CONSIDERAZIONI FINALI La particolare fase di trasformazione in atto in Giappone, durante la seconda metà degli anni '90, segnata dall'internazionalizzazione e dalla ristrutturazione del sistema economico e di quello distributivo da un lato e dal processo di liberalizzazione e di apertura agli investimenti esteri dall'altro, concorre a costituire ottime opportunità di inserimento, per le imprese straniere nel mercato interno, soprattutto quando queste scelgono una strategia di presenza diretta sul mercato. Allo stesso tempo, la possibilità di accedere alle varie agevolazioni introdotte dalle autorità, per facilitare l'ingresso di imprese straniere in Giappone, tende ad accrescere la redditività degli investimenti in attività produttive di beni e/o servizi. Il Giappone offre dunque delle importanti opportunità d'investimento che riguardano principalmente, la notevole dimensione del mercato interno, caratterizzato da numerose nicchie di consumo, nelle quali possono trovare un loro spazio anche le piccole e medie imprese straniere, con prospettive di lungo periodo di ottenimento di elevati profitti. Inoltre, l'esistenza di un elevato grado di concorrenzialità, induce in ultima analisi un miglioramento dell'efficienza produttiva e del livello qualitativo dei prodotti, per l'impresa investitrice nel suo complesso e la massiccia disponibilità di informazioni permettono di comprendere e anticipare le nuove tendenze in atto nei mercati internazionali. Va inoltre considerato che gli aumenti di qualità e di efficienza produttiva possono tradursi in un effetto benefico generalizzato per l'impresa nel suo insieme, per cui i ritorni complessivi dell'investimento necessario per l'inserimento nel mercato giapponese possono risultare ben maggiori rispetto a quelli pianificati in fase di progettazione. Accanto alle opportunità, vanno tuttavia segnalati anche i problemi che in genere affliggono le imprese straniere operanti in Giappone, problemi essenzialmente dovuti alle marcate differenze rispetto al paese d'origine, riguardo alle preferenze espresse dai consumatori, nonché alle pratiche d'affari e ai relativi usi e costumi radicati nella cultura giapponese. In più l'elevato livello delle aliquote fiscali sui profitti d'impresa, l'esistenza di un sistema di dazi e tariffe, l'elevato grado di concorrenzialità tra le imprese e la difficoltà nel reperire personale locale qualificato in grado di comprendere la mentalità dell'impresa straniera, sono tra le cause che hanno scoraggiato gli operatori economici dall'investire in Giappone. Per quanto riguarda, più in particolare i rapporti tra il Giappone e il nostro paese, lo scarso volume del commercio, cui fa eco anche quello relativo agli investimenti in attività produttive, costituisce al tempo stesso una ricca fonte di opportunità d'affari: l'intensificazione delle relazioni economiche può, per esempio, essere proficuamente condotta da entrambe le parti tramite lo sfruttamento delle numerose aree di complementarità, che si riscontrano tra le strutture produttive dei due paesi. Le imprese italiane presenti sul mercato giapponese sono ancora molto poche, se confrontate con le opportunità che tale mercato offre. Molti attribuiscono le cause del basso livello degli investimenti italiani, alla particolare natura dell'economia del nostro paese, basata principalmente su aziende a conduzione familiare e su un tessuto di piccole e medie imprese. Si tratta di aziende le cui dimensioni non garantiscono una disponibilità di capitali ed una capacità di investimento paragonabile a quelle di più grandi dimensioni. In più, la diffusa visione tra gli imprenditori italiani che il mercato giapponese si presenti troppo chiuso, complesso e per queste ragioni difficile da penetrare, di fatto allontana molte imprese dal pianificare una qualche forma di presenza e le porta a preferire mercati molto più vicini, sia in termini geografici ma soprattutto culturali. Per competere con successo nel mercato giapponese, la strategia più adatta per un'impresa straniera è legata alla realizzazione di una presenza diretta e stabile. Come dimostra il successo ottenuto dai grandi nomi della moda italiana, quali Ferragamo, Gucci, Prada, Furla, tutte aziende che hanno adottato strategie di integrazione con il mercato e aperto propri ed esclusivi punti vendita nelle zone più alla moda del Giappone. Nel processo di integrazione economica globale, l'investimento diretto è diventato l'elemento essenziale nella complessa struttura attuale degli investimenti societari e delle strategie di produzione. É della massima importanza per le imprese italiane mantenere una forte presenza sul mercato giapponese poichè questo, potrebbe rappresentare un "trampolino" per un possibile sviluppo delle vendite e della rete distributiva nei vicini mercati asiatici, per effetto della collaborazione con imprese giapponesi operanti già da tempo in questi paesi. Non va peraltro sottovalutata, l'importanza della comunicazione telematica, via Internet ed i successi che il commercio elettronico sta riscontrando in questi ultimi anni nel paese. In Giappone, l'uso dell'elaboratore elettronico e della rete Internet è estremamente diffuso, non solo tra gli operatori economici ma anche tra la popolazione. Le aziende italiane dovrebbero tenere in forte considerazione l'utilizzo di questo canale distributivo, alternativo o complementare a quelli tradizionali, il quale può rappresentare una diversa modalità per affacciarsi al mercato giapponese, in una sorta di vetrina virtuale. I settori nei quali le imprese italiane dovrebbero investire maggiormente, sono quelli della moda (tessile e abbigliamento, calzature, prodotti in pelle, accessori), dei macchinari (macchinari industriali, componentistica auto, mezzi di trasporto), della chimica organica, della gioielleria, dell'alimentazione (vini e beni alimentari), della casa (mobili e arredamento, materiali da costruzione) e dei prodotti dell'artigianato. Il settore più importante è senza dubbio, quello della moda che, nonostante abbia fortemente risentito della flessione nei consumi seguita alla crisi della bubble economy, continua a mostrare una sostenuta domanda da parte dei consumatori giapponesi, dovuta all'unicità dei prodotti italiani e alla capacità creativa dei nostri stilisti. Un altro campo dove si intravede ancora notevole spazio di entrata per le imprese italiane è quello alimentare, comprendente sia cibi sia le bevande. Negli ultimi cinque anni, si è verificato in Giappone, un vero e proprio boom della cucina italiana e sono stati aperti numerosi ristoranti italiani. Va inoltre considerato che, se oggi l'Italia ha raggiunto buone fette di mercato in prodotti quali l'olio di oliva, le paste alimentari, in altri campi come quello dei formaggi o del vino la posizione relativa del nostro paese è ancora assai insoddisfacente rispetto alle effettive potenzialità. Altri paesi come la Francia, la Germania o l'Australia, adottando politiche di vendita più aggressive e strutturate nel lungo periodo, sono spesso riusciti ad imporsi molto più efficacemente. Si riscontra che, in molti casi i produttori e gli esportatori italiani lasciano che siano le imprese giapponesi ad "acquistare" i nostri prodotti, anziché "vendere" i marchi italiani seguendo una precisa politica di inserimento e di adattamento alle esigenze del mercato giapponese. Degli altri settori, quello dei macchinari è particolarmente interessante grazie alla rinomata qualità dei prodotti italiani e alle potenzialità insite nel mercato giapponese, sia al suo interno, sia nei vicini paesi Asiatici, (dove molte società hanno recentemente trasferito gli impianti di produzione). In ciascuno dei settori elencati, che sono attualmente i più importanti per le esportazioni italiane in Giappone, esiste la possibilità di incrementare ulteriormente gli scambi commerciali. Infatti, è opinione largamente diffusa tra gli operatori, che esistono opportunità non sfruttate sia in settori in cui le nostre imprese sono già presenti da tempo, quali quello della chimica, della gioielleria, dei mobili, dell'oggettistica d'interni, dei marmi e dei materiali da costruzione, della ceramica e dei prodotti dell'artigianato, sia in settori nuovi, dove la posizione dell'Italia è di netta minoranza. Una critica che viene spesso mossa alle aziende italiane, che sono o che vorrebbero essere presenti con i propri prodotti sul mercato interno giapponese, è quella di non raccogliere abbastanza informazioni sugli operatori locali e sulle consuetudini d'affari e di adottare una strategia non sufficientemente aggressiva e strutturata nel tempo e nello spazio. Inoltre, è assente in Italia un approccio corale al problema dell'inserimento sul mercato nipponico, approccio che garantirebbe alle nostre imprese un maggior potenziale di successo, (data la loro piccola e media dimensione) e che permetterebbe di raggiungere importanti economie di scala. È assente in particolare il concetto di "sistema paese", cioè di un efficace supporto reciproco tra imprese, banche ed istituzioni che favorisca il commercio, gli investimenti, le relazioni diplomatiche e gli scambi culturali con il Giappone. Il Giappone sta procedendo a una riforma delle proprie strutture economiche, politiche e sociali e l'erogazione continuerà ancora nel prossimo futuro. Il ritmo del cambiamento è imprevedibile, anche se questa volta sembra che le possibilità di successo siano maggiori, in quanto il processo di riforma è appoggiato dal pubblico, dagli uomini politici e, in una certa misura, dalla burocrazia. Le riforme verranno realizzate in modo tipicamente giapponese, il che significa che si terrà tutta una serie di consultazioni e che i progressi andranno a quello che gli occidentali considerano un "passo di lumaca". È però vero che i giapponesi sono in grado di agire rapidamente una volta raggiunto il consenso. Le imprese italiane dovranno seguire queste riforme e l'evoluzione delle pratiche commerciali giapponesi, in modo tale da poter reagire tempestivamente con adeguate strategie. Inoltre, l'Italia dovrà mirare ad un crescente inserimento nel mercato nipponico soprattutto individuando i settori e le attività a più alto valore aggiunto (come il settore alimentare, quello dell'abbigliamento e quello della meccanica), cercando di privilegiare gli investimenti di lungo periodo, come approccio vincente al mercato. Per promuovere gli investimenti italiani in Giappone è auspicabile, l'aumento delle relazioni e delle intese tra i governi dei due paesi, che potrebbe rappresentare un ulteriore stimolo per incentivare l'entrata delle nostre imprese nel mercato interno. Si può affermare, infine che il Giappone, con una popolazione di 125 milioni di abitanti, un reddito pro-capite tra i più alti del mondo e con un mercato estremamente omogeneo in termini di preferenze dei consumatori, si presenta come una formidabile opportunità, che se saputa cogliere tempestivamente ed interpretare nel giusto modo, può risultare estremamente vantaggiosa, per le aziende italiane. 1 È importante effettuare una considerazione riguardo alla presenza di notevoli differenze regionali nei modelli di consumo. Dato infatti l'elevato tasso di concentrazione sia della popolazione sia delle attività produttive e commerciali nelle aree metropolitane di Tokyo e Osaka, gli operatori economici stranieri che si affacciano per la prima volta sul mercato tendono spesso a non attribuire la dovuta importanza alle altre regioni. Un altro frequente errore è quello di generalizzare le tendenze riscontrate nel "centro" a tutta la "periferia". In realtà i modelli di consumo possono variare anche considerevolmente da regione a regione, per cui, oltre a stabilire opportuni contatti con gli operatori locali, può essere a volte necessario apportare modifiche al contenuto o al confezionamento dei prodotti per rispondere alle varie esigenze di localizzazione. 2 La Yamaha, che produce strumenti musicali, ha aperto la sua scuola di musica e sponsorizza dei club di educazione musicale. Anche un'azienda straniera, la Procter & Gamble Japan, ha messo in piedi il suo "Pampers club". I produttori di articoli di fotografici creano club fotografici e organizzano concorsi di fotografia; i produttori di abbigliamento sportivo sponsorizzano palestre e circoli sportivi. I club non si limitano necessariamente alla promozione immediata di prodotti e servizi. Oltre a fornire incentivi per chi viaggia molto, le agenzie di viaggi organizzano dei travel clubs. 3 È cresciuto nel 1999 il numero dei turisti giapponesi che hanno scelto di andare all'estero. Secondo una ricerca del Ministero di Giustizia giapponese, oltre 16,3 milioni di giapponesi si sono recati all'estero lo scorso anno e ciò rappresenta un incremento del 3,5% rispetto all'anno precedente. Nel 1990 i turisti che andavano all'estero erano (appena) poco più di 10 milioni. Nella stragrande maggioranza, l'82%, visita un paese straniero per turismo mentre il 14% viaggia per affari. Tra le nazioni europee, l'Italia rappresenta la meta preferita seguita dall'Inghilterra e dalla Francia. Il segmento dei giovani (20-29 anni) copre un quarto del totale, mentre i tentenni arrivano al 20%; inoltre, interessante è notare che i viaggiatori sopra i 50 anni coprono il 30% del totale. 4 La maggior parte delle catene di spaghetterie sono di proprietà di operatori giapponesi e sono gestite dagli stessi, le più famose sono Spaghetti-ya, Aldente!, Sonopronto, Chirico di Napoli, Capricciosa, Piatto, Bologna ecc. Le spaghetterie contribuiscono ad incrementare il business dell'industria alimentare collegata. 5 Teoricamente il Giappone è un mercato aperto, ma una serie di regolamenti amministrativi, disposizioni di sicurezza e soprattutto l'atteggiamento xenofobico di tanta burocrazia hanno ostacolato e ritardato l'accesso ai prodotti stranieri. Le apparecchiature elettriche,gli elettrodomestici vengono bloccati perché non sicuri; medicine, cosmetici e simili perché contengono inaccettabili sostanze in Giappone. I bulbi dei tulipani olandesi debbono essere analizzati per verificare l'assenza di certi microbi, i laminati di ferro debbono essere misurati e pesati uno ad uno, le auto debbono avere uno speciale dispositivo che avverte automaticamente il guidatore che sta superando la velocità consentita, certi prodotti vengono bloccati perché viaggiano su container la cui circolazione è proibita sulle strade giapponesi, nonostante siano fatti in Giappone ed esportati.