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Il linguaggio maschile nella lingua giapponese moderna
Conclusioni
Lo scopo della nostra ricerca era di analizzare il comportamento linguistico dei parlanti maschili nella lingua giapponese moderna. Non essendo possibile una ricerca di tipo comparativo, che metta cioè a confronto saggi diversi sull'argomento, vista la scarsezza di studi al riguardo (la maggior parte di essi ha analizzato solo il linguaggio femminile), si è optato per una ricerca di tipo analitico-quantitativo. Per i motivi già spiegati in 3.2 si è scelto un testo scritto dal quale è stato possibile raccogliere una discreta quantità di enunciati (per i dati vedi 3.4) da analizzare statisticamente. Le aree di ricerca sono state fondamentalmente due: la prima riguarda gli aspetti lessicali, la seconda riguarda quelli morfologici e sintattici. Si è cercato, per quanto possibile, di confrontare i dati da noi ottenuti con altri studi al riguardo. Nella prima fase sono stati analizzati:
- I pronomi personali
- Gli onorifici o-/go-
- L'uso del kango
- Gli avverbi
- Le categorie del verbo finale
- Le particelle finali
Nella seconda fase sono stati analizzati:
- Gli aspetti fonetici
- Il tipo di frase e di predicato
- Il cambiamento dell'ordine delle parti della frase
- La posizione dell'avverbio
- Le ellissi
I pronomi personali
I pronomi personali utilizzati dal nostro campione sono quasi esclusivamente quelli di 1° e 2° persona singolare. Quelli di 3° persona non sono mai stati utilizzati. In complesso, i pronomi personali sono occorsi pochissime volte (una scheda su dieci), le fasce più anziane (MV e FV) li hanno però utilizzati due volte di più di quelle più giovani (MG e FG). Sono state rispettate le suddivisioni classiche tra pronomi maschili e femminili. Gli uomini, in particolar modo quelli anziani, hanno mostrato una maggiore varietà.
Gli onorifici o-/go-
Sono state prese in considerazione tutte le parole precedute da o-/go-, eliminando quelle trovate in forma prefissata in un comune vocabolario monolingue (gendai kokugo reikai jiten).
Anche in questo caso è stata rispettata la tendenza generale che vede le donne usare maggiormente tali prefissi, in particolar modo il prefisso o- (F=8,8% M=2,2%). Per il prefisso go- non sono state riscontrate ampie differenze tra i due sessi. Sono comunque le fasce più anziane (MV e FV) ad utilizzare nel doppio dei casi il prefisso o- rispetto alle fasce più giovani (MG e FG). MB, poi, non ha mostrato alcun caso di utilizzo di tali prefissi.
L'uso del kango
Nel conteggio delle parole sino-giapponesi sono state eliminate alcune categorie di parole (toponimi, nomi personali, ecc..) per i motivi gia spiegati (4.3). I risultati evidenziano, anche se di poco, un maggior uso da parte degli uomini di questo tipo di parole (M=38,7% F=31%). Il gruppo che ha mostrato un minor uso di kango, è stato MB, ciò è dovuto probabilmente ad una minor conoscenza della lingua. Nelle donne è FG a prevalere numericamente in quanto più istruiti rispetto a FV. Negli uomini, invece, è MV a prevalere poiché utilizza moltissimi aggettivi in na (o nomi aggettivali) i quali sono per la maggior parte parole sino-giapponesi.
Gli avverbi
Sono stati qui esaminati solo gli aspetti quantitativi. Non sono state riscontrate differenze apprezzabili nel numero di avverbi utilizzati dai due sessi (M=40,8% F=42%). Anche in questo caso le differenze diventano evidenti se si confrontano i dati relativi alle diverse fasce d'età: l'uso degli avverbi è direttamente proporzionale all'età. Anche il numero di avverbi per frase rispetta tale tendenza: sono solo MV e FV a produrre frasi con più di due avverbi per frase, ed in misura uguale tra loro (MV=FV=1,8%). Gli avverbi sono stati suddivisi in quattro categorie:
- Avverbi di luogo
- Avverbi di modo
- Avverbi di tempo
- Avverbi interrogativi di modo
Riguardo alla distribuzione nei due sessi è stato notato come gli uomini preferiscano gli avverbi di luogo e di tempo, rispettando le teorie di Barron (1971) e di Glaser (1959). Per quanto riguarda le differenze tra le diverse fasce d'età, è stata notata una tendenza interessante: in ognuno dei due gruppi, con l'aumentare dell'età, si usa di meno l'avverbio che viene utilizzato di più da quel gruppo e viceversa. Ad eccezione dell'avverbio di tempo, che è usato maggiormente da MV, FV e MB.
Le categorie del verbo finale
Abbiamo voluto vedere come uomini e donne scelgano le forme del verbo finale e della copula.
Nel nostro campione non sono gli uomini ad utilizzare di più le forme in -masu, come vorrebbero i dati di alcune ricerche (vedi 4.5). Gli uomini utilizzano inoltre molte più forme piane delle donne. Sembra quindi che l'autore abbia scelto per gli uomini le forme meno "formali", tant'è vero che hanno utilizzato anche meno forme e verbi onorifici (M=2,5% F=13,4%). Per quel che riguarda la copula sono state rispettate le aspettative: gli uomini usano di più sia la forma da che la forma ja. Le donne viceversa usano più spesso desu, probabilmente perché più formale come nel caso delle altre forme finali del verbo. Gli uomini inoltre, elidono molto meno la copula dopo i nomi e gli aggettivi in na. La distribuzione da/ja è regolata dalla provenienza dei parlanti: da per i parlanti di Tokyo e ja per quelli di Osaka.
Le particelle finali
La nostra ricerca sulle particelle non si è limitata al tipo di particelle usata, ma ha anche investigato in che tipo di costruzione sintattica sono state inserite. Sostanzialmente è stata mantenuta la suddivisione tra particelle maschili e femminili. Gli uomini mostrano un repertorio più ampio e variegato, anche se sono le donne a mostrare una frequenza d'uso maggiore (quasi 2,4 volte di piu). Nei confronti dell'età, la frequenza d'uso diminuisce con l'aumentare dell'età in entrambi i sessi. Gli uomini, inoltre, mostrano un minor uso di particelle tradizionalmente associate ai due sessi (M=35,5% F=50,3%). L'analisi delle particelle che abbiamo definito neutre non ha evidenziato differenze apprezzabili da un punto di vista generale. Sono state notate differenze notevoli, invece, confrontando i dati relativi alle fasce d'età: l'uso della particella ne diminuisce con l'aumentare dell'età in entrambi i sessi. Per la particella yo la situazione appare ribaltata per gli uomini, mentre per le donne i dati rimangono sostanzialmente simili. Riguardo al tipo di costruzione sintattica in cui le particelle yo e ne sono state inserite, il nostro campione ha mostrato comportamenti conformi a quanto già evidenziato da altri studiosi. Gli uomini le usano con i nomi, i verbi o gli aggettivi, interponendo, tra quest'ultimi e le due particelle, la copula; le donne invece le usano di seguito agli elementi sopra citati. Inoltre gli uomini non usano mai più di una particella alla volta, diversamente dalle donne che arrivano ad usare anche tre particelle una di seguito all'altra. Nel nostro corpus compariva diverse volte la particella finale wa, abbiamo voluto vedere in che modo tale particella fosse stata usata dei due sessi. I dati in nostro possesso ci dicono che le donne la usano in numero doppio in confronto agli uomini (M=8,3% F=15,7%). Nei due sessi le differenze in rapporto alle fasce d'età mostrano tendenze opposte: negli uomini la frequenza d'uso aumenta con l'aumentare dell'età, nelle donne il contrario. Entrambi però le inseriscono nelle medesime costruzioni sintattiche, anche se, le donne la usano combinata ad altre (wa ne e wa yo) nella medesima frase.
Gli aspetti fonetici
Delle caratteristiche che ci è stato possibile analizzare dal testo, due sono risultate classificabili in base al sesso; l'assimilazione della /r/ (tipicamente femminile) e la trasformazione vocalica /ai/ -> /ae/ (tipicamente maschile). Sembra invece legato all'età l'allungamento vocalico e più precisamente sono i parlanti delle fasce più anziane a mostrare una frequenza maggiore. In questo paragrafo sono state analizzate inoltre alcune caratteristiche fonetiche che ci hanno dato lo spunto per delle considerazioni di tipo socio-linguistico. In altre parole abbiamo potuto verificare come gli uomini conservino di più il dialetto originario, mentre le donne lo abbandonino più velocemente, adottando con maggior facilità una nuova varietà linguistica (Haig, 1990).
Tipo di frase e di predicato
Dei dodici tipi di frase da noi presi in considerazione alcuni non sono mai stati utilizzati da nessuno dei due gruppi, come quelli del tipo "proibitiva", altri invece sono stati utilizzati solo da alcune fasce d'età. Più della metà degli enunciati, in entrambi i gruppi, è costituita da frasi del tipo "enunciativo" ed "interrogativo reale". Gli uomini non hanno mai utilizzato frasi del tipo "desiderativo". Le differenze riguardo a tutti gli altri tipi di frase non sono così ampie da meritare ulteriori discussioni. Riguardo al tipo di predicato, nel nostro testo sono state smentite le tesi di Hatano (1954), in quanto le differenze tra i due sessi non sono così ampie da giustificarle. Il tipo di predicato più usato dagli uomini è quello verbale, quello più usato dalle donne è quello nominale. Tuttavia le differenze sembrano più legate all'età che al sesso: gli adulti (MG e FG) preferiscono i predicati nominali, gli anziani (MV e FV) quelli verbali. Riguardo agli altri due tipi risulta interessante notare come, variando le proporzioni, la somma in tutte le fasce d'età, ad eccezione di MB, sia pressoché costante. Sembra quindi che il numero di aggettivi usati da tutti i parlanti sia pressoché lo stesso.
Il cambiamento dell'ordine delle parti della frase
Sono stati analizzati due fenomeni: lo scrambling e la dislocazione a destra. Le percentuali relative al primo fenomeno sono molto basse e non molto dissimili tra i due gruppi e nelle diverse fasce d'età. Il secondo fenomeno risulta ben più presente del primo, anche se le differenze tra i due sessi non sono molto ampie (M=3,1% F=3,8%).
La posizione dell'avverbio
E' stata analizzata la posizione dell'avverbio rispetto al soggetto. Entrambi i gruppi hanno preferito l'ordine "B" (Soggetto-Avverbio) in misura preponderante. All'interno dei due gruppi è stata notata una tendenza già riscontrata in altri casi: negli uomini con l'aumentare dell'età il dato è inversamente proporzionale a quello sessualmente marcato, nelle donne il contrario.
Le ellissi
Nel sesto ed ultimo capitolo è stata affrontata l'analisi dell'ellissi del soggetto, delle particelle e del predicato. Nel nostro campione l'ellissi del soggetto non ha evidenziato differenze sensibili tra i due sessi (M=54% F=55%). Le differenze sono più evidenti se confrontiamo i dati relativi alle diverse fasce d'età: in entrambi i sessi l'ellissi del soggetto diminuisce con l'aumentare dell'età. Analizzando il fenomeno dell'ellissi del soggetto in rapporto al tipo di predicato si può notare come, nella metà dei casi, gli uomini elidano il soggetto nei predicati nominali, le donne in quelli verbali. Le differenze per fasce d'età seguono le differenze tra i due gruppi, in altre parole se in uno dei due sessi un dato à superiore all'altro, con l'aumentare dell'età lo stesso dato aumenta e viceversa. Riguardo ai quattro tipi tipo di elisioni del soggetto descritti fa Martin (1975), nel nostro campione si è notato che gli uomini producono il doppio di frasi del quarto tipo rispetto alle donne, negli altri tipi le differenze sono statisticamente poco rilevanti. Per quanto riguarda le differenze in rapporto alle diverse fasce d'età, il discorso varia secondo il tipo di frase. In conclusione il nostro campione elide il soggetto quando questo è facilmente identificabile (1° tipo) o quando non può utilizzarne uno in quanto inesprimibile (2° tipo). Nell'analisi delle particelle omesse il dato generale più evidente è la massiccia omissione di particelle da parte delle donne, sia di quelle indicanti il soggetto e l'oggetto, sia di tutte le altre. Comune ad entrambi i sessi è la tendenza alla diminuzione dell'omissione delle particelle con l'aumentare dell'età. Sembra quindi che l'omissione delle particelle sia legate al fattore sesso e al fattore età, nello specifico sono le donne e tra queste quelle più giovani ad omettere più facilmente le particelle. Anche nel caso dell'omissione del predicato sono le donne a prevalere. Sono però gli anziani a produrre più frasi lontane dalle regole canoniche di questo tipo. Come abbiamo visto, a differenza di quanto detto da alcuni studiosi (Flexner, 1960), nel nostro testo sono gli uomini a produrre più frasi corrette e non le donne. Inoltre, come abbiamo già visto, anche il fattore età determina una maggiore o minore presenza del fenomeno dell'ellissi.
Concludendo, posiamo affermare che, nonostante l'artificiosità del nostro testo, i dati ottenuti confermano in gran parte quelli della letteratura tradizionale. Forse perché in Giappone, essendo fortemente sentite le differenze linguistiche tra i due sessi, risulta relativamente facile per un autore riprodurre linguaggi marcati. Tuttavia, c'è da ricordare che il testo da noi preso in esame risale al 1953 e quindi i dati ottenuti debbono essere inquadrati in quel preciso periodo storico. Sarebbe interessante poter confrontare i nostri dati con altri ottenuti in tempi più recenti, anche perché in questi quarant'anni il Giappone ha compiuto passi da gigante che lo hanno portato ad avere un interscambio culturale con il resto del mondo, impensabile all'epoca in cui è stato scritto il testo da noi preso in esame, interscambio che si ritiene possa aver influenzato anche la lingua. Con questo non vogliamo sostenere che oggi i nostri dati non sono più validi, ma che probabilmente certe distanze tra il linguaggio maschile e quello femminile si sono accorciate. Analizzando i dati nel loro complesso è emerso un aspetto interessante: alcune caratteristiche linguistiche dividono i parlanti in base al sesso, altre in base all'età. Quelle in base al sesso sono: il tipo di pronomi personali, le forme del verbo finale e l'uso della copula, il tipo di particelle finali e le loro combinazioni, l'assimilazione della /r/ ed il tipo di frase. Quelle legate all'età sono: l'uso dei pronomi personali, l'uso degli avverbi, il numero di avverbi per singola frase, l'allungamento vocalico, la posizione dell'avverbio, il cambiamento dell'ordine delle parti del discorso, l'omissione delle particelle, l'ellissi del soggetto. Tutta un'altra serie di caratteristiche, inoltre, è influenzata da entrambi i fattori, ovvero: esistono sì delle forti differenze tra i due sessi ma, al loro interno, esistono anche forti differenze tra le diverse fasce d'età. Le caratteristiche che presentano tale peculiarità sono: l'uso delle particelle finali, l'uso del prefisso o-, il tipo di avverbio, l'uso delle particelle finali yo e ne, il tipo di predicato, l'ellissi del predicato. Inoltre è interessante notare che i parlanti maschili hanno mostrato una maggiore ricchezza linguistica, espressa soprattutto nella varietà di pronomi personali, di particelle finali e di aggettivi usati. Ciò non è tuttavia da imputare alle differenze d'istruzione dei diversi personaggi.
L'analisi delle differenze linguistiche nei due sessi si è rivelata molto complessa. Come abbiamo visto c'è una vasta gamma di caratteristiche che contraddistinguono i due sessi, che hanno spesso andamenti opposti all'interno delle diverse fasce d'età. Possiamo quindi affermare che il sesso è uno solo dei tanti fattori che influenzano il comportamento linguistico. Dall'analisi generale dei dati è però possibile individuare una tendenza: le differenze nei linguaggi maschile/femminile interessano principalmente gli aspetti più superficiali della produzione linguistica ovvero il lessico e la morfologia. Ovviamente questi aspetti sono anche quelli più evidenti e più facilmente manipolabili dall'autore, tuttavia c'è da ricordare che i nostri dati non si sono discostati di molto, almeno come tendenze generali, da quelli ottenuti dagli studi di volta in volta citati ottenuti da campioni reali. Ciò inoltre dimostra l'attendibilità del nostro campione.
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