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Il linguaggio maschile nella lingua giapponese moderna

Capitolo VI


6.1 Introduzione

Ogni lingua sviluppa delle strategie per ridurre ogni enunciato al minimo indispensabile, rendendo così l'interscambio di informazioni più rapido e semplice. Una di queste è l'ellissi, in altre parole l'omissione di parti del discorso.
La lingua giapponese presenta un'alta frequenza di ellissi che può interessare sia il predicato sia le particelle o persino intere proposizioni o predicati (Shibatani, 1990). Tale fenomeno, come è ovvio, si presenta con maggior frequenza nel linguaggio colloquiale, mentre in quello formale è raramente presente, tuttavia è riscontrabile, molto più che nelle lingue europee, anche nel linguaggio scritto (Shibatani, 1990).
La ragione di ciò è da ricercarsi nell'elevata frequenza di scambio di informazioni tra i partecipanti al discorso, dove le domande provvedono ad un immediato contesto linguistico che facilita il ristabilimento degli elementi elisi (Shibatani, 1990). A ciò si aggiunge il fatto che il verbo, pur non avendo indicazioni di genere, numero e persona, permette l'indicazione del soggetto in base al grado di formalità che presenta.
Ovviamente una frase ellittica di una parte del discorso risulta più o meno lontana da quella che viene considerata come frase "canonica". Risulta quindi interessante cercare di capire quale dei due sessi produce più frasi lontane da quelle canoniche.
Nell'analisi del testo sono state prese in considerazione le ellissi del soggetto, delle particelle e del predicato.

6.2 L'ellissi del soggetto

Secondo uno studio citato in Martin (1975, pp. 185), la frequenza di frasi in cui un soggetto non è espresso esplicitamente, può arrivare anche al 74% nelle stile colloquiale.
Abbiamo già riferito (4.1) di come e quanto nel nostro corpus si evitino di usare pronomi personali, in quanto troppo diretti e di conseguenza poco formali. Probabilmente l'ellissi del soggetto è facilitata dal sistema onorifico in quanto la forma del verbo finale permette, in una certa misura, di identificare se l'azione è da ascrivere al parlante, all'ascoltatore o ad una terza persona.
Nel nostro testo non sono state riscontrate differenze sensibili nei due sessi per quanto riguarda l'omissione del soggetto (M=73,5%, F=75,5%). Differenze lievemente maggiori sono state riscontrate invece nel numero di frasi in cui era presente il soggetto (M=26,5%, F=24,5%). Le differenze sono più evidenti se confrontiamo tra loro i dati relativi alle diverse fasce d'età:
     MB MG MV FG FV
    120,0%22,9%29,0%23,6%25,5%
    070,4%60,3%48,5%58,4%47,5%
    (9,6%16,8%22,5%18,0%27,0%
Ricordiamo che abbiamo indicato con 1 = frasi contenenti un soggetto, con 0 = frasi ellittiche del soggetto e con ( = frasi o proposizioni in cui l'omissione del soggetto è grammaticalmente "lecita" (vedi 3.4 al punto 12).
Come si può vedere, con l'aumentare dell'età aumentano le frasi contenenti un soggetto e diminuiscono quelle in cui è omesso. Anche se il fenomeno è ugualmente presente in entrambi i sessi, è più evidente nel gruppo maschile.
Un altro tipo d'analisi che è stata fatta riguarda la distribuzione delle frasi ellittiche del soggetto nei diversi tipi di predicato. In questo tipo d'analisi le differenze più evidenti nascono se confrontiamo i predicati verbali e nominali, dove le differenze arrivano al 10%.
In particolare: gli uomini, in circa la metà dei casi, hanno omesso il soggetto in presenza di un predicato nominale (M=48,2%, F=38%), mentre le donne nel caso di un predicato verbale (M=39,5%, F=49,3%); nel caso degli altri due tipi di predicato le differenze non sono degne di nota (le percentuali sono state ottenute dividendo il numero dei quattro tipi di predicato ellittici del soggetto, per il numero totale di frasi ellittiche del soggetto). All'interno dei due sessi, la tendenza riscontrata nel dato sessualmente marcato s'intensifica con l'aumentare dell'età, in altre parole: nel caso in cui uno dei due sessi presenti un dato superiore all'altro, lo stesso tipo di dato aumenta con l'aumentare dell'età, nel caso il dato sia inferiore, diminuisce.
L'omissione del soggetto, in relazione al tipo di predicato, riflette in ogni modo l'andamento rilevato per i tipi di predicato (vedi 5.2) che vede i predicati verbali e nominali costituire i 9/10 del totale.
I casi in cui il soggetto può e viene normalmente omesso nella lingua giapponese, secondo Martin (1975; pp. 183-5), sono quattro (gli esempi sono tratti da Tokyo monogatari):
  1. Il soggetto viene omesso in quanto è facilmente comprensibile dall'ascoltatore. Questo tipo di ellissi è definita "ellissi opzionale" da Martin:

    Oshigoto ga    aru        n       da    kara.
    lavoro   (part.) avere (part.) cop. poiché
    E' perché [tu] hai un lavoro?

  2. Il soggetto è identificabile in un referente deittico anche se l'esplicita verbalizzazione del referente non è facile da formulare:

    Ya,    okaeri.
    allora tornare (onor.)
    Ah, ben tornato!

  3. L'enunciato contiene espressioni riferite al tempo, alle condizioni meteorologiche o ad altre condizioni generali, per cui si potrebbe assumere un soggetto arbitrario, ma non sarebbe normale usare un nome specifico:

    Kireina yoake jatta.
    bella     alba    cop. PASS.
    E' stata una bella alba.

  4. Il quarto e ultimo tipo di enunciato ellittico del soggetto riguarda frasi con un soggetto animato generalizzato, come: qualcuno, nessuno; simile alle frasi impersonali della lingua italiana:

    Kouko o shitai jibun ni oya wa nashi ya.
    pietà filiale (part.) fare (des.) quando (part.) genitori (part.) non essere (p.f.)
    E' quando vuoi rispettare i tuoi genitori che non li hai più!
Anche noi abbiamo voluto quantificare la presenza di questi quattro tipi di frasi all'interno del nostro testo. Leggendo i dati ci si accorge subito che le differenze maggiori si evidenziano nel 4° tipo, dove gli uomini producono il doppio di frasi di questo tipo rispetto alle donne (M=3,5%, F=1,7%). Negli altri tipi le differenze sono meno evidenti, in ogni modo: gli uomini producono meno frasi del 2° tipo mentre quelle del 1° e del 3° tipo sono pressoché identiche (1°: M=51,9%, F=51,7%; 3°: M=34,4%, F=32,1%).
Riguardo alle differenze per fasce d'età, nel primo tipo gli uomini tendono leggermente a produrne di più all'aumentare dell'età, le donne il contrario; per il secondo tipo, gli uomini si comportano come nel primo, mentre le donne non mostrano differenze apprezzabili. Nel 3° e 4° tipo, invece, uomini e donne mostrano comportamenti antitetici, ovvero: gli uomini tendono a diminuire la frequenza d'uso di questi tipi di frasi con l'aumentare dell'età, mentre le donne tendono ad aumentarla.
In conclusione: il nostro campione elide il soggetto quando è facilmente identificabile (1° tipo) e quando non può utilizzarne uno in quanto inesprimibile (2° tipo).
Anche in questo tipo di analisi risulterebbe estremamente interessante poter confrontare questi dati con dati ottenuti da un campione "reale" per capire quanto il nostro campione gli sia vicino e quanto la competenza linguistica dell'autore rifletta le tendenze reali differenziate a seconda del sesso.

6.3 L'ellissi delle particelle

Nella lingua giapponese le relazioni tra le varie parti del discorso vengono stabilite oltre che dalla loro posizione all'interno della frase, anche da posposizioni dei casi (kakujoshi) e di funzione (kakarijoshi). Tuttavia, soprattutto nel linguaggio colloquiale, tali particelle vengono facilmente omesse, anche se non tutte le particelle lo sono con la stessa facilità né una data particella può essere elisa in tutti i contesti (Shibamoto, 1990).
Come abbiamo già detto, all'atto della compilazione delle schede sono state segnalate tutte le particelle omesse (vedi 3.4 al punto 11). Nella raccolta dei dati sono state quindi prese in considerazione per prime queste schede ed è stato contato il numero totale di particelle omesse. Abbiamo così ottenuto i seguenti dati (le percentuali sono state calcolate dividendo il numero di particelle omesse per il numero delle schede):
    MB MG MV FG FV
    48,9%37,5%17,7%40%20,2%
Nel calcolo totale sono le donne a produrre un maggior numero di frasi in cui viene omessa una o più particelle (M=26%, F=33,9%), mentre, come posiamo vedere dalla tabella, in entrambi i sessi sono le fasce più giovani a mostrare le percentuali più alte. Tra tutte, le particelle che vengono più facilmente omesse sono quelle che riguardano il soggetto e l'oggetto.
Le particelle che possono marcare il soggetto sono (tutti gli esempi sono tratti da Tokyo monogatari):
    ga
    Kyoko   ga     shinpai         shitoru deshou na.
    Kyoko (part.) preoccuparsi dub.               (p.f.)
    Forse Kyoko potrebbe preoccuparsi.

    wa
    Watashira wa     shiawase desu wa.
    Noi          (part.) felicità     cop. (p.f.)
    Noi siamo fortunati.

    mo
    Yuichi  mo     kawariyanshita yo.
    Yuichi (part.) cambiare PASS. (p.f.)
    Anche Yuichi è cambiato!
Mentre per quel che riguarda l'oggetto le particelle usate sono:
    wo
    Watashi kara mo    orei                      o      iu     yo.
    Io          da  (part.) ringraziamento (part.) dire (p.f.)
    Anche da parte mia l'ho ringraziato.

    ga
    Minoru, okosama ranchi ga      totemo suki    na      no.
    Minoru   bambino   pasto (part.) molto piacere (part.) (p.f.)
    A Minoru piacciono i menu per bambini!

    mo
    Tokyo mo mita shi, Atami mo mita shi, mou kaeru ka?
    Tokyo (part.) vedere (part.) Atami (part.) vedere (part.) adesso tornare (a casa) (p.f.)
    Abbiamo visto Tokyo, abbiamo visto Atami adesso vogliamo tornare a casa?
Oltre a queste esistono delle marche sostitutive che indicano sia il soggetto (tte, nante, datte) sia l'oggetto (tte e nante).
In alcuni casi l'omissione della particella è, per così dire, obbligatoria, in quanto la loro presenza modificherebbe il contenuto semantico della frase. Come nel caso di enunciati che esprimono dei sentimenti interni del parlante; la presenza di particelle come wa e ga trasformerebbe la frase in un giudizio, un'analisi abbastanza obiettiva riguardante il parlante, il quale non può descrivere se stesso come se fosse un osservatore esterno. Una frase del genere, riscontrabile solo, nel linguaggio colloquiale, è una frase agrammaticale, nel senso che gli elementi costituenti lo stato di un sentimento interno sono semplicemente affiancati l'uno all'altro senza essere sottoposti ad un normale processo grammaticale, probabilmente a causa della spontaneità dell'enunciato (Shibatani, 1990).
Ad esempio la frase (in Shibatani, pp. 368):
    watashi wa     samishii.
    Io        (part.) solo
    Mi sento sola.
è inappropriata per una donna che, parlando con il suo uomo, le riveli i sentimenti che nutre per lui, in quanto la particella wa dopo il soggetto indica che dietro tale espressione c'è stato un giudizio, dato in base ad un'analisi razionale, su se stessa. Nel caso che una donna volesse rivelare i propri sentimenti al suo uomo non utilizzerebbe quindi tale frase, bensì: watashi samishii wa ('Mi sento sola'), la quale, non avendo la particella wa dopo il soggetto non implica un giudizio del tipo. Oltre a queste esistono molti altri casi in cui una particella puo essere omessa(4).
Nel nostro studio, tuttavia, questi casi non sono stati presi in esame, considerando l'omissione di una particella come tale e non giustificata da nessuna regola.
Riassumendo quindi: tutte le frasi contenenti un soggetto o un oggetto sono state suddivise in tre gruppi:
    A = uso di particelle "canoniche" (wa, ga e mo per il soggetto; wo, ga e mo per l'oggetto).

    B = uso di marche sostitutive (tte, nante e datte per il soggetto e tte e nante per l'oggetto).

    C = completa omissione delle particelle.
Analizziamo ora i dati relativi al soggetto: il primo dato che emerge riguarda la scarsa utilizzazione delle marche sostitutive (B: M=0,5%, F=0,9%) che diventa nulla nel caso di MG, MV e FV. Riguardo all'omissione delle particelle indicanti il soggetto, i nostri dati sono paragonabili a quelli di Shibamoto (1990), secondo cui le donne elidono la particella marcante il soggetto nel doppio dei casi degli uomini. Nel nostro testo i dati sono molto vicini a queste conclusioni (M=25,7%, F=44,6%); le donne mostrano inoltre un dato praticamente uguale nell'uso di particelle indicanti il soggetto (A: F=44,2%).
Gli uomini quindi tenderebbero a preferire l'uso di particelle canoniche in circa tre quarti dei casi (A: M=73,8%) e, al loro interno, tale preferenza si rafforza all'aumentare dell'età (A: MG=64,4%, MV=81,3%).
Anche le donne mostrano un andamento simile, anche se nel loro caso le differenze tra le diverse fasce d'età non sono così ampie (A: FG=64,4%, FV=67,3%).
Il dato di MB, riguardo all'utilizzo di particelle canoniche, probabilmente riflette una scarsa competenza linguistica dovuta all'età.
Per quanto riguarda l'oggetto, il discorso è molto simile a quello fatto per il soggetto. Anche in questo caso sono state usate poche marche sostitutive (e solo da MB e FG); sono gli uomini ad utilizzare particelle indicanti l'oggetto più delle donne (A: M=61,6%, F=45,2%); con l'aumentare dell'età aumentano il numero di frasi in cui risulta presente una particella indicante l'oggetto.
L'unica differenza riguarda l'uso di particelle e marche sostitutive da parte di MB (A=B=28,6%).
Riassumendo: le donne tendono ad omettere più particelle degli uomini ed, in particolare, FG tende ad ometterle nel doppio dei casi rispetto a FV.
Per quanto riguarda, invece, le particelle indicanti sia la funzione grammaticale del soggetto che dell'oggetto si è notata una tendenza omogenea: gli uomini usano più particelle indicanti tali funzioni e tale tendenza aumenta con l'aumentare dell'età, tendenza mostrata anche dalle donne.
In conclusione quindi sembra che, almeno nel nostro testo, l'omissione delle particelle sia più legata al fattore età che al fattore sesso e, in particolar modo, sono le fasce d'età più giovane ad ometterle più facilmente.

6.4 L'ellissi del predicato

Nella lingua giapponese, così come in ogni altra lingua, una frase per avere senso compiuto deve avere un predicato che può essere costituito da un verbo, un aggettivo o un nome seguito dalla copula.
Tuttavia, nel linguaggio colloquiale succede che il predicato venga, a volte, omesso, in quanto comprensibile dal contesto.
Ad esempio:
    ee ja      goisho   ni...
    sì  allora insieme (part.)
    Beh, allora [andiamo] tutti insieme con lei...
In cui è sottinteso il predicato verbale: ikimasho ('andiamo').
La quantità di frasi ellittiche del predicato è legata al grado di formalità ovvero, più bassa nelle conversazioni formali e più alta in quelle colloquiali (Shibatani, 1990). Nello stesso studio non vengono però indicate differenze d'uso nei due sessi.
Nel nostro testo sono le donne a produrre il doppio di frasi ellittiche del predicato rispetto agli uomini (F=6,6%, M=3,2%).
Per quanto riguarda le differenze tra le diverse fasce d'età nei due sessi: negli uomini la differenza tra MG e MV è circa del doppio (MG=2%, MV=3,7%), nelle donne le due percentuali sono pressoché identiche (FG=6,4%, FV=7,2%).
In entrambi i sessi comunque la tendenza è simile, aumenta cioè con l'aumentare dell'età; il dato di MB è da attribuire, probabilmente, alla "semplificazione degli enunciati".
La disparità numerica tra il dato maschile e quello femminile, contrasta con quanto affermato da alcuni studiosi (Jespersen, 1922; Flexner, 1960), riguardo alla maggior propensione delle donne per le forme corrette.
Invece, per la differenza tra anziani e giovani, si potrebbe presupporre che, trasgredire a delle regole (una frase ellittica del predicato è, in qualche modo, lontana da quella canonica) sia visto più di buon grado per una persona di status superiore (nel nostro caso in quanto anziani e genitori).
E' necessario quindi intraprendere ulteriori studi per cercare di capire quali siano i fattori che influenzano il parlante nella produzione di questo tipo di frasi.

Note

4. Ad esempio, quando gli elementi della frase sono ordinati secondo quanto descritto in 5.3, è la posizione a determinare la categoria grammaticale e non la particella, che viene quindi facilmente omessa. La particella indicante il soggetto può essere omessa se lo stesso è vicino, psicologicamente o fisicamente, al parlante e all'ascoltatore, oppure è già stato citato durante la conversazione (Shibamoto, 1990, pp. 89-93).
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