Katsushika Hokusai: un eccentrico della pittura

Capitolo 2. I principali kijin

Il numero di testi che, durante il periodo Edo (1600-1867), trattarono i kijin è considerevole. Questi sono, per la maggior parte, delle biografie, più o meno brevi, di persone considerate kijin o, anche, itsujin (persona eccezionale, meravigliosa).
I personaggi considerati appartenenti a questa categoria variano molto da testo a testo, ed i contenuti spesso non seguono un filo conduttore, evidenziando anche una certa disorganizzazione mentale da parte degli autori(6).

L'eccentrica personalità di Hokusai fu discussa da Hanagasa Bunkyou nel suo Nihon kijin-den: fuuzoku koumei ryaku-den (Personalità eccentriche del Giappone: brevi biografie di quelle famose per il loro comportamento), un'opera del 1845.
L'autore propone una lista di più di duecento persone appartenenti a periodi diversi della storia giapponese e alle più svariate classi sociali, considerate kijin.
Il testo è accompagnato da quarantaquattro illustrazioni disegnate da Utagawa Kuniyoshi, uno dei principali artisti dell'ukiyoe nella generazione dopo Hokusai. Un'immagine giovanile di Hokusai è raffigurata nella penultima pagina del libro, nella quale appare alle spalle dello scrittore Kyokutei Bakin (1767-1848), uno dei suoi più stretti collaboratori del tempo.
Nel testo che affianca l'illustrazione, Hokusai viene definito come gakou (disegnatore artigiano), e, sia lui che Bakin, vengono elogiati per la qualità dei loro yomihon illustrati(7), paragonabili, secondo l'autore, ai più raffinati waka composti da Hitomaro e Akahito(8).
Nell'illustrazione, oltre a Hokusai e Bakin, sono presenti altre tre importanti figure del passato storico del Giappone e questa, come altre rappresentazioni, mostrano la tendenza dei giapponesi, definita jidai fudou, ad unire persone appartenenti a differenti periodi della storia giapponese in un presente immaginario.
Sulla destra appare la figura di Semimaru, poeta e musicista cieco del periodo Heian (794-1185), la cui posizione storica continua ad essere avvolta da un alone di mistero. Davanti a lui è raffigurato Munechika, celebrato fabbricatore di spade vissuto nel decimo secolo, durante l'epoca d'oro della corte Heian.
Un'altra figura di particolare rilievo è posta all'estrema sinistra dell'illustrazione. E' quella dell'imperatrice Koumyou (701-760), consorte dell'imperatore Shoumu, la quale, così come riferitoci dal testo che l'accompagna, ottenne il pigmento rosso per ricoprire il corpo di una statua dalla sporcizia - una probabile allusione alla sua decisione di far costruire dei bagni pubblici per i poveri, in segno di carità buddhista.
Nell'illustrazione che accompagna l'ultima pagina del Nihon kijin-den è raffigurato lo stesso illustratore, Utagawa Kuniyoshi, seduto con le spalle rivolte al pubblico, e con, alla destra, l'amico Ikeda Eisen (1790-1848), storiografo, nonché imitatore e rivale di Hokusai, e, alla sinistra, il loro insegnante Utagawa Toyokuni I (1769-1825).

Il testo afferma l'importanza dei personaggi rappresentati all'interno del movimento dell'ukiyoe, ma, allo stesso tempo, se ne prende gioco, sostenendo che Toyokuni sia meno dotato dei suoi allievi e che Eisen abbia esaurito la sua vena artistica.
Il professor John M. Rosenfield, nel suo saggio "Hokusai and concepts of eccentricity" ci offre una breve lista di persone scelte tra le duecentoventi proposte da Bunkyou, seguendo l'ordine di apparizione dei personaggi nel testo, per dimostrare la loro diversità e sottolineando il fatto che tutte sono diventate figure importanti nella letteratura storica e teatrale del tempo in cui vissero(9).
Mi è sembrato opportuno riportare questa lista perché, come rilevato dallo stesso Rosenfield, è interessante per i nomi che tralascia, ossia quelli degli artisti appartenenti alle scuole di Rinpa e Tosa - come ad esempio Kano Tan'yuu o Hasegawa Touhaku - o i celebrati monaci Zen- Shuubun, Sesshuu, e Sesson - maestri della pittura ad inchiostro, sul cui lavoro si sono modellati i principali atelier professionali.
Dunque nessuno degli artisti identificabili con il sistema culturale del periodo Edo trova posto in questa lista, che tradisce, invece, le inclinazioni culturali ed artistiche dell'autore-illustratore, totalmente immerso nei divertimenti, nei piaceri, nei gusti del Mondo Fluttuante.

Ono no Komachi (ca. 833-857). Poetessa del primo periodo Heian, famosa per le sue intense poesie d'amore.

Ono no Toufuu (o Michikaze; 894-966). Autorevole calligrafo e poeta del medio periodo Heian.

Iwasa Matabei (1578-1650). E' considerato uno dei fondatori dell' ukiyoe.

Jigoku Dayou (XV secolo). Cortigiana della città di Sakai, affermò di aver frequentato il monaco Zen Ikkyuu Soujun.

Sen no Rikyuu (1522-1591). Uno dei più autorevoli maestri della cerimonia del tè nel periodo Momoyama.

Yoshino Dayuu (1606-1643). Una delle più intelligenti ed astute cortigiane della Kyoto del tempo ed oggetto di contesa tra i samurai ed i cortigiani, che si disputavano i suoi favori.

Ikkyuu Soujun (1391-1481). Monaco Zen iconoclasta, ricordato per le sue azioni apparentemente irriverenti verso gli dei, nonché audace calligrafo e poeta.

Saigyou (1118-1190). Cortigiano diventato monaco errante e famoso poeta.

Kose no Kanaoka (IX secolo ca.). E' considerato il fondatore della scuola di Kose e modello dell'artista di corte.

Hanabusa Itchou (1652-1724). Sebbene non fosse un disegnatore di stampe, è considerato uno dei leggendari fondatori dell'ukiyoe.

Eguchi (XII seccolo ca.). Famosa cortigiana della città di Sakai; la sua storia, ossia l'aver trascorso una notte con il monaco Saigyou, è stata rappresentata nel dramma No Eguchi, per dimostrare le difficoltà nel distinguere tra il bene ed il male .

Miyamoto Musashi (1584-1645). Leggendario spadaccino, guerriero, pittore e calligrafo.

Ashikaga Yoshimasa (1435-1490). Ottavo shougun della famiglia Ashikaga e figura centrale nello sviluppo culturale del suo tempo.

Taira no Tadanori (1144-1184). Guerriero della famiglia Taira e poeta, la cui morte nella battaglia di Ichinotani è stata molto drammatizzata nel teatro giapponese.

Ishikawa Jouzan (1583-1672). Era un samurai che divenne un ronin dopo aver dimostrato un eccessivo entusiasmo durante l'assedio del castello di Osaka; divenne poeta e sinologo, si ritirò allo Shisendoo, l'eremo che aveva costruito nella periferia nord-orientale di Kyoto.

Kaga no Chiyo (1703-1775).Celebrata poetessa di haikai e calligrafa.

Musou Soseki (1275-1351). Monaco Zen, disegnatore di giardini, calligrafo, nonché consigliere del bakufu Ashikaga.

Urashima Tarou. Nella tradizione popolare giapponese è un pescivendolo che ha passato tre anni felici nel Palazzo del Mare del Dio, poi subì un'amara delusione.

Yoshida Kenkou (ca. 1283-1350). Solitario, ma noto uomo di lettere, autore del commento letterario dello Tsurezuregusa (Varietà di momenti d'ozio).

Taira no Kiyomori (1118-1181). Capo della famiglia samuraica dei Taira all'apice del suo potere.

Santoo Kyouden (1761-1816). Uno dei principali scrittori ed artisti di Edo; autore di numerosi libri illustrati da Hokusai.

Ike no Gyokuran (?-1764). Pittrice di Kyoto e calligrafa nella maniera di letterato-dilettante (bunjin); moglie di Ike no Taiga (1723-1776).

Unkei (?-1223). Importante scultore buddhista, attivo a Nara, Kyoto e Kamakura, all'inizio del periodo Kamakura.

Il Nihon kijin-den è sicuramente un testo prezioso del periodo Edo, al quale si affiancano altre biografie sui personaggi considerati kijin.
Nel 1805 viene pubblicato il Kinsei kiseki-ko (Pensieri su imprese eccentriche avvenute in tempi recenti). Il libro, costituito da cinque volumi, è scritto da Santou Kyouden e illustrato da Kita Busei (1776-1856).
Anche in questo testo le persone, gli eventi, gli oggetti, sono descritti in una maniera davvero casuale e priva di struttura: la festa a Ueno per la fioritura dei ciliegi; un kimono bizzarro; il ricco mercante di agrumi Kinokuniya Bunzaemon che scaglia monete d'oro sul pavimento di un bordello; scene in cui si è posseduti dagli spiriti; scoperte archeologiche; il poeta di haikai Kikaku in una barca; la copia di un dipinto raffigurante la cortigiana Eguchi, di Iwasa Matabei; una gara a bere sakè; ed una lunga descrizione di Hanabusa Itchou.

Tipicamente casuale è anche la scelta dei numerosi artisti operata nel Kinsei itsujin gashi (Storia dei dipinti realizzati da persone eccentriche in tempi recenti), da Okada Heijirou (1759-1824), letterato di Edo e critico d'arte.
La maggior parte degli artisti citati sono considerati bunjin, ma il testo include anche i pittori professionisti di Kyoto, tra i quali Okyo, Shouhaku e Jakuchuu, oltre a personalità pittoresche come Miyamoto Musashi e il monaco-scultore Enkuu Shounin (1632-1695).

Il testo più interessante è, comunque, il già citato Kinsei kijin-den (Biografie di personalità straordinarie in tempi recenti), pubblicato nel 1790 da Ban Koukei. L'opera è supportata da quarantacinque silografie eseguite da Mikuma Katen (1730-1795), un allievo di Ike no Taiga (1723-1776).
Il libro ricevette grande attenzione da parte del pubblico e ciò spinse Koukei e Katen a prepararne il seguito, Zoku kinsei kijin-den, che fu, però, pubblicato dopo la morte di Katen, avvenuta nel 1798.
Così come gli altri trattati, i due volumi presentano una numerosa serie di brevi biografie (circa duecento), di persone considerate kijin dal 1600 in poi. Tra gli artisti elencati, spiccano i nomi di Hon'ami Kouetsu (1558-1637), Enkuu Shounin, Kusumi Morikage, Hanabusa Itchou, Yanagisawa Kien (1704-1758) e Ike no Taiga.
Dopo aver spiegato, nell'introduzione, il titolo del libro, il criterio da lui seguito per selezionare i kijin, e le origini del termine stesso, Koukei suddivide le personalità eccentriche in due categorie.
La prima, sulla scia della definizione data nel Chuang-tzu, comprende coloro che differiscono dalle persone comuni per le superiori doti caratteriali, presenti sin dalla nascita.
La seconda, invece, comprende coloro che si distinguono dalla gente comune per le loro azioni e sono, generalmente, persone sollecite nel promuovere la giustizia e la benevolenza, le più tradizionali tra le virtù cinesi.

L'esempio più interessante di kijin riferitoci da Koukei è quello di Ike no Taiga, morto venticinque anni prima della data di pubblicazione del libro. In lui si accentravano tutte quelle caratteristiche con le quali si poteva definire l'eccentricità nel periodo Edo.
Secondo Koukei le più importanti virtù di Taiga erano l'indifferenza alle convenzioni e al decoro. Se ci si aspettava che andasse da qualche parte, non ci andava; se ci si aspettava che rispondesse, non rispondeva. Restò sempre fedele a questo suo modo di vivere, senza mai cercare favori e restando incorruttibile al danaro.
Una straordinaria intelligenza si era manifestata in lui sin da bambino, quando era capace di leggere, senza difficoltà, i classici cinesi. Da adolescente mostrò un particolare talento nell'arte calligrafica, con la quale impressionò i monaci del Manpukuji.
Da adulto fu indifferente alle adulazioni e agli insulti, né, tantomeno, adulò ed insultò gli altri; non si curò mai delle apparenze esteriori, restando sempre forte e pulito nell'animo.
Dunque, con il suo comportamento controllato e con il suo seguire sempre i principi più nobili, invece che quelli imposti dalla società, Taiga incarnò l'archetipo del kijin nel periodo Edo.

Come spiegatoci dallo stesso Koukei, è possibile far risalire questo concetto all'antica tradizione cinese dell'individualismo, dell'eterodossia, e delle aspirazioni non ostacolate. Nello studiare la cultura cinese, era facile, per un giapponese, venire a contatto con le storie delle ubriacature ispiratrici di Tu Fu (712-770), della calligrafia disordinata di Huai Su (735-800), dei conflitti politici e delle poesie ispirate di Su Shih (1037-1101), dei paesaggi espressionisti di Yü Chien (att. ca. 1230) e di Mu Ch'i (1176-1239) nello stile "inchiostro spezzato" (C: p'o-mo; G: haboku), e delle bizzarre calligrafie di Chu Yün ming (1461-1527) e di Tung Ch'i-ch'ang (1555-1636).

2.1 L'eccentricità nel primo periodo Edo e il caso Kobori Enshuu

Quello dell'eccentricità fu un fenomeno che, sebbene presente in Giappone da diversi secoli, così come si evince dall'analisi dei vari testi sulle personalità considerate kijin, si sviluppò in maniera consapevole soltanto tra la metà del 1700 e quella del 1800, dunque durante la seconda metà del periodo Edo.
All'interno della categoria dei kijin iniziarono ad essere scoperti ed inclusi personaggi appartenenti ad epoche precedenti, nei quali aspetti eccentrici erano presenti in forma embrionale e, spesso, inconsapevole.
Kobori Enshuu, figura importante del primo periodo Edo, può essere considerato uno di questi casi.

Personalità dai molteplici aspetti, funzionario del bakufu, Kobori Enshuu, il cui vero nome risulta essere Sasuke Masakatsu, nasce nel 1579. Sin da fanciullo mostrò grande interesse per il chadou o "Via del tè"(10). L'amore e la dedizione di Enshuu per questa severa disciplina furono con tutta probabilità determinate dal suo incontro con Sen no Rikyuu, indiscusso maestro nella cerimonia del tè. L'incontro avvenne quando Enshuu era poco più che un bambino, ma la sua giovane età non gli impedì di comprendere e apprezzare la grazia e l'eleganza che accompagnavano ogni singolo gesto di Rikyuu.
Tuttavia la sua formazione e la sua educazione furono affidate a Furuta Oribe (1544-1615), erede riconosciuto di Rikyuu.
La svolta nella vita artistica di Enshuu avviene proprio con la morte del suo Maestro nel 1615, quando lo shougun gli affidò il compito di succedere a Oribe nella carica di tenka gosadou, "maestro del tè del Giappone", attività che lo impegnava nel tempo libero dagli incarichi pubblici, che svolgeva in qualità di funzionario del bakufu.
Da questo momento in poi Enshuu andrà sempre più affermando la sua fama di artista eclettico, che si consoliderà in maniera definitiva attraverso l'impegno nei campi più diversi, durante l'era Kan'ei (1624-1644).
Nonostante i numerosi successi, la vita di Enshuu fu, in realtà, caratterizzata da una continua lotta tra i doveri e gli obblighi imposti sia dalla posizione politica che occupava, sia dall'appartenenza ad una delle più nobili e potenti famiglie del Kanto, e una vita completamente dedita all'arte, alle proprie meditazioni, ai propri interessi.
Fu spettatore, ma, allo stesso tempo, artefice, del passaggio dal wabi cha, il "tè della semplicità e dell'austerità", al daimyo cha, il "tè dei signori". Anche nello stile si percepisce il continuo altalenarsi di Enshuu tra obbligo sociale e aspirazione personale.
Questo lo condusse verso un'arte in parte orientata ai nuovi canoni estetici che la società richiedeva, come l'esotismo e il decorativismo; in parte fedele allo stile austero, semplice, elegante proposto da Sen no Rikyuu, di cui ammirava e, in parte, invidiava la scelta di una vita completamente dedita all'arte e incentrata sulla libertà di espressione.

Non a caso Hanagasa Bunkyou, nel suo Nihon kijin-den, riconosce e classifica Sen no Rikyuu (1522-1591) come personalità kijin. L'appartenenza di Rikyuu alla categoria dei kijin fu, con tutta probabilità, determinata dall'aver proposto e stabilito un nuovo ideale estetico.
All'eccessivo decorativismo del periodo Momoyama(11), infatti, Sen no Rikyuu preferì uno stile decisamente più sobrio, elegante, raffinato, che trovò la sua miglior applicazione nella cerimonia del tè(12).
Non tutti, ovviamente, compresero e accettarono questo suo spirito libero, innovativo, semplice, e, ritenuto responsabile di aver fatto irritare Hideyoshi con il suo comportamento, fu costretto a commettere il suicidio rituale o seppuku. Questo episodio portò Enshuu a riflettere sul ruolo che doveva assumere l'arte nella sua vita, se dedicarsi completamente ad essa o tentare il compromesso con la sua vita da vassallo dello shougun e, dunque, subordinare la sua arte al servizio dei potenti.
Evidentemente le condizioni storico-politiche non permisero ad Enshuu una completa emancipazione, cosicché i suoi interessi ed i suoi gusti collimarono quasi sempre con quelli della classe dirigente, evitando, in tal modo, l'aperto contrasto.

2.2 Il "mistero" Sharaku

Un alone di fascino e di grande mistero continua ad avvolgere la figura di Toshusai Sharaku, una "cometa" nella storia dell'arte pittorica giapponese, in grado, tuttavia, di esprimere, attraverso forme geniali ed insuperate, il nuovo realismo della ritrattistica kabuki.
Definito come "il più grande mistero nella storia dell'ukiyoe"(13), per la scarsità di notizie riguardanti la sua vita e la sua carriera, nel giro di pochi mesi Sharaku divenne una delle principali personalità dell'ukiyoe.
L'attività artistica di Sharaku durò soltanto dieci mesi, a cavallo tra il 1794 ed il 1795, nel corso dei quali sperimentò le varie fasi che, in linea di massima, caratterizzano la carriera di un artista: una iniziale di formazione, una centrale di maturità, ed un'ultima, generalmente di declino, qualitativamente meno apprezzabile e priva dell'iniziale creatività.
I tentativi fatti dagli studiosi nell'associare il nome di Sharaku a personaggi famosi, quasi ne fosse uno pseudonimo, sono molti e, talvolta, fantasiosi. L'influenza esercitata dall'arte occidentale, introdotta e diffusa in Giappone dai pittori Maruyama Okyo, Hiraga Gennai e Shiba Kokan, tutti "studiosi della dottrina olandese", è facilmente rintracciabile nello stile realistico, a tratti caricaturale, delle sue opere. E questo ha fatto si che il suo nome fosse spesso accomunato a quello di Okyo.
Nello stesso modo la sua arte, in particolare le raffigurazioni di attori kabuki, risentono dell'opera di Shunshou, di Bunchou e, anche del primo Hokusai, nel periodo in cui collaborava presso lo studio di Shunshou, con lo pseudonimo di Shunrou.

Così come nel caso di Hokusai, l'arte realisticamente spregiudicata e innovatrice di Sharaku non fu apprezzata, ne, tantomeno, compresa dai suoi contemporanei.
Anche Sharaku, nella sua breve ma intensa carriera artistica, tentò il superamento di un'arte che, nel suo presente, era già passata. Nei suoi ritratti, nelle sue caricature, nelle sue vignette umoristiche si rivela un'analisi psicologica dei personaggi rappresentati.
Il rinnovamento dei contenuti da lui proposto non fu compreso dal grande pubblico, nonostante l'importante sostegno offertogli dall'editore Tsutaya Juuzaburou, che pubblicò tutte le centocinquanta stampe disegnate dall'artista(14).
La sua fu un'arte contro corrente, anzi, come sostenuto da Richard Lane:

[...] l'opera di Sharaku rappresenta una specie di anti-ukiyoe, un inconscio tentativo di creare un'avanguardia nell'ambito di una forma d'arte essenzialmente popolare e commerciale. [...] Per poter esprimere in pieno il suo vero genio - e perché questo potesse essere pienamente compreso - Sharaku visse non soltanto in un'età sbagliata, ma anche in un paese sbagliato. Nella terra di Holbein, di Hogarth, di Goya e di Daumier egli avrebbe forse trovato un ambiente certo più consono."(15)

Si può dunque parlare del "kijin Sharaku"? Sicuramente sì. Sebbene non esistano notizie precise e attendibili sulla sua vita, su eventuali modus-vivendi eccentrici, la sua seppur breve carriera artistica, l'influenza esercitata sulle generazioni successive, il rinnovamento che ha portato nell'arte del suo paese, rivelano una straordinaria e non comune personalità.

2.3 I kijin a Kyoto: Maruyama Okyo e i "Tre eccentrici"

In contrapposizione al movimento ukiyoe, caratteristico della città di Edo, dove un diverso contesto socio-economico permetteva il nascere e lo svilupparsi di un'arte propriamente popolare, a Kyoto, nello stesso periodo, vennero alla luce due nuove correnti artistiche.
La prima, definita "naturalistica" fu quella proposta da Maruyama Okyo (1733-1795); la seconda, decisamente più spregiudicata e irriverente, fu quella invece proposta da Nagasawa Rosetsu (1754-1799), Itou Jakuchuu (1716-1800), e Soga Shouhaku (1730-1781), che per la loro arte sbalorditiva e audace vennero soprannominati i "Tre eccentrici".

L'appartenenza di questi ultimi alla categoria dei kijin è stata sancita da Okada Heijirou, che nel suo lavoro Kinsei itsujin gashi, li include, in qualità di pittori professionisti, insieme ad altri artisti, per la maggior parte considerati bunjin(16).
Più sottile, ma non per questo meno profondo, è invece il legame che unisce Okyo agli artisti posseduti dal kisou. John M. Rosenfield, nel suo saggio, accomuna l'eclettismo presente nell'arte di Okyo a quello di Hokusai(17). Il pittore di Kyoto lavorò, con grande entusiasmo, in una ampia serie di nuovi linguaggi pittorici.

Con l'abrogazione del divieto d'importazione dei libri che riguardavano l'Occidente, gli artisti giapponesi furono finalmente in grado di poter apprezzare e studiare le caratteristiche compositive occidentali, in particolar modo la resa prospettica e l'ombreggiatura.
Le circostanze nelle quali Okyo venne per la prima volta in contatto con la pittura occidentale sono ancora oscure. In una prima fase iniziò a riprodurre immagini di paesaggi cinesi, esagerandone volutamente la prospettiva e applicando a mano i colori, nonostante si trattasse di xilografie.
Questo genere di immagini venivano chiamate megane-e ossia "immagini ottiche", perché osservate attraverso un congegno importato, attraverso la via della Cina, dall'Europa. Queste immagini, inizialmente riflesse da uno specchio, successivamente ingrandite da una lente, che ne accentuava la prospettiva e il chiaroscuro, offrivano l'effetto di un paesaggio in forma tridimensionale e una rappresentazione della realtà sicuramente diversa da quella ottenuta sino a quel momento.

Fu questo il punto di partenza dal quale si mosse Maruyama Okyo per cimentarsi in nuovi linguaggi pittorici. La sua abilità fu quella di impadronirsi delle nuove tecniche importate dall'occidente e di fonderle mirabilmente con lo stile autoctono, creando, in tal modo, una sintesi perfetta.
Questa nuova arte, giapponese nelle tematiche e nell'iconografia, occidentale nell'uso della prospettiva e del chiaroscuro, fu molto apprezzata dai contemporanei di Okyo. Una coppia di paraventi a sei pannelli, presente nella Mitsui Collection, raffigurante i "Pini sotto la neve", rappresenta di certo il maggior successo di Okyo nell'uso di questo nuovo linguaggio pittorico.

Ben diversa è la posizione non solo artistica, ma anche sociale nella quale operarono i "Tre eccentrici", Shouhaku, Jakuchuu, Rosetsu. Ciascuno di questi tre artisti incarnò il prototipo del kijin, attuando la propria protesta contro l'autorità con una serie di comportamenti stravaganti e attraverso un'arte nella quale i soggetti e le tecniche sfidavano tutte le regole imposte dalle scuole tradizionali.
Così come quella di altre personalità considerate kijin, anche la vita di questi tre bizzarri artisti è costellata di aneddoti, più o meno attendibili, che riferiscono di episodi decisamente particolari.

Spesso, quando si parla di Rosetsu non si può fare a meno di ricordare un episodio legato allo strano, ma pur sempre amichevole rapporto con il suo maestro, Maruyama Okyo. Si racconta che Rosetsu, un giorno, avrebbe mostrato ad Okyo un dipinto, e, facendogli credere che fosse stato eseguito da lui, gli chiese un parere. Il maestro lo criticò duramente, suggerendo all'allievo una serie di miglioramenti, per poi scoprire che, in realtà, l'opera era stata da lui stesso eseguita diversi anni prima.
Ancora più estremi furono gli atteggiamenti di Shouhaku. Di lui si racconta che, avendo ricevuto da un daimyo l'incarico di dipingere alcuni pannelli, si recò nel castello di questi per eseguirli. Tuttavia trascorse tutto il tempo a bere e a mangiare e ciò suscitò la legittima protesta del signore.
Per tutta risposta Shouhaku prese un secchio, nel quale mischiò inchiostro nero, oro e altri pigmenti, e, con una scopa, tracciò un gigantesco arco per terra, che, dopo poco, si trasformò in un luminoso arcobaleno, svuotando il restante contenuto del secchio sulla testa del segretario del signore.

Nonostante questi atteggiamenti irriverenti, che dimostravano un totale disprezzo per le norme che regolavano il vivere sociale dell'epoca, questi artisti godettero sempre di grande popolarità, anzi, il loro stravagante modo di fare, divertiva molto.
Se confrontati con i kijin di Edo, questi artisti non furono mai considerati un pericolo in grado di destabilizzare, con la loro arte irriverente e spregiudicata, l'ordine stabilito dal regime. I loro comportamenti furono quasi sempre visti come semplici e bizzarri capricci, totalmente innocui, e, per questo, divertenti.
La loro arte ben presto si allontanò, e in maniera definitiva, da quella tradizionale, per volgersi in cerca di nuove sperimentazioni. Da qui i ritratti femminili di Rosetsu, donne pallide, in disordine, ma sempre eteree, eleganti; le figure deformi, demoniache, i teschi, donne in preda alla follia, i colori forti nell'opera di Shouhaku; uccelli comuni, fiori spontanei, pesci, oggetti semplici nelle raffigurazioni di Jakuchuu(18).

E' interessante notare, nell'opera di Shouhaku, la presenza di un nuovo genere di tematiche, soprannaturali, cruente, spesso sanguinose, che, in numero sempre maggiore, stavano caratterizzando la produzione artistica e letteraria del periodo.
Shouhaku trasformò gli immortali cinesi (Cin: hsien-jen; G: sennin) in figure deformi, possedute da demoni, dagli occhi spiritati. Scene impressionanti di demoni, di battaglie, di omicidi, apparvero anche nell'opera di Hokusai, a partire dal 1790 e continuarono a caratterizzarne la produzione per il resto della sua carriera.
Diverse furono le illustrazioni, raffiguranti possessioni spiritiche, che disegnò per svariati yomihon di Bakin: Katakiuchi urami kuzunoha (La vendetta della volpe, 1807), per esempio, o Sono no yuki (Neve nel giardino, 1807).

Probabilmente il più famoso lavoro di Hokusai ,in questo genere, è la serie di fogli singoli chuuban, all'incirca del 1831, intitolati Hyaku monogatari (I cento racconti), che descrive spiriti di uomini e di donne, morti ingiustamente e che cercano di vendicarsi di coloro che li hanno torturati.
Di certo questo nuova inclinazione verso trame sanguinose e soprannaturali corrispose a un preciso cambiamento di gusto da parte del pubblico, prontamente soddisfatto dagli artisti.
E chi meglio di un artista eccentrico poteva rispondere a questa nuove e bizzarre richieste?

Note

6. Non a caso la maggior parte di questi testi è classificata come zuihitsu, pensieri casuali organizzati in maniera slegata.
7. In genere rappresentano dei testi popolari, per lo più di carattere storico, che esemplificano la morale buddhista o confuciana.
8. Sono considerati due tra i più importanti maestri della poesia di corte classica giapponese.
9. In Hokusai paintings, selected essays, a cura di G. C. Calza, op. cit.
10. Il termine chadou si riferisce alla complessa e particolare disciplina che regola le varie fasi della cerimonia del tè.
11. Generalmente si definisce Momoyama, da un punto di vista storico-politico, il periodo compreso tra il 1573 e il 1599, ma altri scelgono come fine il 1615. Nel campo artistico il periodo copre un arco di tempo che va dalla metà del XVI alla metà del XVII secolo.
12. Artisticamente il periodo Momoyama fu caratterizzato da uno stile decisamente decorativo, fastoso, ricco, con un largo impiego dell'oro, utilizzato nei più svariati campi, dall'architettura all'arredamento, dalla pittura ai tessuti.
13. Lane R., Grafica giapponese, Il Saggiatore, Milano, 1962, pag. 190.
14. Tsutaya Juuzaburou era considerato uno dei più importanti editori del tempo, promotore di talenti quali Utamaro, Choki, Kyouden e tanti altri.
15. Lane R., Grafica giapponese, op. cit., pag. 194.
16. Vedere glossario.
17. In Hokusai paintings, selected essays, a cura di G. C. Calza, op. cit.
18. Questo genere di iconografia non era mai stato reputata degna di considerazione dagli artisti giapponesi.

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