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Katsushika Hokusai: un eccentrico della pittura

Capitolo 1. I kijin

Il termine kijin è traducibile come "personalità strana, eccentrica" e indica le persone ispirate da ciò che è definito kisou o "idea strana, eccentrica".

Quello dei kijin fu un fenomeno che prosperò dall'inizio alla fine del periodo Edo (1600-1867), dunque dall'inizio del diciassettesimo secolo sino alla caduta dello shogunato e, di conseguenza, all'avvento della Restaurazione Meiji(1).
Lo studioso di Kyoto, Ban Koukei (1733-1806), nel suo trattato Kinsei kijinden (Biografie di personalità straordinarie in tempi recenti), uno dei numerosi testi del periodo Edo sulle personalità considerate kijin, tenta di risalire all'origine del termine.
Koukei afferma che il vocabolo derivi da uno dei numerosi testi inclusi nello Chuang-tzu, il "Grande e venerabile maestro", attribuiti al maestro taoista Chuang-Chou, vissuto tra la fine del quarto e l'inizio del terzo secolo Avanti Cristo.

Nel Chuang-tzu si afferma che i kijin (in cinese: chijen) appartengono al mondo del trascendente ed è per questo che non si curano di vivere in modo convenzionale, né di compiacere, con il loro comportamento, le persone comuni, ordinarie.
I riferimenti ai chijen(2) riscontrati nel testo sono imprecisi e risulterebbe fin troppo semplice adattarli al fenomeno che caratterizzò la società giapponese quasi duemila anni dopo.
Società nella quale, come osservato dal prof. Tsuji Nobuo, un artista era considerato eccentrico quando deviava dalle norme che regolavano il comportamento e lo stile osservate dai maestri delle scuole tradizionali di pittura giapponese: Kano, Tosa e Rinpa(3).

Gli artisti "posseduti" dal kisou, durante il periodo Edo, furono numerosi e l'eccentricità di Hokusai rappresentò sicuramente la massima espressione di una nuova tipologia di artista affermatasi in un contesto già definito.
Il dilagare del fenomeno dei kijin durante questo periodo è, senza dubbio, da porre in relazione con il lento e progressivo indebolimento del regime Tokugawa, in parte attribuibile ad una serie di disastri naturali, crisi finanziarie, e agitazioni contadine.
E' possibile, infatti, affermare che il numero dei kijin aumentava proporzionalmente all'indebolimento del regime Tokugawa.

Diversi furono i modi con i quali gli artisti kijin del periodo Edo sovvertirono le norme di comportamento sociale del regime Tokugawa.
Infransero le leggi che regolavano artisticamente le scuole tradizionali di pittura giapponese. Ignorarono i valori e le richieste della classe dominante, dipingendo i soggetti a loro preferiti. Presero in esame alcuni punti della non autorizzata estetica straniera.
Furono promotori di nuovi atteggiamenti mentali, quali l'irriverenza, l'egocentrismo, il sensazionalismo, la dissolutezza, ponendosi, in tal modo, in netto contrasto con il puritanesimo che caratterizzava il Neo-Confucianesimo giapponese.

Questa nuova classe di artisti veniva dunque a rappresentare un nuovo pericolo per il già debole regime Tokugawa, che tentò di risolvere, almeno in parte, il problema, con la promulgazione dei programmi riformatori, ma allo stesso tempo repressivi, delle ere Kansei (1787-93) e Tenpou (1841-43).
Il governo emanò una serie di editti, con i quali, potenzialmente, mirava a controllare e regolare la vita di ogni singolo cittadino.
Questi editti arrivarono a stabilire quale dovesse essere lo stile degli abiti, le misure dei cancelli e delle case, e finanche le forme di divertimento consentite.

Furono attuati programmi riformistici in larga scala per soffocare la corruzione, per eliminare le idee politiche eterodosse, per restaurare la moralità pubblica, nonché per alleviare le difficoltà economiche.
Per far rispettare le sue leggi, il regime impiegò ispettori, censori, spie e polizia, mettendo così in atto un severissimo sistema penale, a causa del quale molti artisti e scrittori andarono in rovina.

In un trattato del 1816 sul governo, il Seji kemmonroku, si condannavano violentemente i distraenti piaceri della vita cittadina e la dimenticanza degli obblighi sociali.
L'autore del saggio risulta ancora sconosciuto, sebbene si pensi fosse un samurai, noto attraverso lo pseudonimo di Buyou Inshi.
Così come riferitoci dal prof. H. D. Harootunian, Inshi si lamentava del fatto che "le regole sono state perse... I costumi di oggi, le passioni e la follia, hanno gettato le cose nel disordine. La via del principio sembra essere scomparsa."(4)

Il douri o "via del principio" era, ovviamente, l'ordine etico e sociale, sempre sottoposto a severi controlli, istituito da Tokugawa Ieyasu e dai suoi consiglieri all'inizio del diciassettesimo secolo.
Per dare a questo nuovo sistema una base filosofica i governanti Tokugawa, invece che al buddhismo, si rivolsero al più razionale sistema del Neo-Confucianesimo, che attribuiva grande importanza alla creazione e al mantenimento di uno stabile ordine sociale e politico, basato su un saldo codice etico.

Dunque, ispirato dai principi del Neo-Confucianesimo, il bakufu stabilì un ordine sociale gerarchico, nel quale ci si aspettava che tutti adempiessero agli obblighi stabiliti, nella maniera stabilita.
Per rafforzare ulteriormente questa sua nuova ideologia, il governo autorizzò la nascita di nuove accademie neo-confuciane a Edo, il cui scopo era quello di creare e preparare nuovi insegnanti da inviare nelle numerose scuole sorte nelle province.

Con l'aumentare dei pericoli che minacciavano la stabilità del bakufu, quali disordini interni e l'avvento dell'imperialismo europeo, il governo attuò delle forti e violente misure disciplinari contro i cittadini più inquieti.
E, nel fare questo, stimolò l'ambiente psicologico verso un comportamento non ortodosso.
Le riforme del Kansei e Tenpou avvennero durante la maturità artistica di Hokusai ed influirono sull'ambiente nel quale lavorava, anche perché molti furono gli artisti che subirono punizioni.

Il prof. John M. Rosenfield, nel suo saggio "Hokusai and concepts of Eccentricity"(5), ci offre una lista campione dei loro nomi e delle loro condanne, unitamente alle istanze della censura:

1789. Koikawa Harumachi (1744-1789). Disegnatore di stampe dell'ukiyoe, nonché scrittore satirico, morì (si sospetta il suicidio) subito dopo essere stato convocato dalle autorità per aver satireggiato sulle riforme del Kansei.

1790. La commissione dei censori organizzò una rappresentanza degli editori (gyouji), autorizzata dal governo, per approvare le stampe singole ed i libri illustrati.

1791. Tsutaya Juuzaburou. Arrestato per aver stampato sharebon satirici di Santou Kyouden (vedi dopo); il negozio gli fu chiuso per sei mesi e metà del suo patrimonio gli fu confiscato; i censori che ne avevano approvato la pubblicazione furono esiliati nelle provincie.

1791. Santou Kyouden (Kitao Masanobu). I suoi sharebon furono messi all'indice per aver violato le leggi sulla moralità; fu costretto a trascorrere cinquanta giorni in manette. In seguito non scrisse più sharebon.

1800. Oukubi-e (Composizioni con ingrandimenti delle teste di cortigiane ed attori) furono proibite per essere "troppo vistose."

1805. Kitagawa Utamaro. Arrestato e condannato a tre giorni di prigione e a cinquanta giorni di arresti domiciliari, senza dubbio motivati dall'aver disegnato stampe basate su un libro bandito dal governo: il Taitouki, una testimonianza su Toyotomi Hideyoshi. Affermò che la condanna aveva spezzato il suo spirito ed affrettato la sua morte, che avvenne l'anno seguente.

1842. Ryuutei Tanehiko (1783-1842). Samurai; autore del Nise Murasaki inaka Genji (Una falsa Murasaki ed un Genji rustico), una parodia del romanzo classico dell'epoca Heian, illustrato da Utagawa Kunisada (1786-1864); l'opera, dopo essere stata pubblicata per un decennio, fu soppressa da ufficiali di alto rango del suo stesso clan, i quali accusarono lo scrittore anche di aver scritto lavori pornografici; si racconta che Tanehiko si sia suicidato.

1843. Utagawa Kuniyoshi. Il suoi trittico silografico, raffigurante Minamoto Raikou che sogna un grande ragno, fu censurato dal governo, perché c'era il sospetto che criticasse lo shogunato; la matrice in legno fu distrutta. Nel 1853 fu multato per aver ritratto Iwasa Matabei, che aveva probabili implicazioni politiche.

Una lista che, come commenta lo stesso Rosenfield, potrebbe essere molto più lunga, estendendola al teatro popolare ed anche, tornando indietro, al primo periodo Edo.

Hokusai ne uscì indenne. L'eccentricità, che caratterizzò la sua vita e la sua opera, fu tollerata dal governo, che permetteva talune espressioni anti-istituzionali, a patto che si mantenessero entro certi limiti definiti liberali, e che non sfidassero il governo stesso.
Fu questa una consuetudine che caratterizzò tutto il periodo Edo, che, tuttavia, non può e non deve sminuire la personalità eccentricamente creativa di Hokusai.

Note

1. La Restaurazione Meiji inizia nel 1868.
2. Generalmente, tuttavia, chijen viene tradotto come "uomo vero".
3. Vedere vari lavori di Tsuji Nobuo: Kisou no zufu (Genealogia delle idee eccentriche), Heibonsha, Tokyo, 1989; Edo no shuukyou bijutsu: Enkuu, Hakuin, Sengai, Ryoukan (Arte religiosa del periodo Edo), Nihon bijutsu zenshuu, vol. 23, Gakkensha, Tokyo, 1979; Kisou no keifu (Stirpe delle idee eccentriche), Bijutsu Shuppansha, Tokyo, 1970. Vedere anche Kinsei itan no geijutsu-ten, catalogo dell'esibizione, Nihon Keizai Shimbu, Tokyo, 1971; Suzuki Susumu, Kinsei itan no geijutsu, Maria Shobou, Tokyo, 1973.
4. Sarah Thompson e H. D. Harootunian, Undercurrents in the floating world: censorship and japanese prints, Asia Society, New York, 1991, p. 7.
5. In Hokusai paintings, selected essays, a cura di G. C. Calza, Università degli Studi di Venezia, The International Hokusai Research Centre, Venezia, 1994.
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