IV Conclusioni indice IV.1 Lo spettatore Torniamo a L'incubo del Füssli. Adesso il suo racconto si sta sempre più chiarendo: la cavalla che rappresenta l'incubo, appare da dietro una tenda, ed è il momento n°1, ossia il primo attore che entra in scena da dietro le quinte di questo palcoscenico. Si sta svolgendo un dramma davanti a noi, e di questo ce ne accorgiamo perché siamo a nostra volta sorpresi da quel piccolo mostro che ci guarda negli occhi: momento n°2. Ci sta sfidando. Ci fa capire che finché non decidiamo di affrontarlo, per possedere quel tesoro che lui sta proteggendo con molta cura (infatti non pesa affatto sul ventre della donna addormentata), terrà la donna in suo potere. E per questo, per esortare ancor di più lo spettatore a gettarsi contro il mostro, la donna è stata dipinta in questa posa così bella, sensuale ed erotica: momento n°3. Il racconto poi si rigenera in un movimento circolare: il nostro sguardo, la nostra attenzione è come portata per mano dal gesto involontario della donna. Col braccio caduto, ci esorta ad andare a vedere l'altra estremità del letto, per giungere poi di nuovo alla cavalla. Secondo quanto abbiamo detto nel capitolo III.1, la cecità della cavalla si manifesta nel momento in cui il cavaliere riesce a vedere senza problemi. Ma quello che il cavaliere comunque vede, è legato alla superficialità delle forme manifeste, e non riconosce quindi i moti dell'animo e le tensioni psicologiche. Questo può significare due cose, nella già evidenziata ambiguità del Füssli presente in quest'opera. La prima è che lo spettatore che guarda, è il cavaliere e riesce come tale a vedere la scena senza però accorgersi del tesoro da salvare. Riconosce tuttavia che una donna è in pericolo e deve essere salvata. La seconda è che il mostro stesso è il cavaliere di questo incubo (night/mare: notte/giumenta), sempre per via del fatto che ha gli occhi bene aperti e ci sta fissando. Entrambe le due spiegazioni, ci portano a formulare delle ipotesi. Nel primo caso, lo spettatore, cioè il Füssli stesso, non è riuscito a sconfiggere il mostro, non è riuscito ad avere questa donna (cfr. cap. III.2) a causa di un impedimento da parte del padre di lei: il mostro. Mostro che per quanto il Füssli ha cercato di ridicolizzare con un aspetto orribile, si fa comunque beffa della sua impotenza. E la cavalla si gira contro il suo padrone deridendolo: facendo da eco con la sua risata al ghigno del mostro. Tutto questo viene poi aggravato dalla grazia e dalla femminilità così ben rappresentata dalla figura della bella addormentata. Nel secondo caso, attribuendo al cavaliere queste sembianze nefaste e tenebrose, il Füssli, si scaglia contro lo stereotipo maschilista del cavaliere trionfante sul suo cavallo bianco, con indosso una bella e lucente armatura. Descrive invece un cavaliere che è impotente e sfortunato, avendo egli: un cavallo cieco, un aspetto orribile, e realizzando l'impossibilità di svegliare questa addormentata. Forse sta rappresentando una sua autocritica, una celebrazione della sua impotenza nel riuscire a portare a compimento, magari col matrimonio, l'amore che nutriva per la signorina Anna Landolt von Rech (cfr. cap. III.2). L'amore che non è riuscito a coronare con il dovuto successo, per colpa del padre di lei. Il padre, che magari adesso sta guardando il quadro, e che trasforma il ghigno del cavaliere/mostro, non più in una risata di scherno, ma in una smorfia di dolore. E' veramente stato un incubo per il Füssli tutta questa vicenda, e data la lettura che ne abbiamo dato in questo studio, non poteva essere stato altrimenti. E' una composizione involutiva. Celebra un evento del passato. Lo spettatore una volta è il Füssli che piange sul latte versato; e la volta dopo è il suo mancato suocero che fa piangere il Füssli della sua impotenza ad andare oltre. Tragedia: non riuscirà mai a svegliare questa addormentata. Entrambe le due versioni celebrano il fallimento di una vicenda sentimentale del Füssli: un incubo. Per assurdo, soltanto oscurando la sua vista davanti al suo quadro, il Füssli avrebbe potuto godere degli insegnamenti della cavalla. La cavalla, una figura femminile che poteva forse essere sua madre, o la sua patria, o chissà quale altra donna. O se non si fosse trattato di una donna, ma della sua stessa passione amorosa, ascoltandola dentro di sé ne avrebbe potuto trarre la giusta lezione, e arrivare magari a fare all'amore con questa donna per liberarla dal suo incubo. Liberando in questo modo anche se stesso. Non è stato un caso quindi che il titolo assegnato alla composizione, fosse stato incubo e non sogno, come invece troviamo nella shunga di Hokusai. A voler far pensare che esista veramente una formula assiomatica che possa recitare: "esiste sempre un rapporto specifico fra la forma e il contenuto di un discorso." In questo caso, fra il titolo e il contenuto di un quadro. Nella shunga di Hokusai, Il sogno della moglie del pescatore, appare ancora un personaggio, che proprio come il mostro de L'incubo di Füssli, ci sta guardando: la piovra piccola. Ha gli occhi sbarrati che guardano la bocca della donna dove sta introducendo un tentacolo, e allo stesso tempo, guardano lo spettatore. Hokusai non lo dirà mai se guarda noi o la donna o entrambi. Il percorso è questo: la donna sta immaginando di morire del suo orgasmo (piovra grande) e subito dopo, di essere scoperta farsi questa pratica da uno spettatore. Lo viene a sapere tramite gli occhi aperti della piovra piccola, per cui questi sono gli occhi di lei stessa nell'atto di scrutare che nulla turbi questo suo momento. In apparenza lei è completamente abbandonata al suo piacere, in verità solo il suo corpo, poiché invece la sua mente richiede ed esige la massima concentrazione nel proteggerla verso tutto ciò che può turbare questo incantesimo. Ha delegato (coscientemente o no questo poco importa) alle due piovre che risultano due suoi alter ego, il controllo visivo della situazione, poco importa poi se per consumare questa pratica erotica, la donna sta usando solo ed esclusivamente la sua fantasia, o si aiuta con le dita o addirittura con un fallo di legno. Perfino questo è un punto volutamente tenuto nascosto da Hokusai che in questo modo riesce a stimolare ancora di più la fantasia dello spettatore. Dello stupro, dobbiamo tenerne conto come uno dei temi affrontato dalle shunga, proprio perché col suo carattere oltremodo trasgressivo, riusciva a muovere ancor di più l'immaginazione della gente. Non che lo stupro sia una pratica legittimata da una qualche normativa, o comunque in voga presso una certa frangia di società borghese, ma è proprio per il contrario che evidentemente riusciva a destare quella nuova nota erotica nello spettatore, estimatore delle shunga. Il fatto che si accenni ad uno stupro, ma in maniera puramente psicologica, denuncia quindi degli aspetti impliciti all'argomento erotico. In primo luogo che la sessualità e la libertà nel praticarla era così diffusa e ampia, che per eccitare l'eros nelle menti dei giapponesi, non si poteva far altro che andare a toccare uno degli eccessi più riprovevoli riguardo al buon costume e alla morale, che è quello della violenza massima perpetrabile su una donna. Per cui il carattere di trasgressione dal quale deriva il sentimento dell'eros, è ampiamente giustificato in questo senso. In secondo luogo la maestria dell'autore è così sapiente, che non accenna minimamente ad uno stupro, dal momento che è una donna con due piovre e non con due uomini, per cui si può trattare di tutto tranne che di stupro. Ma Hokusai induce comunque il voyeur che sta davanti all'opera a rendersi conto che è proprio uno stupro che si sta consumando, oppure un atto di masturbazione, ma non è una cosa precisa e conclamata dal momento che è voluta l'ambiguità nella decriptazione del messaggio all'interno di questa opera. Hokusai ha deciso di confondere lo spettatore presentando un'opera che ha il tema di uno stupro, intitolandola con il sogno di una donna, quando per sogno si può facilmente sottintendere aspirazione intima, progetto erotico, fantasia sessuale della donna, che in questo caso chiama l'attenzione dello spettatore cogli occhi della piovra piccola, che fanno da specchio agli occhi di chi invece sta guardando questa shunga dal di fuori. Adesso, analizzando letteralmente le parole che compongono il titolo "Il sogno della moglie del pescatore" possiamo riconoscere un significato sottinteso che si insinua nella percezione dello spettatore al momento che ne decodifica il messaggio anche attraverso la lettura ambigua del titolo. Ponendo questa premessa, il "sogno" può essere inteso come l'aspirazione interiore, il desiderio più nascosto. La "moglie", può essere intesa come l'amante legittima di ogni marito, che come figura maschile è lo spettatore tirato in ballo nella fruizione dell'opera. Da ciò ne consegue che il "pescatore", che è l'unico elemento assente dalla composizione, è comunque presente nominalmente; e sta probabilmente spiando l'accaduto da un punto di vista che coincide, guarda un po', con quello di ogni possibile spettatore. Possiamo adesso riscrivere per esteso il titolo, e cioè "Il desiderio più intimo della tua amante", facendo equivalere, come abbiamo appena detto, la figura del pescatore con quella stessa dell'osservatore, e in maniera paradossale, il desiderio sessuale di ogni donna, col desiderio di essere violentata! Adesso, ponendomi io stesso nei panni del pescatore, mi accorgo di cosa sta facendo mia moglie, e colgo tutta la sua brama erotica, che poi è la mia. Infatti, nella società maschilista in cui dobbiamo necessariamente calare quest'opera, è la lussuria degli uomini che doveva essere stuzzicata dalle shunga. Un secondo dopo però mi accorgo di aver avvertito della mia presenza la donna, mia moglie, che mi percepisce attraverso gli occhi sbarrati della piovra più piccola. Una rivalsa del mondo femminile, che è pienamente cosciente del ruolo che le è stato attribuito da questa società maschilista. IV.2 L'origine della vita Hokusai, ha lasciato poi un altro messaggio, che riusciamo ad intuire pur non avendolo ancora decodificato completamente. Un messaggio che ho già anticipato essere portatore di vita, e che rivaluta in senso universale la figura della donna. Donna che non è solo la controparte nella realizzazione bilaterale di ogni possibile desiderio edonistico legato alla sfera erotica, ma donna intesa anche come importante figura della procreazione: madre. Come una figura fondamentale nella generazione della vita. E' questo il salto che ha fatto Hokusai rispetto al Füssli. Quando ho scritto che le piovre "stanno alla donna (anzi sulla donna e nella donna) come quei frutti di mare stanno agli scogli", era già possibile affermare l'inverso, e cioè che le due piovre stanno uscendo dalla donna invece di entrarvi. La piovra grande fra le cosce accoglienti della donna, è si una testa, ma è la testolina di un bambino, esagerata nelle proporzioni della semiotica shunga (cfr. cap. I.1.1). Un bimbo che sta nascendo, col cordone ombelicale che subito occupa il posto di quei tentacoli. Cogli occhi che adesso non sono più quegli orrendi e cattivi di una piovra arcigna, ma sono quelli di un bimbo che li strizza perché accecato dalla luce del giorno; e piange per l'aria che gli entra nei polmoni (vedi figg. 14, 15). E' questo allora il sogno della moglie del pescatore: l'aspirazione di una completa emancipazione della figura della donna, vista adesso soprattutto come madre delle generazioni future. Portatrice di vita, priva completamente di vergogna della sua nudità nel mettere alla luce la nuova vita. E il pescatore che abbiamo visto essere davanti al quadro, riscopre sua moglie, la sua amante, la madre dei suoi figli e quindi la persona che gli permette di costruire insieme la famiglia. E' adesso capace di trarre la lezione, proprio come la figura simbolica del pescatore che getta le reti nel mare dell'inconscio per pescarvi la ricchezza dell'insegnamento,67 che in questo caso è la donna come madre della vita, identificabile come la natura e come la vita stessa. Origine della vita. IV.3 L'originalità della Francia Un tributo doveroso adesso, va reso alla Francia. La Francia, che ha portato per prima all'attenzione della cultura europea il mondo fluttuante delle ukiyoe, e che è stata la patria di due particolari talenti artistici, Gustave Courbet e Marcel Duchamp, che hanno svolto il tema della vita, come aveva fatto già cinquant'anni prima Hokusai in questa sua opera erotica. Ovunque ci sia stata questa impennata erotica dell'arte, come per Hokusai, Courbet e Duchamp, c'è stato questo inevitabile risultato. L'uomo artista, di fronte alla bellezza e alla semplicità della rappresentazione libera della anatomia sessuale femminile, ha potuto veramente sperimentare e capire la creazione. Gustave Courbet, (Ornans, 1819 - Vevey, 1877) nel 1866 diede alla luce la famosa Origine del mondo (vedi fig. 11), che mette bene in evidenza in primo piano, la vagina di una donna così com'è. Non ci dice a quale donna appartenga, è una donna qualsiasi. Può benissimo essere un'amante, una sorella o una figlia. Ma sicuramente ha più senso dire che è quella donna comune a tutti gli esseri umani, e cioè la madre. E': l'origine del mondo. Il posto dal quale noi siamo venuti, e dal quale faremo venire le prossime generazioni. "Con questo corpo, con questo sesso (...) Courbet si pone all'avanguardia non solo come il primo pittore che fa del sesso femminile il soggetto di un dipinto ma in quanto lo avvicina, lo assimila alla natura: è una grotta selvatica immersa in un bosco lussureggiante, è in tutto e per tutto "l'origine del mondo". Questo luogo elevato tra le cosce, che può appartenere tanto a una contessa quanto a una prostituta, è un ponte che consente il passaggio dalla donna alla storia della creazione, dal corpo alla sacralità attraverso la via più intima del desiderio d'amore."68 Ricompare in questa recensione tutto il discorso già affrontato sulla caverna, come luogo e condizione di origine della vita: utero primordiale. Cronologicamente, essendo nato nel 1819, Courbet è più giovane di Hokusai di circa sessant'anni, e quasi di ottanta anni rispetto al Füssli (cfr. capp. I.1, II.1). E compone questo trionfo della vita cinquantadue anni dopo la pubblicazione della Donna con Piovre di Hokusai. Sono quindi due opere molto lontane tra di loro cronologicamente, geograficamente e culturalmente, ma essenzialmente unite nel parlare del loro messaggio. E questo ritorna fuori più che mai attuale nell'ultimissima opera di Marcel Duchamp (Blainville, 1887 - Neuilly, 1968), ultimata nel 1966. Ben un secolo dopo l'Origine del mondo, e dopo venti anni di silenziosa preparazione, viene esposta soltanto dopo la morte dell'artista, e per sua espressa volontà. Intitolata: "Dati: 1. La cascata d'acqua; 2. Il gas illuminante", nota anche come l'Installazione di Filadelfia. Un'opera dalla complicata decifrazione dei suoi significati alchemici, e per questo iniziatica; e allo stesso tempo portatrice ancora una volta dello stesso messaggio incerto nel Füssli, chiaro in Hokusai e completamente esplicito con Courbet. La donna come un'allegoria della Natura, sempre violentata nella sua intimità, ma sempre vergine e generatrice di vita. 67) Chevalier-Gheerbrant, op. cit., secondo vol., pp. 204. 68) Muthesius-Riemschneider: Erotismo nell'arte del XX secolo, Koln, 1992, pp. 59.