I Il sogno della moglie del pescatore indice I.1 La Xilografia Giapponese: le Ukiyo-E La xilografia è come sappiamo bene una tecnica incisoria su legno, il cui fine ultimo, comune anche a tutte le altre tecniche incisorie, è la riproduzione seriale di un'immagine (tiratura), e questo, in passato più che nel presente, la rendeva un forte veicolo di informazione e di pubblicità, permettendo una divulgazione di immagini che per un motivo e per un altro, attiravano l'attenzione del pubblico, con un discorso economico immediatamente conseguente a queste pubblicazioni. Pensando alla xilografia possiamo facilmente pensare al Duhrer, e alle sue immagini ormai diventate famose, ma è soprattutto in Oriente che questa tecnica incisoria riscosse il più grande consenso fra la gente, sia del mondo dell'editoria, prediligendolo come mezzo di divulgazione; sia da parte del pubblico che si prestava a comprare queste pubblicazioni. Il nome di queste immagini era ukiyoe, ossia le "Immagini del mondo fluttuante", dal momento che si sono sviluppate intorno ai nuovi interessi della classe borghese del Giappone del XVII secolo.10 Parlare delle ukiyoe significa parlare della società del Giappone nella quale si sono sviluppate queste stampe, perché i soggetti di pubblico interesse che venivano rappresentati erano solitamente gli attori del teatro Kabuki, le prostitute del quartiere dei piaceri, le personalità politiche del momento, e tutta una panoramica di vita vissuta all'interno della città dalla gente comune, con una ricca varietà di temi e di composizioni.11 Solo più avanti cominceranno, grazie soprattutto all'opera di pittori come Hiroshige e Hokusai, le grandi vedute panoramiche e gli scorci naturalistici, che hanno tra le altre cose influenzato il gusto estetico dei pittori loro contemporanei in occidente.12 Intorno all'VIII secolo, il Giappone entra in contatto con la tecnica dell'incisione su legno dalla Cina,13 attraverso le stampe che dal continente asiatico si diffusero grazie al commercio anche nell'arcipelago giapponese. Fu una grande occasione per apprendere una nuova tecnica artistica che troverà il suo massimo splendore nel Periodo Edo (1603 - 1868 chiamato così dal nome antico della capitale dell'Impero giapponese) grazie ad una particolare qualità di legno di ciliegio che ben si prestava ad essere intagliato e inchiostrato nella maniera più consona, e grazie ad una carta così morbida e particolarmente adatta allo scopo, che trovò l'elogio addirittura di Rembrandt. La xilografia si diffuse massicciamente a partire dal XVII secolo, e questo è dipeso quasi esclusivamente dal consolidamento della posizione economica della classe mercantile.13 Così la borghesia mercantile, che prima era stata tenuta rigidamente fuori dalla vita culturale che era appannaggio dei nobili e dei samurai, ha deciso finalmente di crearsi da sola la propria particolare cultura; per cui, alla ricerca di una propria identità culturale e artistica, diede vita ad una nuova forma di teatro, il Kabuki, una nuova forma di divertimenti legati allo sviluppo della poesia, delle nuove feste popolari, dei nuovi romanzi ricchi di storie epiche del Giappone feudale. E non mancò in questo una ricerca dei piaceri più sensuali che potevano venire soltanto dal mondo della prostituzione.14 E' stata la rigidità del sistema feudale che permise questo sviluppo dei mercanti, con il conseguente impoverimento economico della classe dei samurai, che pur rimanendo l'élite della società, stava vivendo un periodo difficile anche perché stava perdendo la sua valenza politica.15 Le ukiyoe si svilupparono quindi velocemente e soprattutto intorno a due temi fondamentali: il teatro Kabuki e il quartiere dei piaceri che a Edo era il quartiere Yoshiwara. La tecnica si raffinò tantissimo, fino a toccare un livello di maestria che necessitava di una collaborazione di più persone fra artisti e artigiani all'epoca.16 Del Kabuki, le ukiyoe rappresentavano fedelmente le locandine dei Drammi, con sopra impressi i nomi e le immagini degli attori e dei personaggi più famosi che a quel tempo si succedevano sul palcoscenico, e che avevano raggiunto un così alto livello di notorietà proprio grazie alle stampe che li raffiguravano e che cominciavano, di volta in volta che l'attore appariva, a diffondersi fra la gente che poi tendeva a collezionarle. Locandine teatrali di carattere celebrativo, a volte satirico, e anche scherzoso, volto sempre al godere della vita. Del quartiere Yoshiwara c'era invece un meticoloso resoconto dei nomi di tutte le cortigiane che vi risiedevano, all'interno delle diverse case di piacere, con l'elenco dettagliato delle diverse prestazioni che esse offrivano corredato chiaramente del prezzo. Questa particolare pubblicazione veniva aggiornata periodicamente due volte l'anno in modo tale che il fruitore potesse avere sempre a portata di mano l'esatta situazione all'interno dei diversi bordelli della periferia della città dove risiedeva il quartiere.17 Il percorso tecnologico che ha fatto la xilografia giapponese, è segnato da diverse tappe, per cui è del 1765 l'inchiostrazione policroma dei calendari illustrati,18 il che segnò significativamente anche il progresso stilistico correlato alla tecnica: si affidarono alla stampa le pubblicazioni di calendari e di storie divisi in dodici scene, (fogli), dove sopra ad ognuno c'era l'allegoria dell'animale rappresentativo del mese zodiacale giapponese, quando invece prima si usava ancora dipingere a mano sopra il rotolo di carta, dove per motivi prettamente tecnici, veniva rappresentata la storia per intero.19 E l'editoria crebbe di pari passo con la fama che si conquistò il mondo delle ukiyoe: nel 1670 fra Kyoto, Osaka e Edo si potevano contare 354 editori che già nel 1672 avevano pubblicato 7.204 libri per un totale di 35.574 volumi. E' del 1721 poi la costituzione di una Corporazione di editori, e tutto questo per provare anche con dei dati numerici quale fosse la rilevanza del fenomeno.20 Dal momento che tale era la fama, e che i soggetti spesse volte erano a carattere satirico, nel 1791 si sviluppò un organo ufficiale di censura da parte del governo (Shogun), che non tollerava e reprimeva in questo modo sul nascere, quando poteva, le critiche mosse verso le scelte politiche operate sul Paese. E questo è stato sicuramente un motivo per cui molti artisti operavano firmandosi con degli pseudonimi, e un motivo per cui molti editori si regolamentavano con delle autocensure cautelative nei confronti del governo.20 I.1.1 Le Shunga Un capitolo a parte va dedicato alla produzione delle stampe di carattere "erotico": le shunga. Queste stampe, "A differenza della concezione occidentale dell'erotismo e della pornografia, in generale condizionata dal cattolicesimo con esiti sovente sessuofobici, la cultura che si esprime nelle shunga appare sostanzialmente funzionale al tipo di educazione sessuale per il quale erano destinate. Accanto al carattere edonistico, assegnato ai rapporti sessuali dalla cultura chonin, si manifesta quindi nelle shunga anche un intento etico e didattico. Appare esemplare a tale proposito il post scriptum di Sugimura Jihei, uno dei grandi maestri del primo periodo, apposto al libro erotico Raku no uwamori (Il migliore dei piaceri), edito nel 1687: "Gli eccessi sono sempre la causa delle malattie e di una vita più breve; questo è vero particolarmente per quanto riguarda il desiderio sessuale. I grandi dimenticheranno il loro popolo; gli umili lasceranno le loro case e rovineranno la loro vita. Ci deve essere una regola in tutte le cose".22 Comunque sia, anche in Giappone operava una censura del governo, che poneva il suo rigido divieto, sulla riproduzione di album a contenuto erotico. Basta adesso questo fatto a giustificare il carattere trasgressivo che queste stampe dovevano avere per il giapponese medio del 1800. Comunque sia non sono rare le immagini che rappresentano delle scene di stupro (vedi fig. 3). Scene queste di una sessualità e di un erotismo estremo, capace forse di stimolare le fantasie erotiche di quegli uomini che abituati oramai al quartiere dei piacere, in virtù della loro consolidata posizione economica, non riuscivano a godere di un erotismo che si potesse manifestare attraverso delle forme più discrete.23 La traduzione letterale del termine shunga, è "Pitture della Primavera", ed è stato un tema affrontato praticamente da tutti gli artisti ukiyoe. Come abbiamo già detto, "Accanto al teatro Kabuki una delle principali possibilità di evasione per la popolazione urbana del periodo Edo, oppressa da un rigoroso regime feudale, era costituita dal quartiere dei piaceri. Per ragioni di morale e di buon costume il governo vi aveva confinato la prostituzione. Era naturale che la raffigurazione delle cortigiane colte e raffinate, e della vita particolare che si svolgeva nel quartiere dei piaceri diventassero uno dei temi preferiti delle stampe ukiyo-e (...) che rispecchiano il gusto e la sensibilità edonistica dell'epoca. Questo edonismo si ritrova nelle stampe di soggetto amoroso (...) chiamate generalmente shunga (pitture della primavera) che costituiscono anch'esse uno dei temi più importanti dell'ukiyo-e. Questo tipo di stampe, almeno all'inizio, aveva quasi sempre un carattere agio, per cui veniva indicato con il nome di warai-e (pittura che suscita il riso)."24 Nel Giappone contemporaneo, queste stampe erotiche sono tenute nascoste: infatti, almeno in apparenza, il malcostume è stato bandito dalla vita sociale, riorganizzandola secondo una nuova regola morale paraoccidentale. Per cui adesso le shunga in Giappone non si vendono liberamente, e non sono neanche esposte nei musei o in altre sedi didattiche, per non incidere in alcun modo sulla morale comune degli spettatori delle mostre.24 Ai nostri occhi, di persone di una cultura occidentale, queste figure appaiono immediatamente di uno spiccato erotismo, che potrebbe addirittura rasentare la pornografia, ma prima ancora siamo colpiti dalla freschezza dei segni, dei colori, dei moti dei corpi, dalla grottesca dimensione degli organi genitali, e dalla lucida genialità con la quale gli artisti hanno creato queste immagini. Le caratteristiche tecniche e la "tendenza a certe forzature visive presenti nelle shunga, come l'esasperazione dell'aggressività fisica nei movimenti dei corpi, e a volte l'esagerata dimensione degli organi sessuali, che ha fatto segnalare la brutalità della rappresentazione anatomica dei genitali (...) fa parte di un codice di segni preciso, organizzato secondo un rigore così strutturale di cui difficilmente troviamo l'eguale in altri generi della xilografia ukiyoe. Neppure le yakusha-e, stampe che raffigurano gli attori del teatro Kabuki, riescono a raggiungere spesso questo livello: sembra quasi che il discours amoureux abbia dettato all'artista la propria serrata struttura e che la shunga divenga paradossalmente un "sistema di significazione autonomo" che impone le proprie regole al pittore nel momento stesso in cui egli ha scelto di cimentarsi nel genere."26 Per ricercare una motivazione antropologica a queste stampe di carattere erotico, possiamo risalire alle antiche credenze giapponesi legate ai culti scintoisti, ed ai relativi culti fallici, strettamente in relazione alla vita rurale che li considerava come altari votivi alla fertilità della terra.27 Un carattere arcaico che possiamo trovare nella tradizione orgiastica occidentale, legata anch'essa alla vita rurale.28 Ma la nuova produzione erotica delle ukiyoe, attraverso le shunga, si deve essenzialmente al carattere celebrativo che avevano nell'illustrare liberamente i nuovi costumi sociali e morali che si stavano sviluppando intorno alla ricca borghesia, che trovava nelle figure delle cortigiane, l'emblema della nuova cultura edonistica. La figura della cortigiana e quindi il peso sociale della donna fu invero rivalutato grazie a questa nuova morale. La donna, che era secondo il credo comune dettato dalla rigida educazione classista e confuciana, sottomessa e che risiedeva nel gradino più basso della vita sociale nel mondo governato dalla classe dei samurai, stava guadagnando una nuova importanza, se non altro perché era quell'oggetto tangibile attraverso il quale e col quale entrare in una dimensione erotica. Una dimensione nella quale si potevano consumare appieno tutte le fantasie che il denaro poteva permettere (vedi fig.2). La cortigiana infatti, benché prostituta, era una donna colta, entrata a servizio fin dall'età di fanciulla, ed istruita poi nelle diverse arti;29 cosicché spesse volte uomini potenti creavano scandalo coi loro amori e le loro passioni consumate con queste cortigiane divenute famose. Altre volte, il riscattare economicamente una cortigiana dalla sua casa di piacere da parte dei mercanti, diventava un emblema di coraggio e di potere economico.30 I.2 Katsushika Hokusai 31 Katsushika Hokusai, nacque a Edo, il 5 marzo 1760, nel quartiere di Honjo, di estrazione contadina, tanto che queste sue origini lo indussero a firmarsi i primi tempi come Il contadino di Katsushika, dal nome del distretto della provincia dove è situato il quartiere di Honjo. Terzo figlio di Kawamura Itiroyemon, artista dalla professione sconosciuta che si firmava col nome di Bunsei. All'età di quattro anni, Hokusai, il cui primo nome era Tokitaro, viene adottato da Nakajima Isse, fabbricante di specchi al servizio della famiglia dello shogun Tokugawa. Già all'età di sette anni, si appassionò fortemente per il disegno. Ricevette una certa educazione, benché non si sappia né dove né come: era così in grado di leggere e scrivere. Trasse infatti dalla lettura dei gesaku, storie popolari d'amore, e dai kibyoshi, fumetti, una fonte primaria di ispirazione, specie perché i primi giravano intorno alle storie delle cortigiane del quartiere dei piaceri. Dopo aver fatto un primo apprendistato come incisore su legno, in una piccola bottega artigiana, nel 1778, intorno ai diciotto anni, entra come apprendista pittore nella bottega di Katsukawa Shunshò, artista famoso per le sue ukiyoe durante il periodo Anei (1772 - 1781). Questo comportò, per il giovane Hokusai, una scelta obbligata verso la rappresentazione dei ritratti degli attori del teatro Kabuki. I primi disegni conosciuti di Hokusai, sono degli hosoban (foglio di carta del formato di cm. 33 x 15.5 circa), incisi piuttosto grossolanamente. Le prime stampe risalgono all'estate del 1779. Solo nel 1791, ottenne un primo vero riconoscimento: l'editore Tsutaya Jusaburo, lo ingaggiò per disegnare delle stampe che poi vennero pubblicate. Comunque sia, la principale fonte di reddito rimane in questo momento l'illustrazione di libri, riuscendo pure a spaziare su una grande varietà di soggetti, più di ogni altro artista di quel momento. Possiamo dire infatti che i suoi maggiori riconoscimenti, lo raggiunsero quanto più si discostava dallo stile Katsukawa. Le prime illustrazioni dei romanzi kibiyoshi, ricchi di satira e di critica nei confronti della situazione politica, sono del 1780, ma solo nel 1792 Hokusai cominciò la sua prima collaborazione importante con uno degli scrittori più celebrati del suo tempo, Santo Kyoden e con l'editore Tsutaya Jusaburo che abbiamo già incontrato. Fu nel 1793 che Hokusai entrò nella bottega di un pittore della scuola Kano dopo aver abbandonato bruscamente la bottega Katsukawa, a causa di una circostanza particolare, che lo aveva indotto ad andarsene.32 Infatti, nel 1792, avviene la morte del maestro Katsukawa Shunshò, ed è probabile che a causa di una lite per la successione, Hokusai abbia lasciato la bottega. La produzione artistica di Hokusai, è stata strettamente legata alla pubblicazione delle stampe, sia esse pubblicitarie, sia prese come illustrazioni di romanzi e racconti epici del Giappone, cimentandosi comunque in maniera eclettica anche nella decorazione di ventagli, e nella produzione di particolari biglietti augurali chiamati surimono. Non che questa sia stata una sua prerogativa personale, ma di fatto, è anche attraverso la sua genialità nella decorazione di questi surimono, che possiamo apprezzare ancor di più la sua opera.33 In queste poche righe, abbiamo visto qual era la versatilità che metteva in campo Hokusai, per imporsi nel mondo del mercato e dell'editoria. Artista di spicco, che arrivato alla veneranda età di novanta anni,34 aveva cambiato durante tutta la sua vita, una serie interminabile di nomi d'arte. Si è convenuto quindi limitare a sei periodi, la suddivisione per tappe della carriera artistica di Hokusai, alle quali attribuire un relativo cambiamento o approfondimento stilistico.35 Nella ricerca che stiamo portando avanti, che vuole identificare in una singola stampa di Hokusai, un messaggio come vedremo affascinante, inconsueto, e che è stato ripreso poi da artisti del mondo dell'arte occidentale, che lo hanno succeduto, ci interessa vedere Hokusai nel periodo in cui ha realizzato questa particolare ukiyoe, che affronteremo presto nel capitolo I.3. Il periodo storico che ci interessa definire, è l'era Bunka-Bunsei (1804-1830), caratterizzata da particolari eventi di un certo rilievo, che sicuramente hanno prodotto una eco nella personalità artistica di Hokusai. Diciamo subito che la stampa giapponese nel decennio 1810 manca di talenti di rilievo: Utamaro muore nel 1806, mentre altri artisti famosi come Eishi, Kiyonaga e Shigemasa hanno quasi completamente rinunciato alla stampa. Per contro, c'è una nuova schiera di artisti che si adoperano nella produzione di bijinga (ritratti di bellezze famose), che riscuoteranno un certo successo solamente intorno agli anni 1820, 1830: Kuninaga, Kuniyasu, Kunimaro e soprattutto il promettente Kunisada, tutti discepoli del vecchio Toyokuni (dal quale hanno preso infatti l'ultima parte del nome), che comunque aveva appena nove anni più di Hokusai. I gusti della grande borghesia mercantile si focalizzano sul surimono, mentre le pubblicazioni di poesie e di romanzi, perdono sempre più di interesse. Il lusso, si riserva apparentemente, solo alle stampe di fogli separati. E' questo un periodo che tributa, da parte degli estimatori e degli addetti ai lavori, un meraviglioso e grande successo alla figura del maestro Hokusai, le cui opere e i cui libri illustrati oramai erano oggetto di culto nelle più importanti città del Giappone. Nel 1813, all'età di cinquantatré anni, in una pubblicazione intitolata Sakusha Gako Mitate Banzuke (programma di scrittori e di disegnatori) appare soprastampato col titolo di "giudice", come si faceva solitamente nell'ambiente degli attori, quando si raggiungeva un certo grado di popolarità e di consenso. In questo momento, ospite della città di Nagoya, decide di tramandare con un libro, la sua arte del disegno, che lui amava più di ogni altra cosa.36 Compì così durante il suo soggiorno in questa città, più di trecento bozzetti riordinati sotto il titolo di Hokusai Manga (manga: bozzetti fatti a caso), preceduti dalla scritta Deshin Kaishu, traducibile in "trasmissione dell'essenza".37 La pubblicazione degli Hokusai Manga, sarà un grande lavoro editoriale portato avanti fino al 1819, che riscontrerà un grande e inaspettato successo, in particolar modo trai pittori più affermati del tempo, che ne curavano la pubblicazione con presentazioni cariche di venerazione per l'anziano maestro. E' stata questa un'opera importante nella quale elaborò in maniera chiara e definitiva il suo personale stile compositivo e pittorico. Comincia adesso a firmarsi Katsushika Hokusai Taitò, per cui si vuole che questo periodo che va dal 1814 al 1819, venga comunemente indicato come periodo Taitò. Adesso, superati i cinquanta anni, comincerà la sua esile produzione delle shunga, le stampe erotiche; produzione esile se paragonata con tutta la sua opera completa. Aiutato in questo dalle sue conoscenze all'interno del 16 quartiere Yoshiwara, acquisite grazie all'indiscusso riconoscimento popolare che lo vedeva oramai come disegnatore incontrastato insieme col pittore Toyokuni. Nel 1821 muore una delle sue figlie; e nel 1828 muore poi anche sua moglie. Hokusai, vede col passare del tempo, accrescere sempre di più la sua fama. Di pari passo, non cesseranno mai le commissioni anche importanti, che gli verranno affidate dal mondo dell'editoria, e da tutti quei personaggi che per casta o per disponibilità economica, potevano permettersi di contare sulla sua opera. Morirà nel 1849, all'età di novanta anni, lasciandosi alle spalle una folta schiera di ammiratori e di allievi, e una così immensa produzione artistica, della quale ricordiamo, solo per voler fare un esempio, la famosa collezione delle vedute del monte Fuji, nel titolo originale Fugaku hyakkei (le cento vedute del Monte Fuji). I.3 Donna con Piovre Del maestro Hokusai, del quale abbiamo appena adesso tracciato un sunto del suo profilo biografico, prendiamo in esame una precisa opera silografica, e cioè "Donna con Piovre", facente parte come shunga del mondo delle ukiyoe. Quest'opera era una delle illustrazioni presenti nel libro intitolato Kinoe no komatsu (I giovani pini) del 1814, 38 ed era comunemente conosciuta in passato sotto il titolo de "Il sogno della moglie del pescatore".39 Non ci sono parole più appropriate per descrivere quest'opera di quelle che ha usato Edmond de Goncourt nella sua monografia su Hokusai del 1896, nella quale recita: "In uno di questi album si trova la sconvolgente tavola raffigurante un corpo nudo di donna disteso sugli scogli verdeggianti di erbe marine: in preda al piacere, è in uno stato di deliquio tale - sicud cadaver - che non si riesce a capire se trattasi di un'annegata o di una persona viva; un'immensa piovra dalle pupille spaventose, simili a neri quarti di luna, le sta suggendo le parti basse del ventre mentre un'altra piovra, più piccola, le divora avidamente la bocca.".40 Questa immagine ci si presenta infatti in questo modo: è una doppia tavola stampata, dove è rappresentata una donna completamente nuda, che cerca di divincolarsi frai tentacoli di due piovre che la stanno inchiodando sugli scogli marini. Come ha detto Goncourt, fra le cosce aperte della donna, c'è una grande piovra dall'aspetto mostruoso che le sta succhiando la vagina. Sopra la composizione, c'è una cascata di ideogrammi giapponesi che svolgono un testo indecifrabile ai giapponesi stessi, per due ragioni: 1) il giapponese usato è quello ormai antico del 1814; 2) parte degli ideogrammi della tavola sinistra dove c'è la testa della donna, sono stati accuratamente cancellati a causa di un ipotetico loro contenuto sconveniente.41 Le due piovre operano attivamente nell'atto di mangiare questa donna nuda, e cogli occhi bene aperti controllano tutta la situazione: la donna è in loro potere. Dal canto suo invece la donna tiene gli occhi chiusi e la bocca aperta; e le sue mani afferrano molto saldamente i tentacoli della piovra grande. Questa è la descrizione che possiamo fare dopo aver dato una prima occhiatina veloce su quest'opera, della quale, possiamo subito dopo avvertire un messaggio sotterraneo, e ambiguo che cerca di venir fuori. Per indagare sotto il velo delle apparenze, faremo bene adesso a lasciare un attimo il mondo dell'estremo oriente, per parlare invece dell'opera di un altro artista, anche lui pittore come Hokusai, svizzero di nascita ma inglese di adozione. Catapultandoci alla velocità del pensiero a una trentina di anni prima circa, andiamo a trovare il maestro Heinrich Füssli, per andarlo a conoscere attraverso una sua opera, e cioè l'Incubo del 1781 (vedi fig. 6). 10) "Questo tipo di stampe è chiamato ukiyo-e: "e" significa quadro o pittura, mentre "ukiyo" indica il mondo terreno in opposizione all'aldilà. Il termine ukiyo originariamente era legato ad una visione religiosa dell'esistenza, che considerava la vita umana dolorosa, effimera, transitoria. Questa visione era propria del periodo delle guerre civili, iniziato nel 1467, corrispondente al medioevo giapponese, in cui qualsiasi certezza, qualsiasi sforzo costruttivo sembravano votati al fallimento. Con il superamento di questa situazione di crisi anche il termine ukiyo venne sempre più acquistando n carattere di rivalutazione del mondo effimero, di esaltazione dei godimenti più fuggevoli. Con la crescita della forza economica della borghesia, che significava anche una crescita della coscienza della sua identità morale e culturale, il termine ukiyo finì per indicare il mondo contemporaneo e perfino l'ultima moda dell'epoca." Kondo Eiko, op. cit., pp.8. 11) "Uno dei motivi preferiti delle stampe ukiyo-e è costituito dalle scene di vita quotidiana, spesso in rapporto con i fenomeni delle quattro stagioni. Troviamo così donne intente a truccarsi, a cucire, a fare il bucato; le pulizie di fine anno; la gente che va ad ammirare la fioritura dei ciliegi, che caccia le lucciole, che fugge per un improvviso acquazzone, che gode della frescura serale, che si diverte con la neve o partecipa alle feste famose. in tutte queste scene la gente è sempre raffigurata mentre gode la vita." Kondo Eiko, op. cit., pp. 10. 12) Kondo Eiko, op. cit., pp.14. 13) Kondo Eiko, op. cit., pp. 7. 14) Fagioli Marco, op. cit., pp. 9. 15) Kondo Eiko, op. cit., pp. 7. 16) "La produzione di una xilografia avveniva nel modo seguente: il pittore eseguiva il proprio disegno a inchiostro su un sottile foglio di carta, chiamato shita-e, e lo presentava al censore che doveva apporvi il sigillo dell'approvazione. Poi lo shita-e veniva consegnato all'intagliatore che lo incollava alla rovescia su una tavola di legno di ciliegio, e ne riproduceva il disegno, lasciando le linee in rilievo. La matrice incisa veniva poi consegnata allo stampatore che ne tirava una quindicina di esemplari in bianco e nero, chiamati kyogo-zuri. Su questi esemplari il pittore dava le indicazioni dei colori, uno per ogni foglio. Queste prove tornavano dall'intagliatore che preparava tante matrici quanti erano i colori." Kondo Eiko, op. cit., pp. 9. 17) Matthi Forrer, Edmond De Goncourt, Hokusai, Milano, Editoriale Jaka Book S.p.A., 1989, pp. 47. 18) Kondo Eiko, op. cit., pp. 8. 19) Fagioli Marco, op. cit., pp. 8. 20) Kondo Eiko, op. cit., pp. 10. 21) Forrer-Goncourt, op. cit., pp. 26. 22) Kondo Eiko, op. cit., pp. 9. 23) Forrer-Goncourt, op. cit., pp. 216. 24) Fagioli Marco, op. cit., pp. 11. 25) Fagioli Marco, op. cit., pp. 22. 26) Kondo Eiko, op. cit., pag. 12. 27) Fagioli Marco, op. cit., pp. 8. 28) "Le orge dei popoli antichi sono comunemente interpretate in un senso da cui non traspare nulla di quanto mi sono sforzato di dimostrare. Devo dunque, prima di procedere, analizzare l'interpretazione tradizionale che tende a ridurre le orge a riti di magia contagiosa. Coloro che le istituirono credettero realmente sul loro potere di garantire la fecondità della terra." Fagioli Marco, op. cit., pp. 13. 29) Fagioli Marco, op. cit., pp. 10. 30) Fagioli Marco, op. cit., pp. 11. 31) Questo capitolo biografico si basa esclusivamente sul libro Forrer-Goncourt, Hokusai, op. cit. 32) "Il tutto era nato dal cartellone ch'egli aveva dipinto per un mercante di stampe e del quale costui ne era rimasto così soddisfatto e ne andava talmente fiero che lo aveva fatto sontuosamente inquadrare per esporlo davanti al suo negozio. Quand'ecco che un giorno si trova a passare lì davanti un suo compagno di bottega, con un'anzianità scolastica maggiore della sua, il quale giudica brutto il cartellone e lo fa a pezzi per salvare l'onore della bottega Shunsho. Da qui una disputa tra il vecchio e il nuovo allievo, a seguito della quale Hokusai abbandona la bottega, prendendo al tempo stesso la decisione di non più ispirarsi se non a se stesso e di diventare un pittore indipendente da tutte le scuole che lo hanno preceduto. E' così che in un paese come quello, nel quale gli artisti sembrano cambiare nome con la stessa facilità con cui cambiano d'abito, egli abbandona la firma di Katsukawa per assumere quella di Mugura, che vuol dire "cespuglio" e che agli occhi del pubblico sta a significare che il pittore che porta questo nome non fa parte di nessuna bottega. Il giogo dello stile Katsukawa viene così completamente scrollato via e il risultato è subito evidente: i disegni firmati Mugura sono più liberi, l'ottica con cui sono osservate le cose è un'ottica più personale. Goncourt, pp.21, 22."Forrer-Goncourt, op. cit., pp. 33, 34. 33) "Nel 1795 Hokusai, allora noto come Shunro, cambia ancora una volta nome, assume la successione della bottega di Tawaraya Sory della scuola di Sotatsu e comincia a firmare col nome di Sori E' l'epoca, questa, in cui dà alla luce le innumerevoli serie dei suoi meravigliosi surimono. I surimono, con le loro impressioni morbide, nelle quali il colore e il disegno sembrano teneramente assorbiti dalla seta della carta giapponese, con le loro figure dalla tondità così delicatamente addolcita, così elegantemente svanita, così dilavata, e le colorazioni simili alle nuvole appena tinte che si ottengono facendo diguazzare un pennello pieno di colore nell'acqua di un bicchiere, con le loro immagini che, per l'accuratezza della stampa e delle lumeggiature d'oro e d'argento, a ancora per quel tocco complementare che è rappresentato dalla goffratura -ottenuta, chi lo crederebbe? mediante l'appoggio del gomito nudo dell'operaio sulla carta -, non hanno nulla di similare nell'arte dell'incisione di nessun popolo della terra, sono proprio questi surimono a costituire una gran parte dell'opera di Hokusai. Queste impressioni, il cui nome viene da suri (impronta presa per strofinio) e mono (cosa) non sono assolutamente fatte per il commercio. Sono cartoline di Capodanno da offrire a un piccolo numero di amici, sono programmo di concerti, sono biglietti commemorativi di una festa in onore di quel tale letterato o di quel tale artista, morti o vivi che siano. Goncourt, pp.26." Forrer-Goncourt, op. cit., pp. 56. 34) Secondo Goncourt, Hokusai morì all'età di novant'anni, mentre secondo la biografia redatta da Forrer alla fine del libro, l'artista si spense all'età di ottantanove anni. Forrer-Goncourt, op. cit., cfr. pp. 367, pp.388. 35) I periodi nei quali si suddivide la vita di Hokusai, sono contraddistinti dallo pseudonimo che ha usato più frequentemente, e sono: Shunro 1760-1794, Sori Hokusai 1795-1804, Katsushika Hokusai 1805-1814, Katsushika Taito 1814-1819, Iitsu 1820-1834, Gakyrojin Manji 1834-1849, Forrer-Goncourt, op. cit., pp.5. 36) Ricordiamo a proposito, che uno pseudonimo che Hokusai usò fra gli altri era: Gakyojin Hokusai, e cioè Hokusai, pazzo per il disegno. Forrer-Goncourt, HOKUSAI, op. cit., pp.84. 37) "La lite con Bakin fa si che nella mente di Hokusai maturi l'idea di pubblicare dei disegni facendo a meno del testo di un letterato e rinunciando in pari tempo alle vendite che potevano essergli garantite da un volume in cui il suo nome fosse associato a quello di un autore tanto famoso. E' in questa disposizione d'animo che, a qualche anno di distanza, nasce Manga, in circostanze fino a ora assolutamente sconosciute, ma che ci vengono svelate dalla prefazione di Hanshu con cui si apre il primo volume...: "Hokusai, il pittore di un talento così straordinario (...) dopo aver viaggiato nell'ovest, si è fermato nella nostra città (Nagoya) e qui ha fatto conoscenza dl nostro amico Bokusen, si è compiaciuto di discutere di disegno insieme con lui e, durante queste conversazioni, ha disegnato più di trecento opere. Ora, noi abbiamo voluto che tali lezioni potessero tornare utili a tutti coloro che imparano il disegno e così è stato deciso di stampare I suddetti schizzi in un volume, e quando abbiamo chiesto a Hokusai che titolo si dovesse dare al volume, lui ha risposto semplicemente Manga, (...) la cui traduzione letterale è "Man" (che vuol dire "come suggerisce l'idea") e "ga" (che vuol dire "disegno"), sicché, a senso, essa potrebbe probabilmente essere questa: "disegno così come viene spontaneamente." Goncourt, pp.97." Forrer-Goncourt, op. cit., pp. 186. 38) Forrer-Goncourt, op. cit., pp. 217. 39) Fagioli Marco, op. cit., pp. 22. 40) Forrer-Goncourt, op. cit., pp. 216. 41) Comunicazione telefonica avvenuta nell'autunno 1999, tra l'autore della presente Tesi e la Sig.ra Kondo Eiko.