto sia già stato indicato nella principale, la presenza di verbi impersonali, nel caso che nel campo valore sia stata segnalata una frase di tipo esortativo o imperativo. Vediamo perché: nel caso di un enunciato formato da più proposizioni, risulterebbe ridondante ripetere il soggetto ad ogni proposizione, diventa così normale la sua omissione. Nelle proposizioni rette da verbi impersonali quali mieru ('si vede') e kikoeru ('si ode'), la natura stesa del verbo implica l'assenza del soggetto, in quanto inesprimibile; lo stesso vale per le proposizioni esortative e imperative, inoltre, nella lingua giapponese, non esiste, nella coniugazione verbale, l'indicazione della persona che potrebbe permettere l'identificazione del soggetto.
- Note. In quest'ultimo campo sono state annotate tutte quelle caratteristiche della frase che non rientravano in nessuno dei campi precedenti, quali: particelle finali, caratteristiche fonetiche, la presenza ed il tipo di pronome personale, le ellissi delle varie parti del discorso al fine di facilitare la successiva opera di raccolta dei dati.
Terminata la fase di analisi delle singole frasi, le schede sono state suddivise nelle tre fasce d'età, precedentemente definite e contate. Sono così risultate 676 schede per il gruppo M e 723 per il gruppo F, a loro volta così distribuite:
MB = 35
MG = 240
MV = 401
FG = 500
FV = 223
per un totale di 1399 schede.
3.5 La ricerca dei dati
La ricerca dei dati si è svolta essenzialmente in due fasi: nella prima sono stati ricercati tutti gli elementi lessicali quali: i pronomi personali, l'uso dei prefissi o/go, gli avverbi, le particelle finali, l'uso dei kango, etc. Nella fase successiva sono stati raccolti i dati riguardanti gli aspetti sintattici quali: le particelle omesse, lo spostamento delle parti del discorso, le ellissi, etc. I capitoli seguenti esporranno quindi i dati della ricerca nell'ordine in cui è stata condotta.
Note
2. Noi, per la scelta ed il reperimento del testo in lingua originale, ci siamo affidati all'esperienza del dr. Giorgio Amitrano, esperto in cinematografia nipponica.
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