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Katsushika Hokusai: un eccentrico della pittura
Conclusioni
Personalità particolarmente eccentriche, come si evince chiaramente dall'analisi dei testi riportati, sono state sempre presenti nella società giapponese. Tuttavia questi artisti presero piena coscienza della loro posizione e, soprattutto, delle opportunità espressive che questa offriva loro, soltanto nella seconda metà del periodo Edo (1600-1867).
Vari erano i modi attraverso i quali questi particolari personaggi esprimevano e manifestavano la propria appartenenza alla categoria dei kijin: adottando comportamenti e modus vivendi che si distaccavano dalle regole del vivere sociale; oppure impegnandosi in un'arte lontana dagli stereotipi e dagli schemi classici della scuole tradizionali - Kano, Tosa e Rinpa - avvalendosi, invece, delle nuove esperienze pittoriche introdotte dall'Occidente. Spesso, come nel caso di Hokusai, avvalendosi di entrambi i modi.
Il fenomeno dei kijin non si sviluppò soltanto tra gli artisti di Edo, ma anche tra quelli di Kyoto. Tuttavia, se da un lato gli artisti di queste diverse città erano sostenuti dalle stesse motivazioni - dunque era intenzione comune usare questo loro status per esprimere la propria protesta sociale o i propri conflitti interiori - ben diverse furono, tuttavia, le reazioni delle diverse comunità cui appartenevano.
A Kyoto l'arte contestatrice e rivoluzionaria dei "Tre Eccentrici" - Shouhaku, Jakuchuu e Rosetsu - non fu soltanto accettata, ma spesso addirittura ricercata. I loro bizzarri comportamenti e la loro arte sempre lontana dal "fare pittorico" convenzionale, non vennero mai considerati un serio pericolo in grado di minacciare l'ordine sociale stabilito, né, tantomeno, di rivoluzionare la più tradizionale arte giapponese.
Decisamente diversa era la situazione a Edo, dove gli artisti erano considerati una minaccia nuova e reale per il sempre più debole regime Tokugawa, che, a sua volta, tentò di risolvere, almeno in parte, il problema, con la promulgazione dei programmi riformatori delle ere Kansei (1787-93) e Tenpou (1841-43). Per far rispettare le sue leggi il regime rese attivo un severissimo sistema penale, a causa del quale molti artisti e scrittori videro pregiudicata la loro carriera e, talvolta, finanche la loro stessa vita.
In questo contesto si inseriscono la vita e l'opera del kijin Hokusai, che restarono, tuttavia, immuni a qualsiasi forma di censura o punizione. Hokusai perseguì indenne la sua continua e ossessiva ricerca della perfezione pittorica, fatta di continue sperimentazioni in nuovi linguaggi pittorici, attraverso nuove tecniche, nuove iconografie, nuovi modi di rappresentazione, nuove colorazioni, nuovi nomi. Le sue biografie sono costellate di aneddoti, più o meno veritieri, sui suoi strani modi di vivere, di comunicare, di relazionarsi.
Hokusai senza alcun dubbio incarnò il prototipo del kijin, ma allo stesso tempo riuscì a non superare i canoni di tolleranza stabiliti dal governo, che permetteva talune espressioni in antitesi con le istituzioni e con le tradizioni, a patto che si mantenessero entro certi limiti definiti liberali, e che non rappresentassero una sfida al governo stesso.
Come prototipo ed archetipo del kijin spinse l'eccentricità all'eccesso per non essere un "eccentrico" e per vivere la sua arte nel gioco degli equilibri della vita. E' lecito chiedersi - anche in considerazione dell'influenza che esercitò su di lui l'arte occidentale, a sua volta incidendo su di essa con la sua opera - se mai adoperò la piena consapevolezza del suo essere eccentrico per sostenere la causa della sua arte?
Ma l'idea di eccentricità, anche nel "caso Hokusai", non può essere verificata per canoni.
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