Introduzione indice Stiamo vivendo un momento di grande squilibrio culturale, i confini tra i paesi che già erano stati così labili per le generazioni passate, che hanno sofferto e vissuto gli orrori della guerra, sono diventati ancora più eterei con lo sviluppo dei mezzi di trasporto aereo, il crollo del Muro di Berlino, del quale abbiamo recentemente commemorato il decimo anniversario, l'apertura delle frontiere europee, l'avvento della moneta unica europea, il problema dell'ecologia e dell'inquinamento, la velocità dell'informazione. La coscienza personale e individuale è oramai globalizzata, gemellata, espansa attraverso le parabole satellitari, le comunicazioni via Internet, via cellulare, etc.1 Ognuno, quindi, può sentire affinità nei confronti di una cultura diversa dalla sua cultura di appartenenza e andarsela a cercare, come faremo noi chiamando in causa la cultura iconografica tradizionale giapponese. Ci confronteremo, nella certezza di uno sviluppo culturale plurilaterale che soddisferà sia noi (occidentali) sia gli altri (orientali), nonché tutti coloro che avranno la fortuna di cogliere il frutto di questo lavoro così portato a compimento. Questa è un'operazione culturale che viviamo nel nostro tempo, in maniera istantanea, si pensi a Internet; ciò non toglie che dei rapporti prima commerciali e poi culturali sono avvenuti fin dal passato.2 E' comunque un bel viaggio che ci porta alla riscoperta delle stampe tradizionali giapponesi del XIX secolo, dal momento che la loro fortuna critica si può datare già dal 1800, 3 e già artisti della caratura di Van Gogh, che le conosceva, le aveva inserite nel suo discorso pittorico (vedi fig. 5). E' infatti grazie al mondo delle ukiyoe "Immagini del mondo fluttuante"4 le tradizionali stampe silografiche giapponesi, che dobbiamo il merito di questa ricerca. Una stampa in particolare: Donna con Piovre, del maestro Katsushika Hokusai, (vedi fig. 1) facente parte del corpus delle shunga, le stampe erotiche giapponesi.5 Il carattere erotico di questa immagine, è bene evidente; ma la lettura dell'opera ad un livello più profondo e psicologico, dal momento che l'erotismo è un aspetto psicologico legato alla sessualità,6 è comunque difficile inizialmente. 5 Nel nostro percorso di ricerca, in diversi momenti, dovremo ricorrere a delle opere sussidiarie rispetto al discorso, ma non meno importanti della shunga in oggetto. Mi riferisco secondo l'ordine di questa ricerca a l'Incubo di Füssli del 1781; (vedi fig. 6) a l'Origine del Mondo di Courbet del 1866; (vedi fig. 11) e a Dati: 1. La cascata d'acqua; 2. Il gas illuminante, di Duchamp del 1946-66 (vedi figg. 12, 13). Lo svolgimento interpretativo del discorso erotico che ne viene fuori, secondo queste premesse, non ha alcuna pretesa di imporsi come una supervalutazione del genio erotico orientale rispetto a quello occidentale. Piuttosto è piacevole notare come (sempre e solo) attraverso il nudo femminile, è sempre possibile accedere a una comprensione più profonda della natura, natura che è vita e generatrice di vita. Una natura che è permeata di creatività, e che trasmette questa coscienza creativa a tutte le creature animate e inanimate che lei circonda e che fanno parte esse stesse di questa natura.7 E' questo il motivo per cui operare creativamente nelle arti figurative, come nelle arti in generale, significa arrivare presto o tardi a porsi il problema dell'eros. E dove ciò è stato possibile per una fortunata apertura culturale e politica, si è riusciti ad affrontare il problema della rappresentazione dell'eros, come il problema della rappresentazione stessa della vita. Dal momento che esplorare l'eros significa esplorare un universo dominato dalla morte, in funzione della vita come la risultante ciclica che sarà poi a emergere.8 E quindi grazie a questi esempio artistici possiamo finalmente godere della lezione, forse la più importante, e cioè che nel rinnovarsi continuo della natura, noi che ne siamo anonimi componenti come i sassi, le piante e gli animali, ne siamo in realtà i protagonisti. Protagonisti consapevoli/inconsapevoli di questo movimento ciclico, dove ad una nascita segue una morte per dare spazio di nuovo ad una nascita. Un movimento ciclico, circolare e quindi archetipico, che trova la sua immagine in simboli antichi altrettanto archetipici, come il tao; il cerchio e unto, la croce uncinata, la croce.9 1) Zwingle Erla, Un solo Mondo, articolo apparso su National Geografic Italia, Milano, Agosto 1999. 2) "L'architettura del tardo Cinquecento non suscita grandi echi in Asia, anche se, in certo senso, presentava qualche corrispondenza col gusto tradizionale dell'India non islamizzata. Solo l'architettura giapponese del breve periodo Momoyama (1573-1614) ne risente, in misura ridotta, ma con chiarezza. Ed è questo il periodo delle due ambascerie giapponesi al papa. La prima, partita da Nagasaki nel 1582, vi ritornò nel 1590. I quattro giovanetti che la formavano furonoinsigniti del titolo di "Patrizi romani". La seconda, che aveva un carattere politico più profondo e sviluppato, fu affidata al samurai Hasekura Rokuemon e giunse a Roma nel 1615." Bussagli Mario, La via dell'arte tra Oriente e occidente - Due millenni di storia, ("Art dossier"), s.l., Giunti, s.d., n.8, pp. 50. 3) Bussagli Mario, op. cit., pp. 55. 4) Fagioli Marco, Shunga, Stampe Erotiche Giapponesi, Firenze, Cantini Editore, 1990, pp. 26. 5) Kondo Eiko, Stampe e disegni giapponesi dei secoli XVIII - XIX, nelle collezioni pubbliche fiorentine (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Museo Stibbert) Introduzione e catalogo a cura di Eiko Kondo, Firenze, Leo S. Olschki Editore,1980, pp. 11. 6) Bataille Georges, L' Erotismo, ("Biblioteca dell'Eros"), Milano, ES SRL, 1991, pp. 13. 7) "... l'energia creativa ed espressiva è dote comune a tutti gli esseri umani in quanto tutti abbiamo vissuto la massima creatività creaturale nel grembo materno." Frascà Nato, L'arte all'ombra di un'altra luce - Viaggio nello scarabocchio degli adulti attraverso la Psiconologia, Formello, Nato Frascà, by Siae 1998, pp. 53. 8) Bataille Georges, op. cit., pp. 58. 9) Jean Chevalier, Alain Gheerbrant, Dizionario dei simboli, ("BUR Dizionari"), Tredicesima edizione, Milano, RCS Rizzoli Libri S.p.A., 1986, primo vol., pp. 341-351.